Trail Degli Invincibili

Un bellissimo Trail attraverso luoghi spettacolari, insoliti, racchiusi da una cerchia di monti dove tra tutti emerge il Cornour, da questa parte quasi inaccessibile!

Il nuovo percorso

Un nuovo Trail in Val Pellice con partenza ed arrivo dal Laghetto Nais di Bobbio Pellice!

Un occasione per conoscere la nostra Valle

Il nostro "Trail degli Invincibili", oltre ad essere un importante momento di sport vuole essere un occasione per conoscere il territorio della Val Pellice, non solo per le sue bellezze paesaggistica ma soprattutto per la sua ricca storia e cultura.

venerdì 19 luglio 2019

Anche RABINO AUTO è con gli Invincibili!

Rabino Auto, dal 1957 concessionaria ufficiale Renault e Dacia sul territorio di Pinerolo e Avigliana, punto di riferimento nel torinese per competenza ed affidabilità.

lunedì 8 luglio 2019

Siamo pronti per il TOUR MONVISO TRAIL



APPUNTAMENTO CON IL RE DI PIETRA PROPOSTO DAL PARCO DEL MONVISO
NAMED SPORT A SUPPORTO DEI FINISHER
Attesi, come da tradizione, 500 protagonisti della giornata di grande sport attorno al Re di Pietra!
Trail: km 41,8 – disl. + mt 2900 riconoscimento di 3 punti ITRA
Race: km 23,3 – disl. + mt 1925
Walk: km 11 – disl. + mt 400
Iscrizioni sul sito www.wedosport.net – Percorsi e info sul sito www.tourmonvisotrail.it



mercoledì 19 giugno 2019

TRE RIFUGI VALPELLICE 2019: QUOTA 1.000: E’ CACCIA AI RECORD

MILLE BUONI MOTIVI PER PARTECIPARE E…PROVARCI

Il Comitato organizzatore comunica che è stato istituito un premio speciale da assegnare alla coppia maschile e/o femminile che dovesse stabilire il nuovo record della manifestazione nella formula tecnica “a cronometro per coppie di atleti”.
Si ricorda che i record tuttora vigenti sono i seguenti:
Record maschile a coppie – Anno 1976 - Nicco Erminio e Calandri Silvio – Sport Club Challant anno 1976 – 2.05’44”
Record femminile a coppie – Anno 1984 - Priotti Claudia e Pesando Severina – Libere Fidal – 2.46’47”
Il valore del premio assegnato alla coppia è pari a € 1.000 che sarà così suddiviso:
1) l’intera posta nel caso sia stato stabilito solo il record maschile o femminile
2) Suddivisone paritaria tra coppia maschile e femminile nel caso di realizzazione di entrambi i record.
COURAGE!!!

mercoledì 5 giugno 2019

CORSE DELL’ALTRO SECOLO ... TRE RIFUGI VAL PELLICE

IN PRINCIPIO FU LA TRE RIFUGI – GIOVEDI’ 22 AGOSTO LA 42° EDIZIONE – SARA’ RECORD?
Risalendo la Valle Pellice nell’inconsueto “Viaggio della memoria” in salsa sportiva dedicato allo sport povero (ma non povero sport) della Marcia Alpina divenuta, in età evoluta, Corsa in Montagna, Sky Race o Trail si torna la, dove tutto nacque nell’oramai lontano 20 agosto 1972: la “GARA DI MARCIA ALPINA A COPPIE” – TROFEO TRE RIFUGI (biennale non consecutivo). La Regina delle corse in montagna ha attraversato quasi 50 anni di storia sportiva senza perdere neppure un goccio del suo fascino! Nacque ai tempi della “Mula ‘d Puluciu” che settimanalmente scendeva e saliva il sentiero che dal Jervis, via cascata del Pis, conduceva a Villanova e prosegue la sua attività tutt’oggi quando, in assenza della citata mula, sono rimasti solo i “Crin ‘d Puluciu” ad interrogarsi sul perché uomini e donne amino sudare correndo sui sentieri di montagna!
Felice intuizione, quasi eretica, per un sodalizio non sportivo/agonistico quale il CAI – UGET VAL PELLICE con l’obiettivo di promuovere le proprie strutture (i tre rifugi Jervis, Barbara e Granero).  Fu amore assoluto quello che produsse l’evento. Poi, con il tempo, tutti gli amori maturano e la razionalità prende il sopravvento sulle emozioni e, giunta alla veneranda età della 42° edizione, la manifestazione “è viva e corre assieme a noi” grazie, soprattutto, all’apporto organizzativo degli appassionati di questo sport.
La TRE RIFUGI è divenuta, negli anni, patrimonio sportivo della intera Val Pellice ma che estende la sua fama ben oltre questi confini e l’auspicio è che questo patrimonio venga salvaguardato e valorizzato oltre che dalla istituzione che l’ha creata anche dalle Amministrazioni pubbliche, in questi ultimi anni piuttosto assenti dalla scena. D’altra parte, quale famiglia della Val Pellice non ha avuto al proprio interno un protagonista della mitica competizione sportiva?
Sulla Tre Rifugi rimane poco da dire dopo il tanto che si è scritto soprattutto nel libro “30 TRE RIFUGI” che ne racconta le origini e le prime 30 edizioni ed allora, invece di raccontarne la storia, parlo della sua 42° edizione già fissata per il giorno GIOVEDI’ 22 AGOSTO con partenza ed arrivo presso il Rifugio Willy Jervis nella Conca del Pra. La formula tecnica sarà ancora quella classica della “gara di Marcia alpina a coppie e a cronometro”.
I 30 Km di lunghezza, divenuti più realisticamente 21 e spiccioli, ed i 1700 mt di dislivello rimangono gli stessi con i mitici passaggi sui Colli Barant e Manzol ma la sfida, riservata ai migliori ovviamente, sarà quella di stabilire il nuovo record della manifestazione nella formula a coppie ed a cronometro ed a questo obiettivo, il Comitato organizzatore guidato dal Cai Uget Val Pellice, ha dedicato copiose risorse.
Vediamoli, allora, i record tecnici che la storia ha condotto fino a noi: risalgono tutti ai tempi antichi, quando l’allenamento era ruspante quanto l’abbigliamento, l’alimentazione non aveva ancora conosciuto gli integratori ed il Gps apparteneva solo alla tecnologia miltare. Figurarsi, poi, il cardiofrequenzimetro!
Nella formula “individuale con partenza in linea” il record assoluto appartiene a Claudio Galeazzi, atleta ossolano (in allora professionista) portacolori della Forestale Roma: il 14 luglio 1991 impiegò 2.02’14” a compiere l’intero tragitto. Nella stessa formula tecnica non esiste un record femminile stante l’assoluto divieto, imposto dalla Fidal, alla loro partecipazione sulla distanza ritenuta eccessiva (?).
Per quanto attiene la formula “Cronometro a coppie” i record appartengono alla coppia Erminio Nicco – Silvio Calandri (Libertas Challant) che il 26 agosto 1976 percorsero il tracciato in 2.05’44” ed alla coppia Claudia Priotti – Severina Pesando che fecero registrare 2.46’47” il 15 luglio 1984.
Nei tempi recenti, sia pure in edizioni con alto contenuto goliardico, i tempi registrati non sono mai scesi sotto 2.15’00” ed è giunto il tempo di effettuare un serio confronto tecnico agonistico tra i campioni di oggi e gli “Invincibili” di ieri.
Come detto, il Cai Uget Val Pellice ha dedicato le necessarie risorse per premiare adeguatamente l’eventuale evento ma ciò che dovrebbe motivare maggiormente gli atleti che ambiscono al record è il prestigio della impresa sportiva. D’altra parte nel campo dello sport la Tre Rifugi crea dei miti che rimangono nella leggenda dei frequentatori dei sentieri alpini quali le 13 vittorie del campione Paolo Bert che, anche questa volta, sarà della partita.
Carlo Degio

giovedì 30 maggio 2019

CORSE DELL’ALTRO SECOLO ... SANTA MARGHERITA DI TORRE PELLICE: CASTELLUZZO, IL MASTER DELLA MARCIA ALPINA

Non mi avventurerò in toponimi a me sconosciuti ma la chiamerò così, come è conosciuta nel mondo delle corse sui monti: la Marcia Alpina di Castelluzzo con i suoi 12 km e circa 1000 metri di dislivello.
La Marcia Alpina di Castelluzzo rappresenta una delle più antiche gare di specialità delle quali si abbia memoria: una foto (tratta dal libro che celebra le prime 30 edizioni della Tre Rifugi) ne ritrae il controllo nel punto più alto datata 19 giugno 1910! E’ il fiore all’occhiello del Gruppo Amici di Santa Margherita (Torre Pellice) e le sue caratteristiche tecniche, specie nella parte di salita, l’hanno posta all’attenzione nazionale dei migliori specialisti del settore. L’avere partecipato almeno ad una edizione della gara dà diritto al “Master” in specialità ed è un titolo che non deve mancare nel bagaglio sportivo di un corridore di montagna…che poi dire corridore è una parola grossa in quanto le pendenze costringono alla marcia anche i migliori.
Su quel tracciato esiste e persiste il record tuttora imbattuto di Giovanni Mostacchetti, fortissimo atleta della Forestale Roma, che nel 1975 concluse la sua fatica in 57’41” relegando alla seconda posizione il compagno di squadra Raimondo Balicco ed in terza l’olimpionico Willy Bertin. Altre undici volte il vincitore chiuse sotto il muro dell’ora ma nessuno si avvicinò allo strepitoso tempo del bergamasco di San Pellegrino terme. Eppure si tratta di campioni assoluti che rispondono ai nomi di Silvio Calandri, Felice Oria, Pier Giorgio Chiampo, Carlo Dalmasso, Elio Ruffino, Livio Barus e Paolo Bert. Poi i campioni locali Renato Jallà, Bruno Poet e Claudio Garnier.
Giovanni Mostacchetti è scomparso nel 2005 ed in quell’anno scomparve anche la Marcia Alpina di Castelluzzo. Successe che la Federazione Italiana di Atletica Leggera decise che il tracciato (Santa Margherita, Castelluzzo, Colle Sea, Santa Margherita) non rispondeva ai propri limiti tecnico – regolamentari e di sicurezza negando l’omologazione del percorso. Ciò costrinse il G.A.S.M. a realizzare una variante che escludesse proprio il Castelluzzo. Per questo assunse la denominazione de “Il sentiero dei camosci”: percorso splendido ma…niente a che vedere con la classica dei tempi andati.
Il coraggio di Patrizio Zancanaro l’ha riportata in vita nella sua versione “strong” nel 2018 inserendola nel neonato Trofeo delle Valli ripristinando “sentieri” impossibili e sconosciuti che sfidano il mondo dei moderni Trailers.
Domenica 26 maggio 2019 si celebrerà la seconda “riedizione” sul percorso classico cercando di fare rinascere il “mito” capace di portare ad assistere alle gesta dei campioni centinaia di spettatori sulla piazza di Santa Margherita di Torre Pellice. Il record di Giovanni Mostacchetti rimane lì, scritto sull’albo d’oro, a rappresentare l’orizzonte alto cui dovranno tendere i protagonisti per conseguire quel “master” che trasforma gli atleti, e le atlete, in indimenticabili campioni.
Carlo Degio

domenica 19 maggio 2019

CORSE DELL’ALTRO SECOLO ... LOU VIR D’LA CUMBA D’LIUSSA A VILLAR PELLICE – L’OMBELICO DEL MONDO

Per non essere né megalomane e né frainteso preciso che li limite del mondo citato nel titolo è quello della Corsa in Montagna in Val Pellice. E’ pur vero che in Valle esistono manifestazioni sportive più ricche di storia ed anche di fascino ma sono gare che si sono “limitate” alla sia pure meritata autocelebrazione.
La gara di Villar Pellice assume una valenza che va molto al di là della semplice “manifestazione sportiva” e se oggi la Corsa in Montagna è parte importante dello sport di valle lo deve anche a quella gara e, soprattutto, al suo “inventore”: l’“Invincibile” Daniele Catalin.

Con l’allestimento di quella gara Daniele, che a Villar Pellice ha le sue radici, diede il via alla creazione del contesto nel quale sviluppare una delle più dinamiche, longeve e qualificate esperienze di associazionismo sportivo: l’Atletica Val Pellice. A dire il vero la compagine valligiana nasce formalmente all’inizio del secolo in corso ma quale sintesi delle precedenti esperienze societarie che portavano i nomi di Maison du Sport prima e Polisportiva Villarese poi sostenuta dagli sponsor Boutique della carne e Footing Sport.

“Lou vir d’la Cumba d’Liussa” era il nome completo della gara sintetizzato in “Cumba Liussa” per i meno esperti di patois. La destra orografica della Valle Pellice ospita questo vallone situato nel Comune di Villar Pellice. Il percorso prendeva il via (e si concludeva) dal laghetto posto in prossimità del campo sportivo e si avventurava attraverso sentieri e piste forestali nel cuore del vallone stesso. Dieci i km e circa 700 i metri di dislivello piuttosto “corribili” con esclusione di un tratto impegnativo collocato a metà della salita.
La classifica della prima edizione del 1979 la definisce con l’appellativo di “Marcia Alpina” mentre l’evoluzione regolamentare nazionale intervenuta negli anni ’80 l’ha trasformata in “Corsa in Montagna” pur mantenendo sempre le stesse caratteristiche tecniche. Dieci le edizioni (dal 1979 al 1988) con una riedizione nel secolo nuovo.
Il nome maschile più ricorrente nell’albo d’oro è quello di Giuseppe Genotti, atleta canavesano, ma sono presenti altri campioni del calibro di Edo Ruffino, Felice Oria e Rinaldo Bruno Franco.
Fiore all’occhiello della gara villarese l’edizione 1986 (8° edizione), gara nazionale che vide al via 253 atleti (25 fuori tempo massimo) provenienti dalle migliori realtà sportive dell’alta Italia. Trionfò il Campione del Mondo Alfonso Valicella (Alitrans Verona – 43’32”) davanti al compagno di squadra Antonio Amalfa ed al Marocchino, naturalizzato Italiano Lakim Driss (Valli di Lanzo). Rinaldo Bruno Franco (Pol. Villarese – 45’11”) fu il migliore dei “nostri” conquistando la 5° posizione.
Nella gara femminile, ridotta a 7 km dai regolamenti Fidal, si impose la giovanissima Claudia Priotti, nell’anno della convocazione nazionale di Morbegno (So) davanti al Maria Long e Mariangela Grosso, tutte tre tesserate, in quella stagione, per la RIV SKF di Villar Perosa di Pier Cesare Morero.
L’esperienza nazionale fu ripetuta nell’anno successivo ma la partecipazione fu più locale e contenuta nei numeri (132 partenti). Vinsero Valter Rossa e Mariangela Grosso.
L’edizione 1988 (decima) pose fine alle “ostilità sportive” nella citata Cumba ma il seme era gettato e di quel seme ne beneficia ancora oggi, sia pure nelle versioni più adatte ai tempi, lo sport dei corridori di montagna della Valle Pellice.
Carlo Degio

martedì 14 maggio 2019

INVINCIBILI RIPARTENZE: SCALDIAMO I MOTORI!


IL TRAIL DEGLI INVINCIBILI SCALDA I MOTORI – ISCRIZIONI APERTE!
La data dell’ “evento” è fissata per domenica 29 settembre a Bobbio Pellice ma la macchina organizzativa, sotto la regia della Polisportiva Bobbiese, è all’opera da alcuni mesi. A breve la pulizia dei percorsi, peraltro già ampiamente frequentati da numerosi trailers in allenamento, ma l’ultimo atto riguardante gli atleti sta nella apertura delle iscrizioni avvenuta con l’inizio del mese di Maggio sul sito www.wedosport.netIl percorso organizzativo prevede domenica 30 giugno una camminata - escursione assistita sui sentieri della manifestazione sportiva. Venerdì 26 Luglio Bobbio Pellice ospiterà la presentazione ufficiale della manifestazione con l’intervento di Jean Louis Sappè e Maura Bertin che ne terranno vivo il collegamento storico sportivo poi… domenica 29 settembre la 4° edizione con i classici 20 km e 1300 metri di dislivello. Tutte le info e gli aggiornamenti sul sito www.traildegliinvincibili.it 
Il Comitato Organizzatore

lunedì 13 maggio 2019

CORSE DELL’ALTRO SECOLO ... CON “IL TRITTICO DELLA ROCCA” L’ATLETICA CAVOUR CESSAVA L’ATTIVITA’



“La fantasia al potere”. Era lo slogan (mutuato dagli Anarchici) degli “Indiani Metropolitani” quando correva l’anno 1977. Un movimento di contestazione creativa che visse per un solo lustro alla fine degli anni ’70.
“La fantasia nello sport” fu invece la scelta dell’Atletica Cavour nei suoi ultimi anni di attività che si concluse con la stagione agonistica 2000… Era nata nel novembre 1974 e aveva conosciuto gli scenari nazionali nella specialità che l’ha sempre caratterizzata: la Marcia Alpina prima e Corsa in Montagna poi. D’altra parte, con la Rocca a disposizione…
Fantasia al potere nel campo dello sport è così le fervide menti dei suoi dirigenti partorirono un progetto davvero singolare finalizzato a mettere a confronto gli specialisti della “corsa su strada” con quelli “della montagna”. Da questa idea prese corpo il “Trittico della Rocca” che si svolse per due edizioni (anno 1998 e 1999).
Vita breve, dunque, ma per la sua originalità la manifestazione merita di essere citata…caso mai qualche organizzatore creativo la volesse riproporre.

A dire il vero tutto nacque da un’idea che avrebbe dovuto svilupparsi in Val Pellice: tre giorni consecutivi di gare, a partecipazione obbligatoria, che prevedeva al venerdì sera un 10.000 sulla pista di Luserna, al sabato mattina la salita Villanova – Pra e la domenica il percorso della Tre Rifugi. Il tutto con partenza in linea la prima sera ed il così detto “metodo Gundersen” nelle tappe successive. In buona sostanza la gara riprendeva ad inseguimento con gli stessi distacchi registrati nelle gare precedenti mutuando la formula in voga specialmente nello sci di fondo.
Non avendo trovato, in Valle, le indispensabili collaborazioni per la “pazza idea” l’Atletica Cavour decise di utilizzare, allo scopo, quello che la Rocca poteva offrire e così il progetto prese corpo.
Numero massimo di partecipanti collocato a “quota 100” su percorsi così attorno e sopra la Rocca: Venerdì sera corsa su strada sulla distanza di km 8,950 e dislivello inesistente, Sabato pomeriggio Corsa in Montagna breve di km. 3,950 con 200 metri di dislivello e la Domenica mattina il percorso più impegnativo di Km. 12,600 e 780 metri di dislivello.  Come detto, partenza in linea alla prima gara e metodo Gundersen alle seguenti. Montepremi di Lire 4.500.000 tradotti nel nascente Euro in 2305,3 €.
Nonostante le ovvie difficoltà logistiche fu davvero un successo che vide le affermazioni di Corino Chiara (Atl. Cumiana Franco Freni) nel 1998 e di Rinaudo Giuseppina (US Sanfront) nel 1999. Tra gli uomini si affermarono rispettivamente Maurizio Gemetto (US Sanfront) e Massimo Galliano (Pod. Valle Varaita). Presero parte alla “singolare tenzone”, oltre ai citati vincitori, altri grandi campioni tra i quali l’attuale “Lazzarone” Massimo Lasina ed un Paolo Bert agli esordi.
Fu il “canto del cigno” della Atletica Cavour che salutò il mondo dell’atletica con una manifestazione davvero singolare. Poi nacque la Podistica Valle Infernotto e prese il via una nuova avventura sportiva.
Carlo Degio

sabato 4 maggio 2019

CORSE DELL’ALTRO SECOLO ... CAVOUR: ROCCA, SCALA SANTA E ANCHE…LA CAPRA MANCATA



“Non sono mica una capra!”. L’affermazione perentoria sorprese gli addetti alla iscrizione che, appena dopo la partenza della gara, stavano facendo di conto in relazione ad incassi ed iscritti. Si videro riconsegnare il pettorale, gesto accompagnato dall’affermazione citata.
Latore della dichiarazione distintiva era Renato De Palmas, fortissimo atleta del C.S. Fiat capace di correre i 10.000 metri in 30.00’08”. Si era recato a Cavour per la disputa di una corsa su strada, cosa piuttosto inusuale nel 1975: la prima edizione della Corsa d’la Scala Santa. Gli organizzatori della stessa, però, provenivano dal mondo delle Marce Alpine ed avendo a disposizione la Rocca pensarono bene di includere nel tracciato di 13,5 km due ascese alla vetta della stessa dritto per dritto sulla sentieristica allora esistente. Tra le due ascese circa 7,5 km di strada pianeggiante. La prima ascesa era prevista in avvio di gara ed è lì che la “non capra” si arrese! 
Ottenne giustizia, l’amico Renato, qualche anno più tardi (1981) quando l’organizzazione confermò le due ascese incriminate ma si convertì al meno ripido asfalto. “Venne, Vide e Vinse” con un tempo strepitoso percorrendo il tracciato, salite e discese comprese, in 45’28”. Meglio di lui fecero, negli anni successivi, il canavesano Marco Gozzano (1983 – 45’13”) ed il valsusino Chiampo Luigi, divenuto poi Don Luigi oltreché recordman della manifestazione (1984 – 44’33”).
La Corsa d’la Scala Santa è stata una manifestazione sportiva nata negli anni nei quali non esistevano le categorie, ad eccezione di quelle giovanili e non era ancora nato il movimento degli Amatori, antenati dei moderni Master. Nel 1975 si correva, su pista o su strada e vinceva esclusivamente…il primo arrivato, ovviamente maschile e femminile. 130 Atleti diedero vita alla prima edizione ma si raggiunsero negli anni anche 300 presenze in tempi nei quali non era così di moda lo sport praticato (…vai a lavorare!). Si chiuse nel 1985 dopo 11 edizioni, complice il moltiplicarsi di categorie che rendevano la manifestazione meno prestigiosa dal punto di vista agonistico.
Ad inaugurare il prestigioso albo d’oro della gara cavourese furono Rinaldo Bruno Franco (46’33” comprensivi dei sentieri citati), nella categoria maschile e Giuliana Mallica (1.11’49”) in quella femminile. Vinse una “cucina economica” l’amico Rinaldo, accompagnata da una “Medaglia argento mm. 50”.
L’albo d’oro della manifestazione comprese anche, oltre ai già citati campioni, Anteo Mallica, Chiampo Pier Giorgio, Rossa Valter e Gianni Pedrini. Le campionesse che emularono le gesta di Giuliana Mallica furono Rita Marchisio, Ricca Ivana, Anna Maria Abbà, Claudia Priotti, Emanuela Benetollo, Marialda Mazzone (recordwoman in 1.00’23”) e Maria Grazia Bongiovanni.
La Corsa d’la Scala Santa diede vita al movimento podistico Cavourese che ebbe in Guido Turaglio, Valter Rossa e  Claudia Priotti i suoi atleti migliori. La Rocca rimase ancora protagonista, e lo rimane tutt’ora, delle “corse in natura”. I suoi sentieri, conclusa l’esperienza della Scala Santa, divennero o scenario per mille fatiche per gli appassionati della disciplina chiamata Corsa in Montagna. Generazioni di atleti hanno conosciuto Cavour e la Rocca grazie agli annuali appuntamenti con il Pilone della vetta nelle diverse formule sportive: staffette, gare individuali a cronometro o in linea. Nel 1987 ospitò addirittura il Campionato Italiano di Corsa in Montagna a Staffetta ed in quella occasione il “Piccolo Monte” generò una “Grande Gara” con 300 atleti provenienti da tutta Italia sui quali prevalse l’Alitrans Verona di Pennacchioni per merito di Alfonso Valicella, Fausto Bonzi e Privato Pezzoli.

Nota personale: fu anche la gara nella quale feci conoscenza con l’aspetto organizzativo. Attualmente la Rocca di Cavour ospita la prova finale del Circuito Uisp Vertical Sunsets (riservato alle “capre”) ma nutre un sogno nel cassetto: riproporre la Corsa d’la Scala Santa nel 2025, a cinquanta anni dalla prima edizione. Così, per chiudere il cerchio… il “Giardino del Mago” è pregato di attendere…       
Carlo Degio                                                                                               




lunedì 29 aprile 2019

CORSE DELL’ALTRO SECOLO ... IL MEMORIAL MAURINO ED ALTRE “CHICCHE” BAGNOLESI

Montoso, amena località montana collocata in “provincia” di Bagnolo P.te, ha rappresentato da sempre un ambito traguardo sportivo e la prova di ciò sarà anche il transito del Giro d’Italia ciclistico versione 2019. Il passato ci consegna, però, pagine gloriose ed anche vagamente “naif” della Corsa in Montagna fin dai tempi della più popolana definizione di “Marcia Alpina”.
Gli antichi “trailers” si sono cimentati più volte con le asperità del territorio che separa il Capoluogo, Bagnolo, dalla citata località. La versione più “naif” si svolse nel 1976 (1977?) quando fu allestita, a cura del Libertas Bagnolo, la prima edizione della Bagnolo – Montoso sulla provinciale asfaltata che transita nella frazione Villar. Primeggiò, tra lo sparuta pattuglia femminile, Ivana Ricca mentre tra i 108 maschietti vinse Bruno Giuseppe (Atl. Cavour) davanti a Ferrato (Sanfront) e Odetto (Pol. Villarese). Tra i veterani trionfò Carlo Gobbi, grande scalatore ciclo-podista che ci ha lasciati in questi giorni. La caratterizzazione “naif” della manifestazione fu data dal gesto del vincitore, peraltro alla sua prima gara e affermazione, che giunto al traguardo e notando un filo teso attraverso la strada (il tradizionale filo di lana di antica memoria) lo sollevò delicatamente con due dita passandoci sotto per non danneggiarlo…la foto dell’arrivo finì sui giornali accompagnata, ovviamente, da sarcastiche didascalie.
Il Faro di Montoso fu il punto di riferimento anche per quattro edizioni della Bagnolo – Montoso – Bagnolo, questa volta però si sentiero (Km 12 e 800 i metri di dislivello). Li si rivelò la struttura del campione di Livio Boaglio, Bagnolese ed alfiere del Santiano Dante Baudenasca.
Anche Rucas, appena sopra Montoso, ha ospitato tre edizioni della Marcia Alpina Rucas – Punta Rumella celebrata dalle gesta di Rinaldo Bruno Franco, Guido Turaglio e Gabriele Barra.
“Corse dell’altro secolo” quelle citate e nell’altro secolo prese vita l’avvenimento sportivo più importante che caratterizza questa località: il MEMORIAL MAURINO di Villar Bagnolo.  Con il 2019 si celebrerà la 32° edizione di una manifestazione tra le più apprezzate in assoluto per il tracciato e per la capacità organizzativa del Gruppo Amici di Villar Bagnolo che ne ha sempre presieduto l’allestimento fin dal 1987, primo anniversario della scomparsa di Mauro Maurino precipitato dal canale Due Dita del Gruppo del Monviso.
Il MEMORIAL MAURINO venne assunto dalla FIDAL a “Prova unica di Campionato Italiano di Gran Fondo” il 26 settembre 1993. Ovviamente il tracciato fu adeguato “alla bisogna” raggiungendo la distanza di circa 20 km. ed a Villar si presentarono 151 atleti in rappresentanza delle migliori società nazionali. Vinsero i trentini (Virtus Cavit Trento) Antonello (al maschile) e Antonella Molinari. Per la cronaca i migliori piemontesi furono Dario Viale (Sanfront) 16° nella gara maschile e Mirella Cabodi (Cafasse) 4° nella gara femminile.
Trentadue edizioni sono molte specie se affidate alla organizzazione di un comitato pressoché identico ma sempre più ridotto nei numeri. Il riscontro partecipativo dal punto di vista quali-quantitativo è la molla che motiva la prosecuzione dell’avventura. I sentieri che da Villar salgono al Faro di Montoso transitando per il Santuario di Madonna della neve hanno visto transitare il meglio che la specialità sa offrire. La prima edizione (1987) ci ricorda la figura di Franco Gaidou, angrognino del 3 S Luserna, prematuramente scomparso.
…e così Domenica 5 Maggio si ripercorreranno quei sentieri, questa volta individuati nel contesto della disputa del Trofeo delle Valli.
L’occhio attento dell’atleta potrà ancora scorgere, qua e là sulle pietre che caratterizzano il sentiero, le insegne tricolori che testimoniano il “Giorno di gloria nazionale” della realtà bagnolese. Furono disegnate sapientemente da tale “Brunot da Villar Bagnolo”. Qualcuno lo declama “Pittore” altri… semplice “imbianchino” peraltro in pensione. Al di là della qualifica più o meno nobile attribuitagli è la dimostrazione vivente di quanto la “passione” può realizzare sia pure in una piccola borgata montana. Con lui il Gruppo Amici di Villar Bagnolo che dopo 33 anni vuole tenere vivo il ricordo di un Mauro Maurino.
Carlo Degio

mercoledì 24 aprile 2019

CORSE DELL’ALTRO SECOLO ... LA 24 ORE DI LUSERNA



LA 24 ORE DI LUSERNA OVVERO:
 I CRICETI IN PISTA ED IL MITO “DURACELL”

Alle 14,00 del pomeriggio di Domenica 23 settembre 1984 sulla pista dell’impianto di atletica di Luserna si svolse l’atteso confronto. Alla partenza dell’ultima batteria della 24 x 1 ora di Luserna (2° edizione) erano schierati i rappresentanti di sette società sportive che avevano dato vita alla manifestazione. Tra di loro il cavourese Guido Turaglio ed il lusernese Ezio Martina. Il primo, atleta ecclettico amante delle Marce Alpine ed il secondo specialista dell’atletica su pista con un tempo di livello nazionale sui 1500 metri (Juniores). Proseguirono spalla a spalla i due contendenti per oltre mezz’ora sostenuti dal numeroso pubblico presente sugli spalti ad assistere alle fasi conclusive dell’evento sportivo. Poi, con l’andare dei giri prevalse il passo montanaro, ma dotato di maggiore resistenza, del cavourese Guido Turaglio. Per questo suo resistente incedere veloce fu soprannominato “duracell” e concluse la sua ora di fatica percorrendo 17 km e 575 metri (circa 44 giri di pista). Il suo avversario concluse in terza posizione la batteria con 17 km e 50 metri.
La staffetta 24 x 1 ora di Luserna, allestita dalla Atletica Natura Holding, si svolse per due edizioni negli anni 1981 e 1984. Il campo di gara era la pista di atletica di Luserna San Giovanni. Partenza della prima batteria alle ore 15 del sabato e poi a seguire ogni ora ininterrottamente con conclusione alle 15 della domenica successiva.
Alla prima edizione parteciparono 12 squadre delle quali 2 composte da sole donne. L’Atletica Fossano si impose (372,448 km) davanti alla “rappresentativa” della Val Pellice (372,210 km).  I migliori tempi individuali furono realizzati dal fossanese Giorgio Silvestro (17,991 km) davanti a Silvio Gerlero (Val Pellice - 17,803 km) e Guido Turaglio (Atletica Cavour - 17,709 km).  Nella categoria femminile i migliori tempi li fecero registrare Rita Marchisio (16,708 km), Elena Dugono (15,491 km) e Elena Savasta (15,540 km).
La seconda e ultima edizione (1984) le squadre partecipanti scesero a 7 (per 24 atleti = 168 partecipanti). Vinse l’Atletica Cumiana – Mobili Toscano con 357,308 km complessivi davanti alla Polisportiva Villarese (349,308) e la Riv Skf (348,156).
La classifica individuale vide prevalere Guido Turaglio (Atletica Cavour 17,575) davanti a Carlo Dalmasso (17,173) e Ezio Martina (17,050). Maria Long la migliore atleta femminile (13,676) davanti alle non meglio identificate Martina T. (13,594) e Miegge A. (13,580).
Ma la 24 x 1 ora di Luserna non fu solo agonismo allo stato puro: il carattere festaiolo della manifestazione emerse anche per la necessità delle varie squadre di dotarsi di un proprio box (tenda) organizzativo per tutte le 24 ore ed i modi per stare svegli la notte si possono immaginare. Anche la “goliardia” fece da contorno alla manifestazione sportiva: trovare 24 atleti per ogni società da fare correre in pista per un’ora intera non era cosa facile. Gli atleti accreditati di misure modeste vennero fatti correre nel buio della notte ed alcuni di questi limitarono la corsa solo al tratto illuminato della pista…Ma il fatto più eclatante toccò ad una compagine non per nulla autodefinita “I Vitelloni” ben tre di loro non si presentarono alla partenza all’ora stabilita costringendo i compagni di avventura a sobbarcarsi un’ora di straordinario!
Carlo Degio

lunedì 15 aprile 2019

CORSE DELL’ALTRO SECOLO ... LA “CORSA ‘D ROCA BERA” DI LUSERNA

LA “CORSA ‘D ROCA BERA” DI LUSERNA
…e chi sarà mai De Coubertin!

Quel giorno si consumò la più breve ed intensa carriera agonistica sportiva! Durò solo un giorno, un tempo immensamente più breve della estate della cicala poeticamente celebrata nelle filastrocche infantili! Era l’8 giugno del 2003 ed il microfono dello speaker annunciava il transito in vetta della prima donna in gara: una assoluta sorpresa essendo, l’atleta, alla sua prima (e sarà anche l’ultima) gara di Corsa in Montagna.
L’eclatante prestazione trovò conferma fino ai 50 metri finali quando i suoi compagni di squadra, guidati dal Presidente, la spronarono ad allungare appena un po’ per cogliere la prima ed inaspettata vittoria; lei sorrise e, senza scomporsi, proseguì gentilmente del suo passo. Gli ultimi 10 metri furono fatali: la più immediata inseguitrice la raggiunse e la superò vincendo la gara con 1 (uno) secondo di vantaggio.
Spiazzante la sua risposta a chi gli faceva notare che sarebbe bastato poco per celebrare una inattesa vittoria: “Per me va benissimo così; io sono contenta per il secondo posto e la mia avversaria è contenta per avere vinto”. E chi sarà mai De Coubertin!
La gara in questione era l’ultima edizione della “Corsa ‘d Roca Bera” di Luserna San Giovanni. Km. 11.650 con partenza da Luserna, località bocciodromo, salita a Roca Bera e ritorno. Dell’atleta citerò solo le iniziali M.E., tessera fidal AE017671, portacolori della neonata Podistica Valle Infernotto…ma si, vi evito la ricerca: diciamo che il nome iniziava con Monnet e finiva con Elena!!! La vittoria andò a Giovanna Malan, della Atletica Val Pellice con un crono interessante: 1.18’59”. Il record del percorso appartiene però alla strepitosa Giuseppina Reinaudo (U.S. Sanfront) che nel 2000 fermò il crono a 1.08’22”.
Poi si imposero le rigidità Fidal ed il percorso femminile venne accorciato. Due le vittorie, in quella formula, di Marina Plavan.
La Corsa ‘Roca Bera si svolse per nove edizioni consecutive ad iniziare dal 1999 con l’organizzazione della Atletica Val Pellice.  Salita e discesa piuttosto tecniche quasi esclusivamente sui sentieri che toccando il Colletto Rabbi, Roca Budet e il Brich di Bandì raggiungevano Roca Bera e Pian Prà per poi ridiscendere dopo avere disegnato un anello nella parte alta.
Una delle ultime gare che misero in palio le ambite medaglie d’oro per i migliori maschili e femminili. Per tutti i partecipanti il “premio in natura” antenato dell’attuale “pacco gara”.
L’albo d’oro coniugato al maschile riporta la vittoria, alla edizione di esordio, di Danilo Scaini (CRC Alpignano), Davide Bonansea si affermò in tre edizioni. Claudio Garnier fu il protagonista nel 2001. Poi venne l’epopea di Paolo Bert che vinse ben 4 edizioni con il record maschile sul percorso di 53’48”.

giovedì 21 marzo 2019

CORSE DELL'ALTRO SECOLO .... TROFEO MARIO MANTELLI

SEGGIOVIE VANDALINO – TORRE PELLICE – F.I.D.A.L.
TROFEO MARIO MANTELLI
 Ai piedi del Vandalino continua la celebrazione annuale di una storica gara dal sapore antico: la “Marcia Alpina del Castelluzzo” ritornata alle origini dopo la parentesi dei “Sentieri dei camosci” ad opera del Gruppo Amici di Santa Margherita.
Pochi ricordano, però, che le prime asperità che dal borgo di Santa Margherita salgono verso il Vandalino sono state teatro di un’altra importante manifestazione sportiva di specialità: il Trofeo Mario Mantelli. Il Geometra Mario Mantelli fu il progettista, con l’Ingegnere Giuseppe Piazzo, di quello che avrebbe dovuto essere essere il Traforo del Colle della Croce, parte integrante del collegamento viario Torino Marsiglia (progetto del 1956).
Era organizzata dalla “Seggiovie Vandalino”, la società che gestiva la così detta “cestovia” che collegava Torre Pellice con la Sea di Torre, con il supporto delle varie società sportive che si sono succedute in valle: da Natura Holding a Footing Sport transitando per i Vigili del Fuoco e Polisportiva Villarese. 
Si trattava di una gara a staffetta con una prima frazione di salita che, partendo dalla stazione di valle della “cestovia” saliva fino alla Sea; il secondo frazionista transitando presso quello che diventerà il Rifugio Barfè raggiungeva la località Chiot d’ l’Aiga consegnando il testimone al terzo staffettista che scendendo la Val d’Angrogna raggiungeva la località di partenza.
La gara alla sua 6° ed ultima edizione (1983, la gara esordì nel 1978) fu assunta a “Gara nazionale” e Campionato regionale per staffette.
Sotto i 25 minuti il tempo impiegato dai migliori primi frazionisti per risalire la Sea sullo storico sentiero. Poi il tracciato si faceva più “corribile” e adatto anche agli stradisti.
La classifica del Campionato regionale dice che ha vincere il titolo nel 1983 fu la staffetta della “Perosino” di Asti che schierava Matteo Avataneo, Marco Mussotto e Rosalino Damele. Dalla Val Sesia giungeva la staffetta 2° classificata con Michele Incampo, Innocente Bruno e Carlo Chiara mentre il primo valligiano, Bruno Poet, occupava la terza piazza insieme ai compagni di squadra (Mobili Toscano di Cumiana) Carlo Dalmasso e Felice Oria. In campo femminile la vittoria della squadra della Comunità Montana Alta Valle Susa Miranda Giordanengo, Ranata Dalmasso e Mariangela Oria.
Lino Marcolla, Sergio Cerini e Fernando Guglielmone componevano la staffetta più anziana. Avevano, rispettivamente 56, 57 e 58 anni.
Carlo Degio

lunedì 18 marzo 2019

UNA SERATA PER (RI) PENSARE ALL’AMBIENTE: IMMONDEZZA

TEATRO DEL FORTE – TORRE PELLICE
VENERDI’ 12 APRILE ORE 21
IMMONDEZZA di Mimmo Calopresti
Con ROBERTO CAVALLO
una serata per (RI) PENSARE ALL’AMBIENTE
Aderiscono alla iniziativa del Comitato organizzatore del Trail degli Invincibili: Unione Montana del Pinerolese, Legambiente Val Pellice, Il Riuso, ATAAI , Cai Uget Val Pellice e FA+.
Fin dal momento della sua creazione il Trail degli Invincibili di Bobbio (Villar) Pellice esplicitò la volontà di “andare oltre” l’essere semplicemente una, sia pure prestigiosa, manifestazione sportiva e lo fece coniugando lo sport con la divulgazione della Storia valdese che di quel territorio era parte integrante. Oggi, il suo Comitato organizzatore si fa carico di una iniziativa nel campo della tutela dell’ambiente con una particolare attenzione a temi propri quali il ripristino, manutenzione e pulizia dei sentieri montani non trascurando l’aspetto relativo alla organizzazione di manifestazioni “eco sostenibili”.
D’altra parte il Trail è una disciplina che non prevede costosi impianti da costruire e manutenere ma semplicemente tiene (o riporta) in vita la ricca sentieristica già presente.
Dalla scelta sopra descritta prende il via l’idea di allestire una serata a tema e quale occasione migliore ci può essere dell’utilizzare, allo scopo, lo splendido film “IMMONDEZZA”, girato dal regista Mimmo Calopresti del quale è protagonista Roberto Cavallo? 
Ad andare oltre allo specifico tema originale della serata ci penserà il prezioso contributo che porteranno i rappresentanti delle Istituzioni e, nello specifico, le Associazioni che hanno aderito alla serata quali Legambiente Val Pellice, l’Associazione Il Riuso e l’Associazione per la tutela degli ambienti acquatici e dell’ittofauna.
Ci sarà spazio anche per il pubblico e la conclusione della serata non potrà che essere affidata a Roberto Cavallo, agronomo ma soprattutto divulgatore di sapienza e sensibilità ambientale.
La problematica della tutela ambientale pare stia vivendo, fortunatamente, una nuova stagione sia pure al momento senza grandi riscontri in coerenti scelte politiche reali e non sarà risolutiva in tal senso la serata torrese ma la stessa potrà contribuire a diffondere consapevolezza in materia. 

venerdì 15 marzo 2019

CORSE DELL'ALTRO SECOLO .... LA SETTE COMUNI (e settecento vespe) DI PRAROSTINO

Quel giorno di un anno indefinito ma collocato tra il 1979 ed il 1995 gli antichi Trailer fecero conoscenza con un graditissimo “premio di partecipazione” oggi detto “pacco gara”: la cipolla!  E sì, perché giunti al traguardo, quel giorno, non interessava tanto la posizione, il tempo impiegato e neppure l’agognato pacco di pasta ma trovare al più presto il prezioso ortaggio bulboso.
Successe che nella discesa, attraversando un prato appena sotto le “Bariole”, la cresta di confine con il Comune di Angrogna,  il passaggio dei concorrenti disturbò uno o più nidi di vespe (vespulus vulgaris) nascosti nel terreno scaldato dal sole di fine giugno (o settembre…). La battaglia fu impari: gli atleti, pur producendosi in scatti imperiosi e financo in autoflagellazione a suon di schiaffi, non riuscirono a sfuggire all’attacco e giunsero al traguardo con evidenti segni della sconfitta subita.
Corse voce delle proprietà lenitive dell’ortaggio citato del quale, la Loco di Prarostino impegnata nel predisporre il pranzo per la festa, stava facendo altro uso. Il passo tra il risotto e le membra degli atleti fu breve ed immediato e tutto si risolse per il meglio.
Un piccolo aneddoto per parlare di quella che, ai tempi, era definita una “Gran Fondo” sulla distanza di, addirittura, 15 km con il consueto percorso ridotto (Fidal) per la categoria femminile che non poteva “osare tanto”: la 7 COMUNI DI PRAROSTINO era tale perché il percorso toccava i Comuni di Prarostino, Porte, San Germano, Pramollo, Angrogna, Bricherasio e San Secondo o, almeno questo era l’obiettivo avendo avuto alcuni cambi di tracciato. Un tracciato adatto agli atleti corridori e resistenti: Marco Olmo era un ospite fisso della manifestazione sportiva con un secondo posto nel 1990 dietro al vincitore Carlo Dalmasso. 
La manifestazione prese vita nel 1979 con l’organizzazione della Pro Loco Prarostino e l’assistenza tecnica della Atletica Pinerolo, società di appartenenza dell’ideatore il compianto Rostagno Sandro e della Atletica Cavour. Si svolse fino al 1995 su percorsi diversi. Per questo è difficile rintracciare record di sorta ma i nomi dei vincitori sono di assoluta eccellenza. La prima edizione fu vinta da Elio Ruffino ma l’albo d’oro è stato frequentato anche da Bruno Poet, Felice Oria, Livio Barus, Mario Andreolotti e, nell’ultima edizione, dal Valsusino Flavio Cantore. Ivana Giordan, Anna Gandiglio, Marisa Grill, Isabella Gatti, Mirella Cabodi hanno impreziosito l’albo d’oro femminile.
Il prossimo 28 aprile Prarostino tornerà protagonista del nostro sport con la riproposizione della 7 COMUNI a PRAROSTINO e così…si ricomincia! Poi, si sussurra che Prarostino a ottobre ospiterà un nuovissimo trail…c’è fermento anche tra gli organizzatori, per fortuna. Grazie a chi vuole scrivere nuove storie di fatiche che fanno vivere le nostre montagne!
Carlo Degio

martedì 12 marzo 2019

CORSE DELL’ALTRO SECOLO ... BRICHERASIO: I SENTIERI DEL BRICHE’

“La sua straordinaria carica umana, il suo impegno coerente e convinto per la lotta contro l’ingiustizia sono un esempio che ci accompagna e sostiene nelle difficili scalate di ogni giorno e ci dà speranza…”
Così salutarono famigliari, amici ed il mondo della Corsa in montagna un compagno di tante avventure sportive e non solo: Enzo Ferlenda. Era il 22 marzo 1995 quando ci lasciò.  Per ricordarlo, dal punto di vista sportivo fu organizzata una gara di Corsa in Montagna a Bricherasio, il paese che aveva avuto l’onore di averlo come concittadino. 
“I sentieri del Brichè – Memorial Ferlenda Enzo” la denominazione della competizione. Partenza ed arrivo dalla (ex) Cantina Sociale di Bricherasio (mt. 380) e poi su e giù per i sentieri che attraversano i vigneti di Cappella Moreri e poi raggiungono il Bric di Poi (o forse di Pùi – 960 mt.) al confine con le terre Prarostinesi. Lunghezza di 12 km (ridotti a 6 per le “ragazze di corsa” nel rispetto dei divieti federali del tempo…) e circa 600 metri di dislivello su un tracciato adatto ai “corridori”. 
Organizzazione a cura dell’Atletica Cavour (in via di dissoluzione) nelle prime tre edizioni e dell’Atletica Valpellice (in via di costituzione) nell’ultima, la corsa, sponsorizzata dal nettare di Bricherasio era dedicata al “Brichè”, vino di produzione locale in auge in quei tempi.
Era la fine del secolo scorso, il 1999, quando venne allestita la prima edizione ed il 2002 quando si svolse l’ultima. Paolo Bert era agli esordi di una strabiliante carriera ed il Merlo bricherasiese era agli albori della sua eccelsa carriera organizzativa…ancora un “merlot”, insomma…
Recordman della manifestazione un certo Naitza Franco, atleta sardo di origine e valsusino di adozione, cresciuto alla scuola di Chiampo e Miceli nel Giò 22 Rivera; tanto forte quanto schivo e riservato vide la sua immensa carriera sportiva interrotta da un serio infortunio extrasportivo. Scorrendo le prime posizioni delle classifiche si notano i nomi di Luigi Papiro, compagno di squadra del recordman, e degli “astri nascenti” Davide Bonansea, Massimo Lasina, e Paolo Bert: nasceva la “storia”!
Record…woman Mariangela Grosso, atleta e scrittrice dell’Atletica Cumiana ma l’albo d’oro della manifestazione fu impreziosito anche dalle vittorie di Maria Viale, Ivana Giordan e di Nadia Re. Una esordiente Antonella Lamberti festeggiava con un secondo posto la nascita della Podistica Valle Infernotto, società per la quale svolgeva il prezioso compito di segretaria.
A chiudere la classifica maschile della prima edizione un certo Karl Stewart della Atletica Cavour…occorrerà un ricorso al “VAR” per verificarne l’autenticità.
Finita l’epopea dei “Sentieri del Brichè” la sede della Cantina Sociale di Bricherasio divenne lo stadio dove Claudio Merlo inventò e fece crescere il movimento dei non competitivi camminatori e corridori riuscendo a portare nella realtà di abbrivio della Val Pellice fino a 1000 appassionati del genere…
Caro Degio

venerdì 1 marzo 2019

CORSE DELL’ALTRO SECOLO… BIBIANA: IL GIRO DELLE DUE PROVINCE

… Notare la mancanza di donne. Sembra preistoria, eppure solo negli anni ’50 per le ragazze “serie” partecipare a queste feste era sconveniente e poteva essere motivo di critiche… 
Era la festa per il record realizzato nella corsa Bibiana – Montoso il 18 settembre 1955 da Alberto Trucco che coprì la distanza, e relativo dislivello in 41’10”. E se era motivo di critiche partecipare ai festeggiamenti…immaginate prendere parte alla corsa…
Le testimonianze dell’Evento, tratte dall’archivio Dogliotti elaborate e ristampate da Renato Bricco nel 2007, fanno bella mostra di se sulla scalinata di accesso agli uffici comunali di Bibiana e raccontano un altro pezzo di storia della passione sportiva dei “corridori di montagna”. 
Allora la conquista atletica delle “cime” non è sport recente. Certo, oggi i toponimi sono più affascinanti e si chiamano Rocciamelone, Gran Truc, Vandalino, Monviso e persino il nobile Everest (a proposito…Kilian sarà arrivato fin lassù con tanto di record?) ma anche le cime più domestiche richiamavano la sfida dell’uomo.
Di quella competizione non ne so (io) molto di più ma mi è utile per raccontarne l’evoluzione in un’era più recente: IL GIRO DELLE DUE PROVINCE ovvero Bibiana - Montoso e ritorno di Km 12 e dislivello di circa 1000 metri. Partenza ed arrivo presso la Polisportiva di Bibiana; salita e discesa prevalentemente su sentiero.
La gara si svolse per tre edizioni consecutive negli anni 1983, 1984 e 1985 promossa dalla Polisportiva di Bibiana ma con l’indispensabile supporto tecnico del pinerolese C.R. Borgo Losano. I principali protagonisti, dal lato organizzativo erano gli atleti bibianesi del tempo, Lino Turina e Gianfranco Rossetto con il supporto tecnico di Carlo Bianciotto, componente del neonato Comitato Regionale di Corsa in Montagna Fidal.

A frequentare il gradino più nobile del podio maschile furono, rispettivamente Carlo Dalmasso (Mobili Toscano – Cumiana 58’53”), Bruno Poet (Mobili Toscano – Cumiana 59’36”) e Mario Andreolotti (U.S. Valli di Lanzo 58’24”). Su quello femminile Ivana Ricca (S.C. Angrogna 1.20’03”), Claudia Priotti (Tuttocoppe Baudenasca 1.20’15” e Severina Pesando (U.S. Caselette 1.15’18”).

Record della manifestazione da riconoscere a Mario Andreolotti che coprì la distanza, nella edizione 1985, in 58’24”, non troppo lontano dal 41’10” realizzato, nei tempi andati, da Alberto Trucco sul percorso di sola salita. Parteciparono (finalmente) anche le donne con la miglior prestazione di Severina Pesando che concluse, nella stressa edizione, in 1.15’18”.
Tre sole edizioni e l’ultima fu veramente una edizione memorabile: 174 atleti iscritti, 170 partiti, 155 arrivati e 19 tra ritirati e fuori tempo massimo. Terreno molto fangoso…così sentenziava la classifica finale. 
Carlo Degio

martedì 12 febbraio 2019

LA VIA DI DAMASCO – DALL’AGONISTA AL PESTATORE DI PATATE



Racconto breve…scemiserio.


Premessa:
Cum petere humanum est, perseverare autem diabolicum. Lo so che può apparire un poco azzardato piegare strumentalmente questo sommo principio, con tanto di opportuna modifica, alla banalità dell’aneddoto che voglio raccontare…
L’oggetto e la morale del racconto riguardano la com-petizione che non è una “petizione comune” ma quel desiderio innato di misurarsi con se stessi e/o con gli altri. Nello sport è, praticamente, il motore principale che ne determina l’esistenza. Nel contempo, se questo principio viene esasperato e protratto oltre un certo limite diviene un ostacolo in relazione al godere dei molteplici aspetti positivi che la pratica dello sport può dare.
Quindi, secondo me, lo sport competitivo ha una sua importante ragione d’essere ma è saggio, passato il momento dell’eccellenza fisica, riposizionarsi sulla pratica sportiva meno impegnativa ma capace di dare grandi emozioni oltre ché agire positivamente sul benessere fisico e mentale.
Il racconto…
La voce impaziente è persino impertinente di Imerio giunse perentoria a riportarmi alla realtà! Lui, dietro di me, scandiva un passo veloce facendo scivolare egregiamente gli sci su quella salita che caratterizzava la fase più impegnativa del tracciato di una anonima gara di sci alpinismo a coppie in Valle d’Aosta. A volte sentivo i suoi attrezzi toccare le code dei miei sci quasi, o senza quasi, a sollecitarne l’andatura.
“Passiamo questa coppia” era il suo pressante invito! La voce mi giunse ovattata nel momento catartico che stavo vivendo… Impegnato nella faticosa salita con lo spirito del perenne agonista impegnato a contemplarsi la punta degli sci per non vedere le asperità del tracciato di gara avevo scorto un’ombra precedermi e, da qualche secondo, avevo alzato lo sguardo verso l’“ostacolo” che mi rallentava, appena un poco, il passo.
Davanti a me, appena due metri davanti a me, la figura slanciata di una atleta impegnata nello sforzo estremo! Di lei apprezzai immediatamente il gesto atletico ma, ahimè, lo sguardo maschile non potè fare a meno di osservare la perfezione di quel corpo contenuto in una professionale (ed esponenziale) tutina appena ombrata da incipienti segni del sudore che, non ostante il freddo, lo sforzo atletico riesce a produrre!!!
Per me fu come la caduta di Saulo sulla via di Damasco!!! Ma allora… se si alza lo sguardo, lo sport può offrire di più che una classifica ed un responso cronometrico! In quel momento mi resi conto di avere salito lo Chaberton in gara per ben 19 volte e di non avere mai visto le torri che ne dominano la cima…pensai di avere percorso i sentieri di molte valli alpine italiane e non solo e di avere visto, sostanzialmente, esclusivamente la punta delle mie scarpe oltreché la partenza e l’arrivo…Capii che tutto, a suo tempo, aveva avuto un senso ma anche che era giunto il momento di “alzare lo sguardo” e vivere lo sport in modo più completo dedicando meno attenzione al cronometro e più al vivere maggiormente altri aspetti ed altre soddisfazioni che la pratica sportiva porta con sé.
“Passiamo questa coppia” era l’invito e così facemmo. L’amico Imerio era impallato da altra visuale, essendo sulle code dei miei sci, e non avrebbe capito un attardarsi in contemplazioni dannose ai fini della classifica finale… però da quel giorno, complice l’incedere dell’età, la pratica dello sport l’ho vissuta in modo più “leggero” ma anche complessivamente più appagante. Talvolta ricado in tentazione e provo ancora a sentirmi “agonista” in senili categorie: il risultato sta nel fulminante giudizio dell’anziana signora… “come corre male! Sembra che pesti delle patate”!
Carlo Degio