Trail Degli Invincibili

Un bellissimo Trail attraverso luoghi spettacolari, insoliti, racchiusi da una cerchia di monti dove tra tutti emerge il Cornour, da questa parte quasi inaccessibile!

Il nuovo percorso

Un nuovo Trail in Val Pellice con partenza ed arrivo dal Laghetto Nais di Bobbio Pellice!

Un occasione per conoscere la nostra Valle

Il nostro "Trail degli Invincibili", oltre ad essere un importante momento di sport vuole essere un occasione per conoscere il territorio della Val Pellice, non solo per le sue bellezze paesaggistica ma soprattutto per la sua ricca storia e cultura.

mercoledì 5 agosto 2020

LE MIE 100 MIGLIA DI EMOZIONI di Carlo Degiovanni

Una storia lunga lunga... per chi ha pazienza, tempo e voglia!
Oggi ho capito perché quando piove non fa bello: stavo per bagnare l’orto e la vicina mi ha sconsigliato di farlo perché c’era il sole e con il sole non lo si deve fare! Per un po’ ho riflettuto sul fatto che però la pioggia scende anche di giorno, oltre che di notte, ed in quel momento ho avuto la felice intuizione: per non rovinare pomodori ed insalata prima di piovere si annuvola e fa brutto e, quindi, non piove (quasi) mai con il sole! …la saggezza della natura!
Tutto quanto sopra descritto non c’entra nulla con la 100 miglia del Monviso ma non sapevo a chi comunicare la brillante intuizione ed ho pensato di approfittare di voi che leggete queste storie.
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"Duilio aveva il viso del grande saggio, di colui che di avventure di questo tipo ne ha vissute molte nella sua lunga carriera di resistente sportivo. La sua saggezza gli aveva consigliato prudenza e molte perplessità a fare parte dell’avventura ma poi ha prevalso la passione ed il desiderio di dare il suo contributo alla bisogna. Lui ed i suoi compagni seduti al bar sorbivano l’ultima birra in attesa dello scoccare dell’ora fatale. Li osservavo e pensavo all’entusiasmo con cui avevano aderito al progetto ed al coraggio di esserci nonostante fossero annunciate due giornate, con la loro notte, meteorologicamente impegnative. Atleti senza “nome” ma conoscitori delle fatiche necessarie per queste imprese.
Poco più in là, la stampa inseguiva gli atleti che avevano raggiunto nel tempo e con merito, la fama di Campioni. Altri atleti erano a me sconosciuti se non nei nomi indicati da Sensacugnisiun di nome e di fatto: non lo ringrazierò mai abbastanza per avermi fatto entrare in questo mondo. Un inconsapevole sorriso che evadeva dai confini del viso abitava il volto di Omar attorniato da alcuni compagni e, soprattutto, compagne d’avventura dalle quali emergeva un chiacchiericcio allegro ignaro della grande fatica in agguato. Solo Alessandro aveva dotato lo sguardo della espressione adeguata al faticoso appuntamento. 
C’erano tutti i protagonisti istituzionali riuniti sotto il tetto di Terres Monviso che l’impresa l’hanno pensata e lo sponsor, Bio Doc, che l’ha sostenuta. E dire che per l’organizzazione doveva essere semplicemente un numero zero, una prova da fare in sordina perché…saremo capaci poi a farlo sul serio? 
Discorsi, informazioni e foto di gruppo per benedire l’evento urlato, però a basso volume, ai quattro venti e poi il via con distanziamento sociale garantito, se non dalla forza pubblica dalla differente forza atletica dei protagonisti. Due crucci abitavano, nell’ordine, i miei pensieri: ma che caldo fa! E, a seguire, sarà segnalato a sufficienza? 
Abbandono la “location” della partenza e salgo a Pian Munè a verificare che tutto funzioni: Marta è una “macchina da guerra” e non lascia nulla al caso. Le luci dell’agognato ristoro sono visibili da Bric La Piata nella notte incombente. Dopo 4 ore e 5 minuti dalla partenza sono i frontalini di Marco, Paolo e Franco a illuminare il ristoro il cui addetto si prodiga in gentilezze gradite almeno quanto le libagioni messe a disposizione. La stanchezza non segna ancora l’espressione dei pionieri che giungono a gruppi con poco distacco. Alcuni silenti ed altri vocianti con prevalenza di una frequenza soprana femminile. Duilio saluta i compagni di avventura Renzo e Giovanni: aveva avuto le giuste sensazioni (negative) nei giorni precedenti ma…ogni singolo passo ed ogni goccia di sudore è utile alla causa ed allora, perché non esserci? Per gli altri l’avventura prosegue.
Un primo allarme giunge dalla regia di Wedosport che segnala due rilevatori satellitari fuori percorso e individuati a Paesana! Il pericolo cessa subito quando viene segnalato che Elisa e Virginia hanno comunicato alla partenza che avrebbero percorso solo dei tratti ed in quel momento erano a casa di Elisa a fare una prima doccia: fortunatamente i Tracker utilizzati non erano dotati di telecamera!
Dopo il passaggio di Roberto e Simone (7 ore e 20 minuti), sorprendentemente veloci anche a causa dell’impossibilità di individuare spazzatura sul percorso causa l’oscurità notturna, mi sposto alla “base vita” di Ostana. Nel frattempo mi giunge voce che in Borgata Serre di Oncino un gruppo non organizzato e neppure previsto di "Mappets" locali sta festeggiando i transiti a suon di campanacci offrendo, ma soprattutto, bevendo il nettare che genera filosofia e rende leggere le notti. Grandiosi!!! Penso quanto sarebbe bello se tutte le borgate alpine seguissero il loro esempio!
Giungo ad Ostana ben dopo il passaggio di Marco e Paolo (transitati dopo 6 ore e 56 minuti) e mi comunicano che Franco ha dovuto abbandonare. Di recente ha stabilito il nuovo record sul Monte Rosa ed anche le gambe dei Campioni hanno bisogno di recupero e riposo.
Sono, però, in tempo per seguire gli altri transiti: il caldo e l’umidità notturna sono davvero opprimenti ed il volto di Gianluca e Massimo quando raggiungono la base dopo 8 ore e 45 minuti lo testimonia in modo evidente. Passa un'ora ed il passo felpato di Marina e Daniela varca la soglia della “location”. Le attende un capace massaggiatore che cerca di dare sollievo ai viandanti con sagge manovre su schiene, glutei, gambe e quant’altro il corpo umano possa offrire. Rimango colpito da come massaggiando i muscoli capisse che c’era disidratazione ed occorresse bere…
Il sorriso che trabocca di Omar giunge 5 minuti dopo ma l’espressione è un po’ così: parrà strano ma il freddo gli consiglia di coricarsi e coprirsi per recuperare. Pochi minuti e Mirko giunge in compagnia di Gianluca l’altro. Capisco che questo sport genera solidarietà e crea nuove amicizie. A proposito di coppie: dopo 11 ore e 30 minuti un vociare con prevalente frequenza soprana femminile annuncia l’arrivo di Maddy e Daniele. Il massaggiatore prosegue la sua pia opera e Josè procura altre brandine per il giusto riposo dei viandanti.
 Alessandro giunge in solitaria dopo 11 ore e 35 minuti precedendo di 10 minuti Renzo e Giovanni.  Ancora poco e dopo 12 ore nette giungono Roberto e Simone: nonostante le tenebre qualche rifiuto è stato raccolto e viene posato su una panca. Solerte Josè vorrebbe provvedere allo smaltimento differenziato ma Roberto lo ferma per rendere testimonianza, tramite capace foto, del (magro) bottino. 
Le brandine "allettano" il gruppo intento a recuperare le forze. Scende il silenzio nella base vita. Noto che il riposo di Giovanni è turbato dalla coperta mal posizionata e, con gesto materno, provvedo a rimboccare il tutto. La notte agOstana è poetica. La luna piena illumina la vetta del Re di pietra e tutto è magia…solo quel vociare con prevalente frequenza soprana femminile irrompe talvolta a risvegliare la quiete.
Sta per spuntare l’aurora ed il gruppo, in ordine sparso, riprende il cammino. Alessandro mi segnala, con sguardo e parole, la sua difficoltà a proseguire. “Portami a Saluzzo dove ho l’auto”. Il volto è davvero stanco e non solo quello. Aderisco all’invito e carico il suo zaino in auto poi…il colpo di scena. Il richiamo della foresta gli consiglia di proseguire e, recuperato lo zaino, si rimette in cammino.
Solitario affronto il viaggio fino a Casteldelfino dove è prevista un’altra base vita. L’auto talvolta sbanda per segnalare che una sosta per il sonno anche per me non sarebbe fuori luogo però… mi attendono gli atleti e per loro lo sforzo è maggiore del mio.
Raggiungo la destinazione con ampio margine per ragionare sulla evoluzione del test. La rete internet è precaria e non è possibile seguire agevolmente il Live di Wedosport. Peraltro i Tracker incontrano difficoltà a segnalare la posizione causa le pareti rocciose che caratterizzano la parte alta del giro del Monviso. Sembrano tutti fermi a Buco di Viso ma…non è così.
Dopo 14 ore e 35 minuti arriva Marco. Segnala qualche difficoltà ad individuare il tracciato a Grange Gheit e ciò mi provoca qualche preoccupazione. Abbiamo fornito GPX e Road Map ma…i percorsi non sono mai sufficientemente segnalati! La stanchezza, poi, rende più difficile tutto. Prosegue accompagnato da due atleti della Podistica Valle Varaita con il compito di indicare la retta via. Proviamo ad affidare loro qualche fettuccia da applicare qua e là…
Paolo giunge dopo 20 minuti e racconta di una profonda crisi passata sulla salita a Buco di Viso. Si misura per la prima volta in questa disciplina densa di incognite per lui. L’incontro con Marco, Monica e Pier in quota gli ha ridato energie e pare rinfrancato. Il sorriso c’è in un volto scavato di fatica. Prosegue sperando che anche per lui ci sia un Angelo Custode che lo guidi per sentieri sconosciuti.
Alessandro ha dovuto arrendersi a Crissolo dopo avere tentato l’impossibile. Intanto Omar segnala il suo ritiro che avviene a Grange Gheit. Giunge alla base vita dispiaciuto ma il sorriso non abbandona il suo volto: il caldo e l’umidità sono avversari aggiuntivi e peggiori dei 165 chilometri e 7500 metri di dislivello!
E’ Massimo a transitare alla base vita dopo 17 ore e 38 minuti: solo per quelli come me è una sorpresa, in quel mondo vanta fama di grande atleta resistente e veloce.
Gianluca “Sensacugnisiun” impiega 19 ore e 15 minuti. E’ lui che ha costruito la squadra degli specialisti. Un punto di riferimento per il settore ma anche per lui è il momento della saggia decisione di lasciare.
Dopo 20 ore e 25 minuti la coppia femminile Marina e Daniela appare sulla scalinata che conduce alla sosta. Esperienza da vendere per le due campionesse che, reintegrate le forze, proseguono il buon cammino.
Le notizie frammentate che giungono a Casteldelfino segnalano i ritiri a Buco di Viso di Renzo, Giovanni e Roberto. Il caldo fino alle alte quote determina situazioni che consigliano saggiamente l’abbandono.
20 ore e 50 minuti sono trascorse dal via quando giungono Mirko e Gianluca (l’altro).  Il primo augura buon proseguimento al secondo e decide saggiamente di porre termine alla sua prova. La consapevolezza, assieme alla forza ed alla resistenza sono gli strumenti indispensabili del mestiere.
Passo il tempo conversando amabilmente con il Sindaco di Casteldelfino ed il redivivo Omar ed insieme progettiamo il futuro della Uisp e della Valle Varaita… intanto tre “pie donne” implorano notizie sui propri amori ancora dispersi sui monti tra Vallanta e Grange Gheit: non ci resta che attendere!
Ho sonno ed anche il crono ha finito le batterie. Tento un riposino ma un vociare con prevalente frequenza soprana femminile annuncia l’arrivo di una coppia di atleti, o meglio, di una singola atleta in quanto Daniele ha posto fine alle proprie sofferenze al Rifugio Vallanta. Come farà a parlare anche se è sola? Arriva, vispa come non avesse mai corso Maddy ed è decisa a proseguire l’avventura. Mi racconta  del Maremmano che a Bagnur bramava le sue chiappe...palato fine la bestia! La guardo e mi è difficile comunicarle che per questioni di sicurezza non l’avremmo lasciata proseguire, specie in solitudine, per altre 15/16 ore di camminata. Capisce, Maddy e ciò mi consola. La sua voce con prevalente frequenza soprana femminile mi terrà compagnia fino all’arrivo di Simone, anche lui in grado di proseguire ma fermato dal mio invito e dallo sguardo implorante di Roberta, la mamma. Roberto, il papà, dopo essersi ripreso, avrebbe voluto accompagnarlo lui nella (lunga) parte finale ma… di “sensacugnisiun” ne abbiamo già uno. Basta e, “minca tanto”, avanza!
E’ ora, anche per me, di tornare a casa non senza leggere i messaggi del gruppo che segue l’evolversi della situazione: in viaggio riscontro il ritiro di Daniela e Marina al Colle del Prete, l’arrivo solitario di Marco a Saluzzo dopo 23 ore e 30 minuti. Anche Paolo assaggia il sapore del suo successo personale dopo 25 ore e 40 minuti. Massimo con passo sapiente ha gestito al meglio le sue indubbie qualità sancite dalla terza posizione quando erano passate 28 ore e 54 minuti dalla sua partenza avvenuta alle 17,15 del giorno precedente.
Solo di Forrest Gump Gianluca (l’altro) non avevo notizie. Sapevo del suo girovagare al Colle del Prete, del suo incontro con la pioggia ristoratrice ma anche con la sua caparbietà nel volere arrivare. Giorgio è stato il suo Angelo custode nei chilometri finali: lo ha atteso, sostenuto ed accompagnato fino a che dopo 34 ore e 40 minuti la Capitale del Marchesato lo ha accolto tra le sue braccia. Questo, però, l’ho scoperto il mattino successivo: il sonno mi ha vinto!"
Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione): Duilio Chiri, Sensacugnisiun Gianluca Barbero, Omar Riccardi, Alessandro Nibbio, Marco De Gasperi, Paolo Bert, Franco Collè, Renzo Paschetto, Giovanni Poetto, Elisa Desco, Virginia Turini, Roberto Cavallo, Simone Cavallo, Massimo Vanzetti, Marina Plavan, Daniela Bonnet, Rossetti Mirko, Forrest Gump Gianluca Bertolotti, Maddy Maddalena Lanzilotti e Daniele Giacalone: GRAZIE A TUTTI!
Carlo Degio

martedì 21 luglio 2020

100 MIGLIA DEL MONVISO - EDIZIONE ZERO

31 luglio 1 agosto 2020 Il Mini Village con Parco del Monviso, Consorzio Bio Doc e Terres Monviso Saluzzo – Salita al Castello, dalle ore 16.00 Atleti da tutto il mondo, migliaia di persone nel pubblico, associazioni ed enti di territorio, decine di rifugi e Comuni coinvolti, una location spettacolare. La nuova scommessa firmata Terres Monviso è lunga 160 chilometri e nasce da un’intuizione di Mauro Calderoni, Sindaco della Città di Saluzzo, capofila di progetto, nata in un incontro italo-francese avvenuto a Pontechianale con il Direttore del Turismo di Serre Poncon: organizzare da entrambi i versanti delle Terres Monviso una grande gara internazionale dedicata ai runner. La sfida richiede il superamento di circa 8000 mt di dislivello positivo, dati che saranno verificati direttamente dai protagonisti. La specialità è il Trail di lunghe distanze di Corsa in Montagna con un obiettivo ambizioso: accogliere nel 2021 una 100 miglia di livello internazionale, in grado di diventare uno dei grandi eventi del settore. Al centro, ovviamente, il Re di Pietra. Ma per ogni grande impresa, servono gambe e visione a lungo raggio. È nata così l’edizione 2020, un numero zero, nel pieno rispetto delle normative Covid 19, volto a verificare nei minimi dettagli gli aspetti tecnico-sportivi dell’iniziativa. Partirà nel pomeriggio di venerdì 31 luglio da Saluzzo e i runner faranno ritorno al punto di partenza in un tempo stimato tra le 26 e le 30 ore. “Il gruppo di lavoro è già operativo - spiega Carlo Degiovanni, consulente tecnico dell’intero progetto, coadiuvato da Giorgio Pelissero, membro del Cda del Parco del Monviso -. L’edizione zero non avrà finalità agonistiche ma esclusivamente di verifica del percorso. È un test indispensabile a individuare ed eventualmente far emergere le problematiche tecniche e organizzative che devono trovare soluzione in vista dell’edizione n. 1”. La macchina organizzativa è composta da Parco del Monviso, Unioni Montane Valle Varaita e Comuni del Monviso, Città di Saluzzo e Fondazione Amleto Bertoni in qualità di ente organizzatore. IL RITROVO Il ritrovo dei partecipanti è previsto a Saluzzo in P.zza Castello dalle ore 16 di VENERDI’ 31 LUGLIO. Parteciperanno 20 atleti, coadiuvati in differenti punti del percorso dalle associazioni podistiche che sostengono la manifestazione: Gianluca Barbero, Paolo Bert, Gianluca Bertolotti, Daniela Bonnet, Roberto Cavallo, Simone Cavallo, Daniele Giacalone, Maddalena Lanzilotti, Alessandro Nibbio, Renzo Paschetto, Marina Plavan, Giovanni Poetto, Omar Riccardi, Mirko Rossetto, Massimo Vanzetti, Marco Degasperi, Elisa Desco, Franco Collè, Virginia Turini. Per evitare assembramenti, le partenze saranno scaglionate a partire dalle ore 17 e verrà richiesto al via di indossare la mascherina, da portare in zaino lungo il tragitto per farne uso in caso di necessità. LA ROAD MAP Dalla partenza (piazza Castello Saluzzo - quota 400 mt circa), si proseguirà verso Castellar per procedere sullo spartiacque tra la Valle Bronda e la bassa Valle Po. Si prende quota dal Colle di Gilba per giungere a Pian Munè (mt 1500). Quindi, passando per Oncino, si arriva fino a Ostana, da dove si va a prendere lo storico percorso del Tour Monviso Trail. Arrivati in Val Varaita, si scende a Casteldelfino, punto tappa da cui si corre verso la Capitale del Marchesato attraverso alcuni sentieri del Valle Varaita Trekking. L’arrivo a Saluzzo è previsto a partire dalle ore 20 del 1° agosto, sempre in piazza Castello. UNA SFIDA DA RACCONTARE L’appuntamento del 31 luglio sarà l’inizio della promozione della 100 miglia del Monviso 2021. Per questo, pubblico privilegiato dell’edizione numero zero saranno alcuni giornalisti di settore, già accreditati per seguire, in loco o a distanza, l’impresa. Si tratta di Dino Bonelli, Mau Scilla, Davide Grazielli, Claudio Primavesi, Fred Bousseau, Denis Piccolo, Gianluca Gaggioli e Francesco Gentilucci.
Per informazioni FONDAZIONE AMLETO BERTONI Alberto Dellacroce 349/8357091 – coordinamento@fondazionebertoni.it

TRE RIFUGI VAL PELLICE 2020: LA TRE CHE NON C’E’!

Di solito si scrive “avremmo sperato che” oppure “purtroppo la situazione attuale” o ancora “nonostante l’impegno profuso nel tentare di” …
Il Comitato organizzatore della Tre Rifugi Val Pellice va subito al dunque: l’edizione 2020 non ci sarà!
Immaginiamo sia chiara a tutti la situazione che ha determinato la soppressione, ad oggi, di tutte le manifestazioni sportive di Trail e la Tre Rifugi 2020 non è esente dalle difficoltà organizzative che ne rendono impraticabile l’allestimento.
Però… la speranza è l’ultima a morire e chissà se sarà proprio impossibile, Giovedì 20 agosto, percorrere, pettorale free, quei mitici sentieri… Si attendono novità in tal senso…forse!
Per il Comitato organizzatore: Carlo Degiovanni

lunedì 29 giugno 2020

TOUR MONVISO TRAIL – 30 AGOSTO 2020



CONFERMATA LA MANIFESTAZIONE NELLA VERSIONE “RACE”
Proviamo a coniugare sicurezza, sport e rispetto per i lutti che hanno colpito il mondo intero.
Gli “Ingenui” non sapevano che l’impresa era impossibile, dunque la fecero! Citiamo Bertrand Russel per annunciare la decisione assunta dal Comitato Organizzatore del Tour Monviso Trail, con l’assenso del Parco del Monviso e l’autorizzazione del Comune di Crissolo, di mantenere viva l’organizzazione del Tour Monviso Trail previsto per Domenica 30 agosto 2020.
Ovviamente l’organizzazione ha dovuto procedere a delle modifiche, anche sostanziali, della tradizionale manifestazione sportiva di Crissolo (Cn) per permetterne l’allestimento. Di seguito le esplicitiamo:
1.      Sarà allestita esclusivamente la formula “Race” di km 23,3 e 1825 metri di dislivello: un percorso spettacolare non attorno al Monviso ma dentro al Monviso toccando i Rifugi Giacoletti e Sell.
2.      A tutti i pre iscritti alla formula “Trail” sarà richiesta la disponibilità ad aderire alla formula “Race”. In caso di diniego, per ragioni del tutto comprensibili (es.no punti ITRA) sarà loro restituita l’intera quota di iscrizione al netto della commissione bancaria.
3.      La gara si svolgerà con la formula “Cronometro individuale” con partenze distanziate di 15 secondi. Sarà fatto divieto la costituzione di gruppi di atleti in corso di gara pena la squalifica.
4.      Mancheranno, purtroppo, dei servizi che erano tradizionali nel Tour Monviso quali: Docce, Massaggi e pranzo di fine gara. Questo sia perché alle norme attuali sono impossibili da garantire e sia perché i tempi ristretti di allestimento non permettono di pianificare il tutto.
5.      E’ stato definito il nuovo “Regolamento” presente sia sul Sito Wedosport che sul Sito www.tourmonvisotrail.it del quale chiediamo a tutti gli iscritti di prendere visione.
6.      E’ stato previsto un numero massimo di iscritti pari a 400 atleti. Nel caso in cui le Autorità dovessero porre dei limiti inferiori saranno mantenute le iscrizioni fino a concorrenza del limite rispettando rigorosamente l’ordine cronologico di iscrizione derivante dal registro Wedosport. A tutti gli esclusi sarà garantita la restituzione della quota di iscrizione al netto della commissione bancaria.
7.      L’eventuale evoluzione positiva della situazione, verificabile solo in prossimità della data prevista, potrebbe comportare la scelta di effettuare la partenza in linea.
L’Organizzazione auspica che l’evoluzione della situazione e delle normative riguardanti Covid-19 permetta la realizzazione della manifestazione sportiva, nel contempo garantisce che nel caso di impedimenti dovuti a cambiamenti di scenario negativo gli iscritti saranno avvisati con 10 giorni di anticipo ed a tutti sarà restituita l’intera quota di iscrizione al netto della commissione bancaria della quale non il Comitato non è il beneficiario.
Abbiamo preferito mantenere, sia pure con i limiti citati, la manifestazione con il rischio di non poterla effettuare piuttosto che annullarla del tutto e scoprire, a inizio agosto, che avremmo potuto realizzarla. Il tutto assumendoci, sia pure come semplice organizzazione di volontari, il cosiddetto “Rischio d’Impresa” connesso con l’allestimento di queste manifestazioni.
Grazie per la Vostra comprensione ed auspicata partecipazione!

lunedì 15 giugno 2020

Monviso Vertical Race 2.0 – Allenamento registrato Crissolo 20 giugno – 6 luglio 2020



Superfluo affermare che la gara tradizionale, sia pure a cronometro, ha tutt’altro fascino ma le conosciute regole imposte dalla situazione sanitaria non ne permettono l’allestimento. Nel dubbio amletico del “Piuttosto che niente è meglio piuttosto?” abbiamo scelto quest’ultimo e quindi, nel rispetto delle regole per contrastare Covid – 19 e con l’assistenza tecnica di Wedosport, vi proponiamo la versione “virtuale” del Monviso Vertical Race.

Il percorso è quello classico del Monviso Vertical Race con il suo sviluppo di circa 3,7 chilometri ed i canonici 1000 metri di dislivello. Il confronto avverrà a distanza, correndo uno alla volta ed in sicurezza, scegliendo il momento in cui effettuare la prova in un arco di tempo di 2 settimane (3 weekend).
La proposta nasce dall’intesa tra Wedosport, Slalom Saluzzo e la Podistica Valle Infernotto con l’appoggio della Pro Loco di Crissolo.

Data di inizio e fine periodo di prova: dalle ore 10,00 di Sabato 20 giugno alle 18,00 di Lunedì 6 luglio 2020.
Punto di ritiro tracker GPS: Albergo Visolotto di Crissolo. Tel.: 017594930
Orario di ritiro e riconsegna tracker GPS: ore 8,00 – 19,30

Che cosa deve fare l’atleta?
  • Accedere alla piattaforma www.wedosport.net scegliendo nel link Iscrizioni il Monviso Vertical Race a partire da giovedì 18 giugno ed indicando nell'apposito campo del modulo di iscrizione data e ora prescelte per la prova. Ancorché non si tratti di una competizione agonistica è richiesto il certificato medico per la pratica dello sport agonistico o, in alternativa, il certificato di buona salute.
  • Attendere conferma via email di data e ora inizio prova.
  • Ritirare, negli orari indicati, il tracker GPS (sanificato prima di ogni prova) presso l’Albergo Visolotto di Crissolo.
  • Effettua la prova.
  • Riconsegna il tracker GPS all’Albergo Visolotto di Crissolo.
  • Tracciato e tempo impiegato saranno trasmessi automaticamente alla piattaforma Wedosport.
  • Potrà confrontare la sua prestazione con quella degli altri partecipanti online su www.wedosport.net

L’atleta deve sapere che:
  • Trattasi di un allenamento individuale con la possibilità di avere registrato il risultato conseguito. Pertanto ognuno corre sotto la propria responsabilità, come quando ci si allena.
  • Il percorso non è presidiato da alcun servizio trovandosi nelle stesse condizioni di un qualsiasi allenamento / escursione. Alcune bandierine daranno sicurezza nei pressi di deviazioni o bivi posti sul tracciato.
·        Potranno partecipare i nati/e dal 2002 e precedenti
  • Non trattandosi di una competizione organizzata non sono previste quote di iscrizione né alcun tipo di riconoscimento.
  • Per ulteriori informazioni: carlodeglio@gmail.com - 3314462025

domenica 7 giugno 2020

TRAVERSELLA: TRAVERSELLA – RIFUGIO CHIAROMONTE


La telefonata non voleva finire tanta era la voglia di riversare, attraverso l’etere che collega persone ed emozioni, una vita intera di ricordi legati alla realizzazione di una manifestazione sportiva che desse prestigio alla vallata.  Era il 1984 quando per la prima volta prese gli strumenti del mestiere per salire, pulendolo, il sentiero che da Traversella, percorsi 200 metri di asfalto, si arrampica fino a raggiungere il Rifugio Chiaromonte, dopo poco più di 6 chilometri corredati da 1200 metri di dislivello.
Giunto nei pressi del rifugio, poi, vi collocava uno striscione artigianale che annunciava la fine delle ostilità per gli atleti che la domenica di mezzo agosto sarebbero saliti a misurarsi sulle ripide pendenze. Niente a che vedere con i moderni archi gonfiabili sponsorizzati ma, forse proprio per questo, più affascinante!
Le emozioni che trapelano confermano quanto sia giusta l’idea di lasciare traccia scritta del mondo della Marcia Alpina, delle competizioni che hanno presidiato tutte le vallate ed anche delle persone che con la loro passione hanno dato vita a questo splendido sport! Le vallate alpine che hanno avuto la fortuna di vedere nascere questi “Talent scout” capaci di soddisfare le proprie passioni sportive ma, nel contempo, di pensare in grande sono divenute fucine di prestigiosi appuntamenti agonistici e di altrettanto prestigiosi campioni. Il maggiore merito sta, però, di avere dato vita a quel Territorio ed alla gioventù che lo abita!
Dall’altro capo del telefono Ettore Perino, classe 1938. Parla con soddisfazione e malcelata emozione della sua creatura: l’allestimento della gara di Marcia Alpina Traversella – Rifugio Chiaromonte e ci tiene a precisare che le inevitabili ingiurie degli anni non lo hanno fermato. Nonostante quel brutto infortunio sugli sci occorso nel 2008… E dire che l’anno precedente era ancora stato coprotagonista della Aosta – Becca di Nona – Aosta.  Adesso basta gare alla veneranda età degli 82 anni ma la montagna lo attende, sia pure a passo adeguato, ogni giorno che la natura manda sulla terra!  Nella sua vita sportiva è stato sciatore, atleta, organizzatore e Dirigente sportivo della Podistica Dora Baltea.
Traversella – Rifugio Chiaromonte: il classico percorso di una Marcia Alpina fatto di aspre mulattiere talvolta indecifrabili tra i massi e i prati degli alpeggi. Le “strade” dei margari che salgono per utilizzare le risorse che la natura mette loro a disposizione e che, una volta all’anno, diventano impianti sportivi in natura per epici confronti tra giganti dalla schiena ricurva nell’aggredire le feroci pendenze. Solo salita per dare spazio e gloria anche agli scalatori puri. Il sostantivo va coniugato anche al femminile avendo la Marcia Alpina dato il giusto spazio ad un “genere” che rincorre la parità anche in questo campo dopo le “timidezze” del secolo scorso!
Il titolo di “regina” di questa corsa va attribuito senza ombra di dubbio a Ornella Bosco. L’atleta della Libertas Forno ne conserva il record femminile fin dall’edizione 2005 con il prestigioso tempo di 1.03’49” ma la sua assoluta superiorità sta in quelle 15 edizioni che l’hanno vista trionfatrice sotto il bianco lenzuolo che segnalava la fine della fatica! Negli anni si sono succedute nel primato femminile Cinzia Usseglio, vittoria alla prima edizione ripetuta altre due volte; Paola Didero che con Amabile Salarino e Rosanna Mattè ha conseguito due primi posti. Per 5 anni si è registrata la vittoria di Genzianella Faccioli ma ad alzare le braccia al cielo sono state anche Susanna Michelotti, Laura Cuneo, Carmela Vergura, Elisa Arvat e Kuzmiska Katarzyna.
Il “re” è, indubbiamente, Leonardo Follis. L’indimenticato sci alpinista detiene tutt’ora il record della prestigiosa salita sancito dal fermo crono del 1999 in 52’28”. Donato Ducly battezzò la prima edizione nel 1984 cui seguirono i successi di Dino Fontana, Mauro Boglino, Mauro Pellais, Leandro Marcoz (5 i suoi trionfi!), Renato Jallà, Aldo Osella, Paolo Favaglioni, Stefano Chiò, Ermes Prudenziati, Gian Carlo Costa.
Dopo il record del Valdostano Follis toccò a Nadir Maguet tentare l’impresa: riuscì nella vittoria ma dopo 1200 metri di dislivello appena 3 secondi tracimarono dall’obiettivo del record! In tempi più recenti sono saliti in cattedra nuovi campioni: Edwuard Young su tutti con 5 vittorie, Enzo Mersi con 4, per Stefano Giaccoli 3 successi, 2 per Andrea Bosolo ed anche Ezio Bordet ha voluto lasciare il segno in prossimità del Rifugio Chiaromonte.
Il firmamento di stelle citato dà la misura di quanto abbia saputo realizzare l’intuizione di Ettore con il supporto indispensabile di altre passioni di valle quali quella del conterraneo Giovanni Chiolino. La salita al Rifugio Chiaromonte affonda le sue radici in quel 1984 ma ancora oggi richiama centinaia di atleti sotto lo striscione di partenza: 200 metri di asfalto e poi su!
Conservo, di quella gara, un ricordo particolare: dopo un primo assaggio nella edizione 1990 ci feci ritorno nel 2002, anno di svolta nella mia vita dopo avere vissuto i tormenti che ha volte rendono complicata l’esistenza umana. Era il 18 agosto del 2002 ed andai, con due amici atleti, a respirare l’aria della Valchiusella con l’animo alleggerito dal piombo che impedisce di volare. Salii leggero quelle asperità giungendo inconsapevolmente al traguardo appaiato a Ettore Perino (per amore di verità giunsi 3 secondi dopo). Fu per me una vittoria! Non sempre e non per tutti la vittoria consiste nel tagliare per primo il traguardo: sovente il successo sta nelle emozioni che abitano i pensieri dei marciatori piegati nello sforzo in salita ed usi ad osservare null’altro che la punta delle proprie scarpe. La successiva, e non competitiva, discesa a Traversella sancì la voglia di riprendere il cammino (e le corse) della vita!
Carlo Degiovanni

mercoledì 27 maggio 2020

RICORDI...

IL RECORD DI SALITA E DISCESA DA PIAN DEL RE AL MONVISO:
PAOLO BERT: 3.12’42” – Salita 1.58’03” – Discesa 1.14’39”

In una magnifica e tersa mattinata di fine agosto 2011 un brivido rosso ha scosso il Re di Pietra: l’evento era stato preparato in gran segreto. Gli elementi imponderabili sono molti e quindi meglio lavorare in silenzio ed alla pubblicità, nel caso, si pensa dopo…
Paolo Bert da Bricherasio è il protagonista: classe 1978, tesserato alla Podistica Valle Infernotto, società sportiva di quest’angolo del cuneese. Eccellente atleta di livello internazionale che oramai da un decennio domina il mondo dello Sky Race o della Corsa in Montagna. Per 9 anni vincitore della 3 Rifugi Val Pellice ma citare tutti i suoi successi, regionali e nazionali, riempirebbe un intero articolo.
Non ha punti deboli e per questo primeggia: veloce su strada in pianura, ottimo scalatore dalle salite più facili alle più tecniche, discesista impareggiabile e soprattutto dotato di grande potenza resistente.

Anno importante per il Monviso il 2011: 150 anni fa lo salirono ufficialmente per la prima volta gli inglesi William Mathews, Frederik Jacomb con le guide francesi Jean Baptiste e Michel Cruz. Era il 1861 il giorno 30 Agosto.
Così dice la cronaca ufficiale. Quella popolare vorrebbe che il primo salitore sia stato “Sebastiano A” di Oncino il 1° Settembre 1841. Ma questa è una leggenda, sia pure verosimile, raccontata in un libro davvero interessante scritto nel 2005 da quel Dario Viale che nel 1986 migliorò il precedente record di salita al Monviso di Livio Berta. Il titolo “Sebastiano A il primo salitore del Monviso” Fusta Editore: leggere per credere!!!

Molte le manifestazioni per il 150° ma quella che qui si racconta non appartiene a nessun programma. Torniamo, quindi, alla impresa di Paolo per la quale la decisione era presa da tempo; unico elemento imponderabile la meteorologia.
Le formalità ridotte all’essenziale per limitare il coinvolgimento di altre persone in responsabilità sempre latenti.
Indispensabile, però, la presenza di un cronometrista ufficiale: chi meglio di Danilo Gaborin, storico misuratore del tempo della Federazione Cronometristi di Cuneo. Lo stesso cronometrista che aveva registrato il 6 Settembre 1986 il record di sola salita al Monviso, sempre dal Pian del Re, di Dario Viale.

Nessuna ambizione di misurarsi con il record del Re della Salita: l’obiettivo è una impresa sportiva diversa: prevede il raggiungimento della vetta del Monviso salendo il versante sud con partenza da Pian del Re ed il ritorno dalla stessa via alla località di partenza. Le caratteristiche tecniche di Paolo Bert, compresa la sua capacità di affrontare in sicurezza le ripide discese rendono l’impresa sostenibile.

Si chiede aiuto agli amici per un supporto sul percorso, la notizia circola a mezza voce a Crissolo dove Paolo trascorre, con la famiglia, il periodo di ferie. Da parte di molti c’è il desiderio di sostenere l’impresa in qualche modo: si trovano i “controllori” da dislocare sul percorso ed in vetta. Spuntano anche amici sponsor per coprire le sia pure ridotte spese e tutti insieme si spera nel bel tempo.

Si sceglie lunedì 29 agosto perché domenica 28 Crissolo ed il Monviso hanno celebrato la ricorrenza ufficiale del 150° anniversario della prima ascesa e sul Monviso è previsto traffico favorito anche da una giornata meteorologicamente spettacolare.
Il cielo è colorato dall’atteso azzurro alle 8,00 del lunedì. A salutare l’avvio dell’impresa Danilo Gaborin e Marco Badariotti, l’uno per il tempo e l’altro per il sostegno morale allo sguardo teso del protagonista.

Parte il cronometro ufficiale e Paolo in perfetta solitudine si avvia ad affrontare il Re di Pietra. L’abbigliamento è ridotto all’essenziale: scarpe, pantaloncini e la classica maglietta mezze maniche rossa con le insegne della Podistica Valle Infernotto. Niente zainetto, borracce e bastoncini a sostenerne il passo. Un cronometro si, per capire l’evolversi della situazione.
Sale come se fosse la consueta gara domenicale: pur senza avversari riesce a trovare il ritmo giusto. Transita al Rifugio Quintino Sella dopo 41 minuti esatti. Osservano il passaggio Enrico Bonansea ed Hervè Tranchero, quest’ultimo Guida alpina e storico gestore del rifugio.
Con rispetto Paolo lo aveva preavvertito del tentativo quasi chiedendo il permesso di potere realizzare un sogno. Permesso accordato: “a voi corridori questa montagna vi incista” gli disse il testimone vivente della storia recente del Monviso. Lui sa che l’alpinismo è anche competizione e che le passioni occorre gestirle ma non si possono sopprimere.

Alle ore 9,02 spunta al Colle delle Sagnette: è un punto molto rischioso per possibili scariche di pietre. Ad attenderlo ed assisterlo Luca Odetto, Paolo Perotti e Marco Curti. Un tratto meno verticale e poi su alla ricerca della parete sud. Il transito all’Andreotti avviene dopo 1 ora e 24 minuti circa dalla partenza. Ad incitare lo sforzo solitario anche alcuni alpinisti che, preavvisati da Hervè, cedono i passo all’uomo che insegue il suo sogno.

Imerio Pron è in vetta dopo una veloce salita non ostante la competizione dello “Stellina” della mattinata precedente. È lui il delegato dal cronometrista ufficiale per la verifica del passaggio in vetta. E’ dotato di orologio satellitare e radio. Ore 9 e 58 Paolo è in vetta: 1 ora 58 minuti e 03 secondi. Il record di sola salita resiste ma questa è tutt’altra storia.

Poco più di un minuto di sosta per la foto ufficiale e poi giù per un verticale incredibile: è qui che Paolo costruisce il capolavoro. L’altro Paolo, inteso come Perotti, lo osserva dal Passo delle Sagnette. Uno spettacolo la discesa agile e controllata laddove di norma ci si arrampica in cordata. Diciassette minuti dalla vetta al Bivacco Andreotti e poi via verso la scarica di pietre del Passo. Il transito al Quintino fa presagire il livello della prestazione. 2 ore e 41 il tempo di passaggio.

Al Pian del Re Danilo attende per ufficializzare l’impresa: il passaggio dell’atleta è segnalato al Lago Fiorenza e poco dopo la maglietta rossa appare sui tornanti che conducono alle sorgenti del Po. La corsa è ancora agile nel superare indenne le scivolose pietre che lastricano la dirittura finale. Giunge in solitudine accolto dall’applauso di una folla di 3 spettatori. Non applaude Danilo intento a dare ufficialità alla prestazione cronometrica finale: 3 ore 12 minuti e 42 secondi. Il tempo di discesa è ufficializzato in 1 ora 14 minuti e 39 secondi !!!

Cosa aggiungere: è un’impresa sportiva che non porta medaglie o ricchezza economica ma la vita si nutre anche di passioni e poi... c’è l’ammirazione della gente per il coraggio dimostrato più ancora che per il tempo impiegato. Forse un poco di invidia da parte di coloro che per salire il Monviso devono allenarsi un anno intero … Ma il piccolo uomo che sale il grande monte e la metafora dell’esistenza: la consapevolezza delle proprie possibilità, non uguali per tutti, e la tenacia nel volere raggiungere, con umiltà e sacrificio i propri obiettivi.
Il piccolo uomo che sale il grande monte sa che non lo “vince” ne lo “conquista”, semplicemente lo accarezza, lo rispetta e lo ringrazia per avergli permesso, in un giorno di fine agosto, di realizzare un sogno che durerà una vita.

Poi si riprende la vita di tutti i giorni: la Montagna rimarrà la a disposizione per altre “imprese” ed altri sognatori. Paolo tornerà al lavoro ed a regalarci altre vittorie nelle competizioni di montagna.
Carlo Degiovanni



mercoledì 13 maggio 2020

CORSE DELL’ALTRO SECOLO: BALME - TROFEO RIFUGIO GASTALDI NEL REGNO DI GIUSEPPE GENOTTI


Era un sabato pomeriggio pieno di sole quel 30 Luglio 1984. Sulla balconata del Rifugio Città di Ciriè al Pian della Mussa nelle alte Valli di Lanzo (Valle di Ala) mi godevo momenti di relax in attesa della fatica in programma per l’indomani: la partecipazione alla gara di Marcia Alpina Rifugio Città di Ciriè – Rifugio Gastaldi e ritorno. Circa 900 metri di dislivello da superare in 12 chilometri scarsi. Esclusivamente sentiero dal debutto leggermente in discesa per poi proseguire affrontando le difficoltà tecniche proposte dal tracciato.

Appariva lontano il Pian della Mussa dalla località di partenza ma c’erano gare alle quali non era possibile rinunciare per la cornice di leggenda che si portavano appresso. Ed allora avevo scelto di fare con comodo, salendo al Rifugio il giorno prima della competizione.

Eravamo solo in tre a goderci il pomeriggio di sole o meglio, eravamo in due, io e mia moglie, mentre il gestore della struttura, Antonio Balmamion il nome (Tom per gli amici), era indaffarato nell’interno. Qualche nebbia abitava i canaloni che scendevano dalle cime confinanti con la vicina Francia ma nulla di preoccupante per la stagione. Lo sguardo correva pigro sui sentieri della disfida quasi a volerne carpire i segreti per guadagnare qualche metro qua e là.

Una figura maschile rubò la scena all’indagine visiva
. Camminava a stento scendendo un canalone laterale a quello che portava al Rifugio Gastaldi e nel camminare faceva ampi gesti verso di noi. Ero in tenuta sportiva e presi a salire quel canalone per andare incontro al ragazzo che ora appariva immobile nella bassa vegetazione che rendeva difficile il cammino.

Quando lo raggiunsi vidi il suo viso teso tra i capelli bagnati dal sudore e dalla nebbiolina che avvolgeva la zona. “Il mio amico è caduto in un crepaccio al ghiacciaio del Collerin. Gli ho parlato, non ha traumi ma ha la corda con se e non mi è stato possibile aiutarlo. Mi ha detto di scendere al Gastaldi per chiedere aiuto ma mi sono perso in questa nebbia”. Non perse tempo, il ragazzo, e mi accolse con queste parole pregandomi di chiedere aiuto.  Scesi di corsa verso il rifugio e riferii al gestore quanto comunicatomi. A dire il vero rimasi stupito quando mi fu risposto che per allertare le squadre di soccorso occorreva attendere l’arrivo del ragazzo ancora impegnato a scendere il canalone.

Trascorsero circa 15 minuti prima che il ragazzo conferisse direttamente con il gestore, e subito dopo partirono le telefonate ai componenti della squadra di soccorso. Non era utilizzato, in Italia a quel tempo, l’elicottero per le operazioni di soccorso. Solo i francesi avevano in uso a tal fine l’allodola ovvero l’elicottero Alouette. In breve tempo la squadra di soccorso si radunò e partì per il recupero del ferito circa 1200 metri più a monte.

Intanto Antonio aveva provveduto ad avvisare la famiglia dell’infortunato che giunse in alta valle al crepuscolo della giornata. Cenammo senza appetito, quella sera, e appena dopo ci sedemmo sulla balconata praticando il silenzio consono all’ambiente ed alla situazione. Solo la radio si faceva sentire con qualche rado gracidio. Osservavamo la montagna noi cinque: seduti vicino a noi i genitori e poco discosto il gestore. Fu lui ad un certo punto, quando la notte aveva preso il sopravvento, ad avvicinarsi a me e sussurrarmi: “non si sono fatti sentire fino adesso, tempo il peggio”.  L’esperto Balmamion aveva intuito il giusto: passò un’altra interminabile ora e la radio richiese l’attenzione di tutti. Pronunciò parole amare, quella radio, comunicando di avere individuato la persona che risultava, però, imprigionata dal crepaccio che il freddo della sera aveva ristretto. Un sottile strato di ghiaccio ne ricopriva il capo.

Non ci fu bisogno di comunicarlo ai genitori che avevano appreso direttamente la notizia. Scese qualche lacrima sul volto del papà mentre lo sguardo della mamma appariva più rassegnato. La lunga attesa aveva consentito loro di prendere coscienza con la dura realtà. “Abbiamo già perso una figlia così” furono le prime parole che si sentirono nel silenzio che circondava il rifugio. La radio parlò ancora segnalando la difficoltà ad estrarre il corpo dalla morsa del ghiaccio e chiedendo istruzioni sul da farsi. Balmamion, barba lunga a segnalare saggezza ed esperienza montanara, si rivolse ai genitori interrogandoli, a sua volta, con un semplice sguardo. Fu il papà ancora a parlare: “non voglio che rischiate per portarmi il figlio morto. Preferisco rimanga lì sulle sue montagne, a vegliarlo ci saranno la Ciamarella e la Bessanese, le sue montagne preferite”.

Andai a dormire in attesa della gara del giorno successivo. Certo lo spirito non era quello giusto per partecipare alla 8° edizione di quella gara già frequentata nella prima edizione del 1977. In quella occasione vinse Marco Sclarandis. Il campione del Santiano Dante Baudenasca impiegò 49’57” relegando in seconda e terza posizione Marco Morello e Gabriele Barra. La cavourese Claudia Priotti fu la migliore tra le donne davanti all’atleta di casa Laura Bertino.

La gara si svolse per una decina di edizioni nel secolo scorso. Seguì una sospensione per essere ripresa su percorso di solo salita ma questo avvenne all’alba del secolo nuovo. Protagonista assoluto dei tempo antichi fu Giuseppe Genotti, invincibile atleta di valle dalle enormi potenzialità naturali. Carriera troppo breve per Giuseppe che dovette presto arrendersi per l’insorgere di problemi al suo possente fisico da montanaro. 

Nella edizione descritta fu della partita anche Livio Berta, primo recordman del Monviso, guida alpina e soccorritore di montagna. Giunse 13° al traguardo. Tocco a lui, con la squadra di Soccorso Alpino, calarsi in quel crepaccio l’anno successivo, testa in giù a lottare con il ghiaccio per recuperare e riconsegnare ai famigliari il corpo di Giuliano, Giuliano Accomazzi.

Non salii più al Rifugio Città di Ciriè per partecipare ad altre edizioni della gara di Marcia Alpina. Ci salii in solitaria invece una volta per andare a fare visita a quelle montagne. Mi accolse l’Uia di Ciamarella e dai suoi 3676 metri di quota il mio sguardo indagò a lungo l’allora ancora esistente ghiacciaio del Collerin…

Carlo Degiovanni



lunedì 11 maggio 2020

CORSE DELL’ALTRO SECOLO: CORSA ALPINA AL COLLE BIONE

Coazze più di ogni altra realtà ha dato forma rappresentativa della differenza tra la vecchia Marcia Alpina e la più recente Corsa in Montagna. Alla storica Marcia Alpina ai Picchi del Pagliaio, con partenza ed arrivo alla Borgata Cervelli ha fatto seguito la Corsa Alpina al Colle Bione che aveva il suo epicentro nel salotto buono di Coazze. Tanto tecnico e selvaggio il tracciato della prima quanto più “corribile” quanto proposto, all’esordio di settembre, dalla U.S. Coazze che alla manifestazione aveva dato i natali.

Quel “corribile” è un aggettivo quanto mai personalizzabile, si tratta pur sempre di salire e scendere per sentieri montani, ma è indubbio che la Corsa Alpina al Colle Bione rientrasse maggiormente nei canoni e regolamenti del nascente Comitato Regionale Corsa in Montagna in ambito Fidal. Circa 11 chilometri complessivi e 750 metri di dislivello con un brevissimo tratto di asfalto a caratterizzarne partenza ed arrivo.

La Fidal, quando le fu assegnata la gestione di questa disciplina sportiva, scelse di fare buon viso a cattiva sorte definendo che la specialità doveva essere utile a reperire atleti nelle vallate alpine, sovente sprovviste di impianti di atletica, da portare a praticare le specialità olimpiche ed in special moda maratona e siepi. Per questo nacque la definizione di “Corsa in Montagna” proprio per identificare percorsi più “corribili”. Gelindo Bordin e Severino Bernardini furono due primi splendidi esempi di questa scelta tecnica.

D’altra parte, la presenza in valle di Bartolomeo Aimar, macellaio in Torino, frequentatore assiduo di quelle montagne ma, soprattutto, dinamico componente del citato Comitato, non poteva che condurre la manifestazione coazzese fino agli scenari nazionali, cosa che avvenne nel 1990 con lo svolgimento del Campionato Italiano di Gran Fondo su percorso opportunamente adeguato: Km 21 e 1160 metri di dislivello positivo. Vincitore il forestale Davide Milesi nella categoria maschile. Non è possibile citare la categoria femminile perché la distanza in allora era interdetta alla partecipazione femminile dalle norme Fidal.

La prima edizione si tenne nel 1977 con la disputa del Trofeo Comm. Ferruccio Tessa che dello sport dei faticatori in montagna di quell’angolo del Piemonte fu filantropo e mecenate. Si deve a lui la realizzazione i loco di una delle più forti compagini di specialità guidate da atleti del calibro di Edo ed Elio Ruffino. La prima edizione vide il trionfo del “Fornese” Edo Ruffino bissando il successo nella seconda edizione pari merito con il fratello Elio in 53’55”. Nella terza edizione salì a Coazze il valdostano Donato Ducly che superò in volata lo stesso Edo Ruffino distaccandolo di 1 (un) decimo di secondo. Il miglior tempo sul tracciato “classico” risulta da assegnare al campione valsusino Franco Naitza che nel 1990 fermò il cronometro a 52’04”.

Un breve cenno allo schieramento di autorità atletiche che hanno frequentato, con successo, lo scenario della Corsa Alpina al Colle Bione: dai fratelli Ruffino a Donato Ducly, da Pierpaolo Fontan a Franco Naitza e poi ancora Gabriele Abate, Massimo Galliano, Paolo Bessone, Ivana Giordan, Mariangela Grosso, Gisella Bendotti.

Le vittorie di Gabriele Abate all’inizio del secolo nuovo archiviarono per alcuni anni la manifestazione che aveva esaurito la propria “spinta propulsiva”. La generazione dei Campioni della Marcia Alpina aveva raggiunto l’età della pensione agonistica ed anche l’Atletica Val Sangone, che era subentrata negli anni ‘90 all’U.S. Coazze, era in procinto di archiviare la propria storia.

Però…siccome le passioni non muoiono mai, specie quando hanno piantato solide radici, ecco che la Corsa Alpina al Colle Bione ha ripreso vita dopo anni di “vacanza” ad opera degli eredi della passione sportiva dei Commendatori Ferruccio Tessa ed Ezio Rosa Brusin e della competenza organizzativa dei “Des Amis” compagine sportiva che si è assunta l’onere di dare una casa ai nuovi campioni. L’esordio del nuovo corso è avvenuto domenica 19 Maggio 2019 ed è stato subito (ri) esordio tanto bagnato quanto fortunato. Se Paola Martoglio si è incaricata di dimostrare che in Valle il filone dei campioni, in questo caso delle campionesse, non si è esaurito, tra gli uomini l’eterno Paolo Bert è stato ancora imbattibile. Alle sue spalle, però, sono emersi gli eredi dei talentuosi campioni di Forno di Coazze: il collaudato Luca Vacchieri e Andrea Negro sulle cui gambe pesa una eredità tanto preziosa quanto impegnativa.

Carlo Degiovanni



domenica 10 maggio 2020

DOMENICA 10 MAGGIO 2020 SI E’ CORSO A BARGE!


MARIUS GADALEAN E GIULIA VIGNOLO SU TUTTI NELLA SCALATA AL MONTEBRACCO
 Oltre 200 i protagonisti di una giornata memorabile di sport.
Folla di camminatori, partiti dalla Trappa, ad applaudire i Campioni in vetta.

Evidentemente piace! Piace la gran fatica che richiedono i 7,5 km in sterrato puro che, superando 1000 metri di dislivello, collegano la “Piazzetta” del Comune di Barge alla Croce d’Envie situata sulla vetta più alta del Montebracco.

Il Castello (inferiore) dall’alto della rupe che lo sorregge ha sorriso al colorato affollarsi del luogo deputato alla partenza animato, fin dal primo mattino dalle fatiche preparatorie dell’organizzazione…e al bar del Chiosco intento a distribuire galeotte quanto voraci colazioni.

Salita che pare dolcemente ingannevole in avvio ma poi morde i garretti dei coraggiosi salitori fino al Km 2 dove l’ascesa torna a farsi ragionevole. Un chilometro persino in leggera discesa inganna i protagonisti che, dopo il transito all’interno della Trappa affrontano le erte finali che culminano là dove le Associazioni di Envie hanno allestito una nuova struttura ricettiva.

Attesa e pervenuta una mattinata di sole a premiare gli sforzi organizzativi tendenti (anche) alla promozione della Montagna di Leonardo ed in specifico della Trappa di Montebracco, splendido e storico luogo mistico che non disdegna, però, i piaceri del corpo presso la vicina locanda.

E’ piaciuta a 215 atleti superando di slancio il numero record di 147 partenti nella edizione 2012.
Folla, quindi, a colorare la domenica mattina di Barge ma solo per pochi minuti. Poi, alle 9,30 in punto, come recita il “regolamento” la competizione ha prodotto un lunghissimo serpente di maglie colorate e schiene curve che ha conteso la pace dei boschi ai caprioli tradizionalmente presenti nel “loro” regno.

E più di tutti è piaciuta a Marius Gadalean, atleta enviese con la maglia dei diavoli della Podistica Valle Infernotto, la società organizzatrice dell’evento! E’ salito autorevolmente e forse anche autoritariamente dettando un ritmo infernale fin dall’avvio. Il record di “tale” Bernard De Matteis (42.15 nel 2013 con la maglia dell’Esercito) è rimasto imbattuto ed anche lontano ma la prestazione di Marius è stata da manuale. Il suo crono si è fermato a 46.25, ben 1 minuto e 24 secondi davanti al protagonista vittorioso in mille altre battaglie sportive: quel Paolo Bert, altro “diavolo” di casa, che sta affinando la preparazione sulle lunghe distanze in vista della “100 miglia del Monviso” della quale da un po’ di tempo si vagheggia nelle segrete stanze del Parco del Monviso e del Comune di Saluzzo. Massimo Domenino crede nel miracolo che pare palesarsi dopo un avvio al fulmicotone che lascia di stucco il Re del Monviso ma la gloria è stata di breve durata: il passaggio alla Trappa ridimensiona le sue ambizioni e scivola nella terza posizione che condurrà fino al traguardo. Il crono gli assegnerà 49’15” utile per salire sull’ultimo posto disponibile del podio.

Al cardiopalmo la gara femminile con tre atlete giunte in 38 secondi al traguardo.
Anche qui sono lontani i tempi della record woman Romina Cavallera che vinse nel 2012 in 54.40”.
Giulia Vignolo ha presidiato la testa della corsa rosa con una salita da manuale. Qualche timidezza nel veloce avvio ma quando le pendenze sono divenute serie è emersa la sua testarda capacità di resistere alla fatica. Il suo passo deciso l’ha condotta in vetta in 1.01’04”, tempo utile a contenere il ritorno delle avversarie di giornata. La tanto esperta quanto giovane Monica Bruno Franco ha pagato 14 secondi di distacco relegando in terza posizione Stefania Ribotta cui non è servito conoscere a menadito i sentieri di casa. 1.01’42” il suo tempo finale.

Ad applaudire i vincitori oltre trecento camminatori che sono saliti, con partenza dalla Trappa ed a passo da escursione, per i quattro chilometri circa che dividono il luogo mistico dalla Croce di Envie. La splendida balconata che presidia la vetta è stata trasformata in una panoramica terrazza dove l’organizzazione ha provveduto a reintegrare gli sforzi dei partecipanti senza distinzione tra atleti e camminatori.

Il ritorno alla Trappa ha concluso la splendida mattinata con la premiazione dei vincitori Marius e Giulia…

Tornando alla realtà… oggi, domenica 10 maggio, la ASD Podistica Valle Infernotto avrebbe voluto fosse un giorno dedicato ad aiutare un amico. L’edizione 2020 della gara di Corsa in Montagna doveva essere l’occasione per fare sentire forte la vicinanza del mondo dello sport e dei tanti amici a Marius Gadalean, alla sua famiglia ed a Giulia Vignolo, la sua compagna.
Da più di due anni Marius sta facendo la sua gara per salire la vetta del Montebracco. La malattia lo ha costretto all’immobilismo ma la sua corsa non si è fermata. Non è tipo da arrendersi facilmente Marius e noi siamo qui a sostenerlo in attesa di vederlo tornare tra di noi. Un abbraccio alla mamma ed a Giulia che, con l’eroismo del quale sono capaci le donne, sostengono il suo percorso verso il traguardo.

Avremmo voluto…ma non è stato possibile. La manifestazione sportiva sarebbe stata anche l’occasione per raccogliere offerte utili a sostenere le cure cui necessita. Per questo la Podistica Valle Infernotto prova a rinviare la manifestazione a domenica 27 ottobre. Per oggi è importante fare sentire la vicinanza ed il sostegno di tutti alla corsa di Marius.

Carlo Degiovanni a nome dei “Diavoli” di ogni genere della Podistica Valle Infernotto


mercoledì 6 maggio 2020

CORSE DELL’ALTRO SECOLO: IL MONTE MUSINE’


LA MARCIA ALPINA DEI TORINESI

Si narra che il Monte Musinè, che si eleva tra i comuni di Caselette, Almese e Val della Torre, sia il luogo preferito da alieni ed altri extraterrestri per venire a fare visita al popolo umano. Di solito gli avvistamenti avvengono la sera dopo allegre tavolate tra amici non scevre dal buon vinello d’importazione giacché a quelle latitudini non è uso coltivare l’uva.

Però la leggenda nasconde una verità: Caselette fin dagli anni ’70 al debutto del mese di maggio era meta di extraterrestri nostrani che lì convenivano per dare l’avvio alla stagione della Marcia Alpina presenziando alla liturgia della gara al Monte Musinè. Giungevano da ogni angolo del Piemonte, della Valle d’Aosta tutti ma proprio tutti i grandi nomi e con loro centinaia di cittadini della vicina Torino. La piramide (vulcano?) del Musinè è quanto di più immediato ci sia in fatto di montagna alla metropoli e l’attrazione di salirla, ma soprattutto scenderla, di corsa rappresentava una sfida ai podisti refrattari a cricetare nelle noiose piste di atletica.

Pur non essendo questa la sede per fornire i dettagli tecnici relativi all’albo d’oro, peraltro reperibile dalle classifiche ufficiali del tempo sia pure scritte in prevalenza a mano, occorre rilevare che Felice Oria ebbe il “coraggio” di archiviare il viaggio andata e ritorno in poco più di 44 minuti alla testa di 144 estimatori della specialità nella edizione 1981 mentre la fondista Maria Long definì la pratica femminile aggiungendo a quello stratosferico tempo appena 16 minuti nella edizione del 1985. Non riuscirono neppure i “professionisti” della Forestale Roma Giovanni Mostachetti e Raimondo Balicco a fare meglio dell’atleta quasi di casa. Altri protagonisti negli anni Erminio Nicco, Edo Ruffino, Giuseppe Genotti, Bruno Poet, Franco Naitza, e Marco Olmo. Tra le marciatrici di montagna Maddalena Gozzano, Ivana Giordan, Lorella Frasson, Cinzia Usseglio. L’ufficialità delle classifiche assegnava ora 9 ora 7,5 km al percorso complessivo e, dato più certo, 770 metri di dislivello.

Il menù dell’avventura prevedeva circa 800 metri di asfalto in leggera salita in avvio prima di salire un vero e proprio calvario dotato di regolamentari stazioni alle quali gli atleti si guardavano bene dal sostare. La mulattiera di avvio metteva timore alla lunga coda colorata che baldanzosamente celebrava ancora qualche passo di corsa. Poi la fede veniva meno e rimaneva un ripido ed impervio sentiero a condurre a passo di marcia gli atleti verso la croce della vetta. Pochi alzavano lo sguardo al sacro simbolo intenti del trasformare la pesante marcia in dinamica corsetta in attesa del piatto forte del tracciato: la discesa su Caselette.

Sulla discesa della gara del Musinè circola un’altra leggenda che narra di atleti che nei giorni precedenti si recavano in perlustrazione sul posto per collocare appositi segnali nei punti deputati a tagli illegittimi della ripida serpentina che li portava verso il traguardo. E si perché un improvvido taglio non ben ponderato avrebbe condotto alla perdizione nel ricco sottobosco non sempre ospitale che separava i tornati legali. Gli atleti “trasgressori” erano riconoscibili all’arrivo per via delle ingiurie che i rovi avevano prodotto sulle loro gambe sanguinanti. Una discesa sogno ed incubo per i partecipanti a seconda della loro predisposizione per “le discese ardite”.

Non di rado la gara era accompagnata dalla pioggia primaverile di quando c’erano ancora le stagioni di una volta e ciò rendeva tutto più complicato in tempi nei quali non esistevano docce o ripari nel dopo gara. Un ciliegio, per la stagione fiorito, accoglieva i reduci nel cortile del bar dell’angolo dove la fatica, tanto breve quanto intensa, trovava pace.

Prendeva avvio, quindi con la “Marcia Alpina al Musinè”, la stagione agonistica che da tradizione si sarebbe conclusa al mese di settembre vuoi a Cumiana con i Tre Denti o vuoi ad Ivrea dove pari data si correva l’Ivrea Mombarone. Al vero i motori si scaldavano già qualche giorno prima e tassativamente il 1° maggio: Sempre il Musinè protagonista ma la formula era salita e discesa a cronometro a coppie con partenza ed arrivo alla Frazione Milanere di Almese. Approccio soft per testare le gambe dopo la preparazione invernale: una trentina di atleti, non di più, a prendere confidenza con i sentieri montani.

Il mito del Musinè si è interrotto a fine anni ’90 preda dell’evolversi della specialità che iniziava a richiedere lunghe distanze e dislivelli ma, soprattutto, tracciati meno “violenti”. Il nuovo secolo ha visto la rinascita della gara: stesso tracciato ma con partenza ed arrivo qualche centinaia di metri più su in una accogliente piazza senza il ciliegio fiorito anche perché il calendario senza fine della moderna Corsa in Montagna colloca l’epica prova ad autunno inoltrato. Ai miti del passato si sono succeduti gli extraterrestri moderni. Stessa fatica e stessa passione che vive grazie a coraggiosi organizzatori che continuano a mantenere in vita la Marcia Alpina dei torinesi.

Valsusa Team
con la benedizione della Uisp ha messo sul fuoco la 34° edizione per il 20 ottobre 2020. Nel secolo scorso un atleta locale frequentava le parti alte di questa epica corsa che affonda le radici nel 1973: Cesare Bonino. Per la 17° volta Caselette ricorderà questo concittadino forte in salita e strepitoso in discesa. La Corsa in Montagna non dimentica i propri campioni.

Carlo Degiovanni