Trail Degli Invincibili

Un bellissimo Trail attraverso luoghi spettacolari, insoliti, racchiusi da una cerchia di monti dove tra tutti emerge il Cornour, da questa parte quasi inaccessibile!

Il nuovo percorso

Un nuovo Trail in Val Pellice con partenza ed arrivo dal Laghetto Nais di Bobbio Pellice!

Un occasione per conoscere la nostra Valle

Il nostro "Trail degli Invincibili", oltre ad essere un importante momento di sport vuole essere un occasione per conoscere il territorio della Val Pellice, non solo per le sue bellezze paesaggistica ma soprattutto per la sua ricca storia e cultura.

domenica 18 settembre 2022

SONO PAOLO BERT E GIULIA OLIARO GLI “INVINCIBILI 2022”

 A Bobbio Pellice, domenica 18 settembre, lo Sport ha celebrato la Storia


Ai “Giganti” del Tor Valdostano Bobbio Pellice risponde con gli “Invincibili” con la 6° edizione dell’omonimo trail che celebra, oltre all’evento sportivo, la storia dei Resistenti Valdesi della fine del XVII° secolo.

La natura ha offerto una giornata spettacolare con la giusta temperatura per l’impresa sportiva ma l’organizzazione ha allestito un evento con i controfiocchi premiato dalla adesione di 118 atleti che, in tempi di bulimia organizzativa, sono tanta cosa.

Le borgate del Vallone di Subiasco, ad iniziare dal Meynet ed il Bessè, hanno fatto la loro parte accogliendo i protagonisti come solo i montanari sanno fare.


Paolo Bert
(Pod. Valle Infernotto / Scarpa) riprende la tradizione, interrotta nel 2021 dalla vittoria di Gianluca Ghiano, e firma la 5 vittoria su sei edizioni: 1.43’45” il tempo fatto registrare al termine dei 20 km contenenti 1300 metri di dislivello. Rimane saldamente in mano sua il miglior tempo maschile, quel 1.35’24” fatto registrare nella edizione 2018.  L’emergente Fabio Martinat (Pomaretto ’80) conferma il suo potenziale atletico con un lungo inseguimento che lo conduce alla seconda piazza con un distacco contenuto dal campione di Bricherasio (1.45’01”) mentre il Campione di casa, Claudio Garnier (S.D. Baudenasca) completa il podio maschile in 1.47’35”.


Sorprende, nella gara femminile, la 12° posizione assoluta della vincitrice che conferma i progressi di genere in questa specialità: Giulia Oliaro (Atletica Val Pellice) vince facile sul lotto delle concorrenti femminili con il tempo di 2.05’22. Raffaella Canino (RunCard 2.16’03”) occupa il secondo gradino del podio precedendo l’esperta Daniela Bonnet (S.C. Angrogna – 2.17’19”).

Graditissima la presenza di atleti delle lontane province di Alessandria (Biocorrendo Avis) e Verbanio-Cusio – Ossola (Bognanco) a premiare gli sforzi organizzativi della Polisportiva Bobbiese coadiuvata dall’Atletica Val Pellice.

Carlo Degio 



 La Classifica Generale 2022

I primi classificati M ed F

mercoledì 17 agosto 2022

BOBBIO PELLICE, DOMENICA 18 SETTEMBRE: IL RITORNO DEGLI “INVINCIBILI”

 ISCRIZIONI APERTE SU WWW.WEDOSPORT.NET


Dopo quattro edizioni “legali” ed una “clandestina” scalda i motori la 5° edizione del TRAIL DEGLI INVINCIBILI, la manifestazione sportiva di Corsa in Montagna nata con l’intento di fare conoscere la storia degli “Invincibili” Valdesi che quei sentieri percorsero, con altri obiettivi, alla fine del XVI°.

I valloni di Subiasco e Croello, già oggi tirati a lucido, saranno il palcoscenico per la recita dei migliori protagonisti della specialità. Mai come in questo caso si può toccare con mano quanto lo sport possa promuovere cultura ma anche il territorio: il Vallone degli Invincibili, fino a qualche anno fa conosciuto solo dai margari e dal “turismo religioso” ha visto nascere un Rifugio alpino, un bivacco ed un alpeggio divenuto sede di “Ospitalità Alpina”. Sono centinaia, oggi, le persone che salgono il sentiero che conduce a Barma d’Aout, il punto più in alto del tracciato di gara.

Sarà la Polisportiva Bobbiese, con il supporto dell’Atletica Val Pellice e della Podistica Valle Infernotto, ad allestire l’evento che avrà il Laghetto del Nais quale location di partenza ed arrivo intercalate da 20 km prevalentemente di sentieri conditi da circa 1300 metri di dislivello positivo ben distribuiti.

Domenica 18 settembre, quindi, quando le velleità agonistiche 2022 cercano le ultime occasioni per un risultato di prestigio dopo una stagione che ha visto il grande ritorno alle competizioni sportive in natura.

Come sana consuetudine del Trail degli Invincibili anche quest’anno sarà “prima il dovere e poi l’immancabile piacere” di un “terzo tempo” adeguato ai bisogni degli amanti delle Inutili Fatiche!

Carlo Degio

giovedì 30 giugno 2022

Maddalena Somà e Paolo Bert vincono il Vertical Invincibile Saraceno


Il mercoledì si corre in salita! Prosegue il circuito Dynafit Vertical Sunsets. 

Ieri i runner grimpeur hanno fatto tappa a Bobbio Pellice per il Vertical Invincibile Saraceno, penultima tappa del circuito. 

La corsa si è sviluppata dal centro di Bobbio Pellice sino alla borgata Serre di Sarsenà per 3,5 km con 570 metri di dislivello. 

Ci stiamo avvicinando alla conclusione delle 9 prove e alla proclamazione dei vincitori della classifica generale. 

Ieri il migliore è stato Paolo Bert (ASD Podistica Valle Infernotto) che ha concluso in 22'51", dietro di lui Lorenzo Becchio (Atletica Pinerolo) 23'17" e Angelo Direnzo (Li Viol Ousitan) in 23'40". 

Nessuna sorpresa invece a livello femminile, ma la conferma di Maddalena Somà (Atletica Roata Chiusani), è lei la regina delle salite del circuito. Possiamo già prevedere che sarà anche la vincitrice della classifica generale. Maddalena ha terminato all'11° posto assoluto in 25'23". 

Al secondo posto si piazza Giulia Oliaro (Atletica Valpellice) in 28'59", terzo piazza per Silvia Camusso (Vigonechecorre) in 29'05". 

La prossima e ultima tappa del Dynafit Vertical Sunsets sarà il 6 luglio a Cavour dove si disputerà il Crono Rocca XL

GALLERIA FOTOGRAFICA Wild Emotions

CLASSIFICA GENERALE 

Articolo tratto da https://www.biocorrendo.it/2022/06/maddalena-soma-e-paolo-bert-vincono-il.html


lunedì 30 maggio 2022

TORRE PELLICE: CASTLUS 2022 – 5° prova del Trofeo delle Valli

IL RITORNO DELL’INFINITO BERNY DEMATTEIS E LA CONFERMA DI SILVIA CAMUSSO.

La corsa ad inseguimento di Paolo Bert regala emozioni aggiuntive.

Mentre Zegama registrava, sotto l’inusuale sole basco, la vittoria di Kilian Journet i Burgada (quanto sono complicati gli spagnoli…) Santa Margherita di Torre Pellice celebrava, in una giornata dal sapore d’autunno, l’inatteso e graditissimo ritorno ai vertici di Berny Dematteis. L’accostamento delle gare può apparire sacrilego ma solo ed esclusivamente a coloro che non “sanno” della tecnicità delle pendenze del Castlus, in salita o in discesa che siano.

Basta scorrere l’elenco dei protagonisti che hanno messo la firma sulla competizione piemontese per rendersi conto che su quei sentieri è passato il meglio di quanto lo sport delle Inutili Fatiche sa produrre! Ad iniziare da Giovanni Mostachetti (Forestale Roma) che della Marcia Alpina del Castlus conserva il record (57’41”) fin dal 1975: cose dell’altro secolo!

Non una gara qualsiasi né tantomeno un moderno Trail: “solo” 10 km e 1.000 metri di dislivello ma una gara competitiva fino al midollo che troverebbe posto nel calendario delle più intriganti Sky Race, versione moderna e più altisonante delle vecchie Marce Alpine.

Record di partecipazione con 148 iscritti (120 maschili e 20 femminili) comprendenti 19 rinunciatari dell’ultimo momento causa condizioni atmosferiche non ottimali. Tra gli iscritti l’eterno campione Paolo Bert che ha pensato bene di dare spettacolo e trarre ulteriore motivazione dalla partenza ritardata di circa un minuto dal via ufficiale.

Tanti gli atleti (purtroppo) da ricordare ad iniziare dal Campione locale Renè Jallà. Al ricordo di Daniele Buffa è stato dedicato un premio speciale offerto dall’amico Dorino Gusmeroli da assegnare al miglior passaggio, maschile e femminile, all’apice della salita: Bernard Dematteis e Giulia Oliaro.

Il traguardo di Santa Margherita di Torre Pellice ha messo fine alle sofferenze agonistiche registrando, nella gara maschile, il ritorno trionfale di Bernard Dematteis (Sportification – 1.05’38). Paolo Bert (Pod. Valle Infernotto) risale il gruppo dopo il minuto di handicap iniziale e giunge a soli 20 secondi dal vincitore. Uno strepitoso Fabio Bonetto (Atl. Val Pellice) conferma il periodo d’oro della sua carriera agonistica e chiude in 1.08’32”.

Il confronto tra le 20 qualificate atlete presenti si è risolto a favore di Silvia Camusso (Vigonechecorre 1.22’41”) al termine di un lungo confronto con Giulia Oliaro (Atl. Val Pellice 1.25’23”). Battaglia sportiva testa a testa con Giulia che prevale in salita e Silvia che recupera il distacco nel traversone di vetta. Un leggero infortunio, poi, frena l’atleta torrese nella parte finale. Completa il podio la terza posizione di Enrica Scapin fermando il crono a 1.31’33”.

Tutto si conclude alle ore 12,45 con il termine del cerimoniale di premiazione ed il ritorno a casa dei protagonisti a cullare ricordi e progettare nuove imprese sportive. E anche oggi l’Ikea può attendere…

La classifica su www.wedosport.net e sulla pagina Facebook del G.A.S.M. di Torre Pellice.

Carlo Degio

venerdì 20 maggio 2022

L'Invincibile omaggio a Castlus

STORIA E STORIE DELLA BELLA SEA, DEL TIMIDO CASTLUS E DEL GELOSO E PERFIDO VANDALIN.  PERO’, CHE BELLA LA ROCCA!

Rimane il mistero insolubile più antico della storia dell’intero universo quello relativo a dove vivesse Dio prima della Creazione ma il quesito esula dalla finalità della storia che vogliamo raccontare. Abbandoniamo, quindi, ogni curiosità, speranza ed ambizione in tal senso e veniamo subito al “dunque” che è collocato al momento in cui Lui decise, per ragioni anch’esse misteriose, di procedere alla Creazione. Un trastullo? Un passatempo? Di certo non uno “scherzo da prete” in quanto quelli vennero dopo…molto dopo!

La logica, sempre che la logica facesse già parte del Creato, dice che per seconda cosa dovette creare i giorni, elemento indispensabile per poterne contare sei e fissare il settimo come riposo. Non pensiamo fosse importante già attribuirgli un nome, per quello ci sarebbe stato tempo più avanti nei secoli, ma il numero di essi si. Fu, questo, il secondo impegno creativo perché non sarebbe stato possibile creare i giorni senza avere deciso, precedentemente, la loro composizione fatta dell’alternarsi di luce e tenebre così come riportato nella “Genesi”.

Rinunciamo ad approfondire ulteriormente l’origine dell’universo e ci dedichiamo al racconto di eventi poco conosciuti ma che risalgono proprio a quei tempi.

“Come detto il tempo impiegato a creare l’universo intero fu di sei giorni, con le loro notti, ed il programma di lavoro prevedeva il riposo nel settimo: fu la notte tra il sesto ed il settimo che Dio si rese conto di essersi completamente scordato di attribuire un “genere” a tutto quanto il creato. Il problema era piuttosto serio in quanto in assenza di un qualche automatismo rigenerativo, in questo caso ri-creativo, avrebbe dovuto ripetere il miracolo della creazione al termine di ogni ciclo di vita.

Che fare allora? Nella sua immensa potenza decise di trasgredire quanto sarebbe stato scritto nei Sacri Testi e quel sabato mattina si mise al lavoro: ad ogni cosa sarebbe stata attribuita l’appartenenza ad un “genere”, dotato di adeguata attrezzatura, che chiamò Maschile o Femminile. Considerò e praticò anche qualche altra sfumatura che arricchisse il suo capolavoro per fare in modo che non fosse tutto così rigidamente bianco o nero: una zona “arcobaleno”, insomma. Con l’implementazione del sabato mattina si era garantito un automatismo che permetteva la continua riproduzione dei principali soggetti della sua creazione ed a sé stesso di svolgere, senza interruzioni ri-creative, il suo eccelso compito di guida spirituale in cielo, in terra ed in ogni luogo!

Nel corso del sabato il suo sguardo si pose sulla Valle Pellice e rimase folgorato da quanta bellezza fosse riuscito a distribuire in quell’angolo del Creato! Furono le asperità montane di fondo valle le prime a vedersi assegnata l’appartenenza di genere: ad una di esse, che il destino avrebbe in futuro chiamato Sea, decise di assegnare il genere femminile a causa dei suoi pendii sinuosi e gentili mentre più in su dominavano due asperità dall’aspetto più infido e selvaggio. Vandalin e Castlus sarebbero stati i loro nomi e con quell’aspetto, non avrebbero potuto che essere classificati come maschi!

La vita dell’universo iniziò a scorrere secondo le regole date fatta salva quella trasgressione avvenuta nel giardino dell’Eden per via di serpenti, mele e umani infidi.  La natura regnava in pace e l’armonia.

Fu in quel contesto post divino che si osservavano, a debita distanza, la Sea ed il Castlus. La vicinanza permetteva loro di scambiarsi qualche sguardo, qualche parola. A tradirli furono, però, i canti degli uccelli che abitavano le loro foreste: una colonna sonora celestiale che fece da sfondo al nascere dell’innamoramento della Sea nei confronti dell’austero dirimpettaio. Dapprima Castlus provò a resistere, dall’alto dei suoi 200 metri di superiorità ma poi il destino si fece carico di dimostrare la tenerezza del suo cuore pur ricoperto dalla dura roccia e un profondo sentimento d’amore avvolse quelle alture.

La relazione, con il tempo, si fece più profonda e con essa crebbe il desiderio di incontrarsi! Fu così che la Sea mosse timidamente i primi passi verso l’amato monte. O meglio, ci provò perché da molto più in alto il Vandalin si era reso conto che qualche cosa di intrigante stesse succedendo e, forse o sicuramente mosso da gelosia, inviava a più riprese ora masse d’acqua ora slavine di neve giù per i suoi canaloni che separavano i due promessi amanti.

I due si fecero più timorosi e prudenti temendo le ire del Vandalin che, avvantaggiato dalla sua posizione dominante, aveva modo di osservare e disturbare la tresca in atto finché una notte la dolce Sea, mossa dal sentimento e, forse, dal coraggio dell’incoscienza approfittò delle tenebre avviandosi verso l’amato.  I dirupi seminati dal Vandalin apparivano terrificanti nel buio della notte e più volte la Sea dovette tornare sui suoi passi alla ricerca del passaggio più agevole tra rocce, larici e qualche animale selvaggio (quelli addomesticati ancora non esistevano N.d.R.) che iniziava ad abitare quei luoghi inospitali.

Giunse ai piedi di Castlus quando albeggiava in una radura sotto un contrafforte roccioso che la nascondeva allo sguardo minaccioso di Vandalin. Il luogo aveva un nome grazioso quasi a sottolinearne il contrasto con l’asprezza che lo circondava. Si chiamava Giabaudin ed accoglieva, nei suoi prati, voraci branchi di caprioli. Fu ad uno di loro che la Sea affidò il compito di salire fino a Castlus per comunicargli, sottovoce, la sua presenza.

Castlus rimase colpito dall’intraprendenza dell’amata e gli mandò a dire di pazientare: lui era collocato sotto lo sguardo diretto di Vandalin e qualsiasi suo movimento avrebbe destato sospetti. Forse era meglio attendere la notte successiva e sarebbe sceso verso Giabaudin. Conosceva bene quei posti, Castlus e sapeva che vicino a Giabaudin c’era un anfratto, nello strapiombo delle rocce, che avrebbe potuto accogliere il loro incontro segreto al riparo da sguardi indiscreti: Bars ‘dla tajola si sarebbe chiamato in seguito per via di fatti che appartenevano alla insipienza che abita il genere umano ma questi eventi futuri non potevano essere a conoscenza di Castlus e della Sea.

Attesero pazientemente, ma con trepidazione, le tenebre della nuova notte. La Sea era ammirata da quanto Castlus sapeva offrirle in attesa dell’evento. Lo sguardo precipitava sulla Valle Pellice scorgendone ogni angolo. I monti che facevano da contorno quelli erano parte anche della sua visuale ma la pianura sottostante era una grande novità. Fu incuriosita da quel piccolo monte che sorgeva in mezzo alle radure pianeggianti e pensò che sarebbe stato bello chiamarla Rocca: che fortuna aveva Castlus ad abitare un simile luogo!

Il giorno passò e l’attesa stava per finire se non che…un Gracchio Alpino, nero come la pece aveva avuto modo di osservare i maneggi che stavano succedendo a Giabaudin. Lui abitava più in su e talvolta scendeva a quote più basse per cercare cibo rovistando nel sottobosco. Era in ottime relazioni con Vandalin per via del vento che soffiando lassù gli permetteva di giocare esibendosi in arditi voli gracchianti ed è per via di questi buoni rapporti che prese a salire fino ad avvisare il “gelosone” di quanto stava avvenendo ai suoi piedi!

Vandalin andò su tutte le furie. Le asperità di Castlus nascondevano al suo sguardo la presenza della Sea ed allora fece precipitare a valle un grande macigno che, giocando di sponda dopo salti e rotolamenti vari, raggiunse Giabaudin con l’intento di colpire la dolce amante di Castlus!  Per poco il macigno non centrò l’obiettivo: la Sea lo vide arrivare e riuscì a nascondersi nei boschi mentre il macigno si posò stanco a valle di una rada erbosa e lì vi rimase per i millenni futuri!

Lo spavento fu così forte che i due amanti decisero di rinviare prudentemente l’atteso incontro…almeno fino alla notte successiva.

Il giorno seguente la Sea trascorse il tempo ad esplorare i boschi che l’avevano protetta dalla furia di Vandalin e si imbatté in uno strano anfratto. Penetrava per decine di metri nel corpo della montagna quasi ad andarne a cercare il cuore. Esplorandolo ebbe una intuizione: quel luogo poteva diventare l’alcova per l’incontro bramato con Castlus! Il nero delatore Gracchio Alpino non avrebbe potuto vederli e così non sarebbero più stati alla mercé dei macigni nel caso in cui fossero stati scoperti ma protetti da quell’anfratto creato, forse, appositamente per favorire il loro incontro!

La Sea richiamò il capriolo latore del messaggio del giorno precedente e lo implorò di risalire dall’amato e riferirgli luogo ed ora del nuovo appuntamento.

Scesero nuovamente le ombre serali e questa volta Castlus poté scendere le sue asperità per incontrarsi con la Sea. Passò accanto al Bars che era ormai notte e pensò a quanto sarebbe stato poetico l’incontro sotto il cielo stellato non fosse stato che… ridiscese ancora qualche metro e vide quel macigno in equilibrio sulle rocce che delimitavano Giabaudin. Povera Sea: se ne fosse stata colpita non sarebbe sopravvissuta! E tutto questo per amor suo, lui che da maschio non aveva trovato il coraggio e l’intraprendenza della Sea!  Si guardò attorno sperso in quel luogo così dolce: osservò il cielo stellato e, nella notte di luna piena, scorse quel piccolo monte nella pianura…pensò anche lui che sarebbe stato bello chiamarlo Rocca! Si, suonava bene!

La sua attenzione venne attirata dall’abbaio del capriolo. Era lì ad attenderlo con l’incarico di condurlo all’alcova prescelta. La Sea lo attendeva trepidando all’ingresso dell’anfratto: dapprima si abbracciarono le ombre allungate dal chiarore lunare, poi l’abbraccio fu reale quando le montagne finalmente si incontrarono!

Penetrarono il buio totale della caverna, qualche riflesso di luna qua e là ne segnalava l’incerto cammino. Il gocciolare dell’acqua di mille sorgenti colorava l’alcova di suoni ancestrali ora veloci e sottili ora lenti e grevi risuonanti nel nido d’amore. Talvolta il muschio attutiva i suoni rendendoli delicati e leggeri. Un letto di foglie accolse gli amanti nella timidezza del debutto amoroso. Poi le effusioni presero il sopravvento e precipitarono nel tanto desiderato turbinio dei sensi.

E si fece giorno ed il giorno fu abitato dai selvatici intenti a pascolare. Nel cielo ripresero a volare dei corvidi. Fu il Gracchio Alpino a rendersi conto di quanto avvenuto notando tra i rami i due amanti uscire dall’anfratto. Il volo verticale fu veloce fino a raggiungere Vandalin per segnalargli l’affronto subito! L’ira che ne scaturì fu devastante: decine e decine di massi furono precipitati dall’alto con l’intento di colpire gli amanti. Rotolarono sempre più giù formando qua e là delle pietraie fino al fondovalle. Castlus e Sea riuscirono a sfuggire alla furia di Vandalin dividendosi e raggiungendo i loro luoghi di origine.

Vandalin non si dette pace per l’affronto subito e pensò di dividere per sempre i due amanti: dall’alto della sua mole fece scendere a valle altri più ripidi e pericolosi canali che dividessero i due monti per renderli inavvicinabili. Li cosparse di ghiaccio in inverno e di selvaggia vegetazione in estate così che per accedervi fosse necessario transitare davanti ai suoi occhi.

Fu da quei tempi che Castlus e Sea divennero immobili come montagne. Ancora oggi i loro sguardi si incrociano ripensando al giorno dell’incontro. A volte i camosci consegnano messaggi d’amore tra i due ma incontrarsi non è più stato possibile. Ripensano a Giabaudin, al Bars e alla inospitale ma sicura caverna divenuta alcova d’amore.  Guardano quel macigno rimasto immobile dove adesso c’è un casolare e le copiose pietraie che interrompono i boschi. Lo sguardo scende fino a quel piccolo monte che in effetti venne chiamato Rocca. Nostalgia? Tanta ma mitigata dalla soddisfazione di avere, anche se un solo giorno, unito le montagne. Meglio, molto meglio vivere di perenni ricordi che di perenni rimpianti!”

…ma le favole non possono finire così senza speranza per un futuro migliore! Ed allora…

Come in tutti i mali d’amore ci pensò il tempo a lenire i dolori e la rabbia di Vandalin. Ce ne volle molto di tempo, addirittura secoli interi ma un giorno il cuore tradito e deluso di Vandalin trovò la sua pace interiore. Guardò Castlus e la Sea e la tenerezza crebbe nel suo cuore. Oramai le montagne erano divise, irrimediabilmente divise ma…un sentiero avrebbe potuto unire i due monti. Il lavoro fu improbo causa l’asperità dei luoghi ma Vandalin riuscì a tracciare un passaggio che, se non poteva permettere nuovi incontri tra i due, poteva farli sentire più vicini. Affidò agli amanti delle corse sui monti il compito di percorrere quel sentiero e di trasportarne profumi e messaggi d’amore.

In fondo, cessata la rabbia, Vandalin si era accorto di quel grazioso piccolo monte laggiù, poco lontano. Talvolta la timidezza lo nascondeva dentro una coltre di nebbia come un amore sfuggente. E come tutti gli amori che fuggono sono vincenti la Rocca entrò nel cuore di Vandalin fino a farlo traboccare di emozioni: e cosa sarà mai la bella Sea?

  

Carlo Degiovanni (Nato e vissuto ai piedi della Rocca e, pro tempore, ospite dei piedi della Sea, del Vandalin e di Castlus)





 

 

 

 

 

 

giovedì 12 maggio 2022

Vertical Invincibile Saraceno: al via le iscrizioni

 Polisportiva Bobbiese sempre presente!!!  

Dopo il successo dell'edizione 2021 il nostro programma, in attesa del 7° Trail degli Invincibili (Bobbio Pellice 18 settembre 2022) riparte con il Vertical Invincibile Saraceno.

Storia o leggenda la presenza dei Saraceni in alta Valle Pellice? Alcuni toponimi e testimonianze dei borghi montani fanno propendere per la Storia (Sarsenà, Pertuzel, Cucuruc, Uciuire, Moumau, Barma dar Servagge) come pure alcuni cognomi (Salvay, Salvagiot, Morel) ma la sentenza ufficiale la lasciamo ai competenti sottraendolo a quelli come me appartenenti alla corrente filosofica del “Pressapochismo informato”. 

Il 29 giugno si andrà alla ricerca delle testimonianze con la cronoscalata che salirà dal Laghetto Nais di Bobbio Pellice alla borgata Sarsenà intesa come Serre Sarsenà (sinistra orografica della Valle Pellice). Il tracciato prenderà il via dal Tempio Veldese nel centro paese, renderà onore alla Stele di Sibaud e poi si inoltrerà sulla mulattiera che raggiunge il traguardo coprendo 570 metri di dislivello in 3,7 chilometri.

Iscrizioni su www.wedosport.net. Ritrovo presso Laghetto Nais a partire dalle ore 17,30 e partenza prevista alle ore 19,30 dal Tempio Valdese di Bobbio Pellice. Premiazione e cena finale al Laghetto Nais.
Organizzazione Polisportiva Bobbiese



lunedì 9 maggio 2022

CORSA IN MONTAGNA - MEMORIAL MAURINO – VILLAR DI BAGNOLO P.

PAOLO BERT FA 13 E SILVIA CAMUSSO CENTRA LA VITTORIA ALLA PRIMA ... la conquista del "TAMAGNUN"


Notoriamente a Bagnolo P.te ed in specifico in Frazione Villar piove solo quando fa brutto e oggi, domenica 8 maggio, il tempo non era dei migliori. Gli ingredienti per una grande giornata di sport c’erano tutti: quota cento (di iscritti) ampiamente superata con 122 presenze, una organizzazione impeccabile e la tradizionale esperienza del Gruppo Amici di Villar Bagnolo che con questa classicissima di Corsa in Montagna (33° edizione) ricorda l’amico scomparso Mauro Maurino. 

Solo la pioggia, insistente e persistente nel corso della gara, ha tentato di porre limiti all’apoteosi sportiva ma tutto si è risolto al meglio e l’evento sportivo ha preso il sopravvento.

122 atleti iscritti con una dozzina di defezioni dell’ultimo momento e tracciato parzialmente appesantito dal fango che ha aggiunto la richiesta di dosi di equilibrismo nella discesa verso il traguardo dopo avere morso i garretti ai partecipanti nell’ascesa al faro di Montoso. 

Il superamento della distanza di dieci chilometri per 780 metri di dislivello ha rappresentato il certificato di esistenza in vita degli appassionati delle inutili fatiche che con il Memorial Maurino hanno aggiunto punti e speranze nella classifica del Trofeo delle Valli e del Circuito Uisp Pinerun.

Protagonista maschile Paolo Bert (Pod. Valle Infernotto) che festeggia il ventennale del suo primo successo sullo stesso tracciato con la 13° vittoria facendo registrare il tempo di 53’52”. Nel suo carnet un p.b. di 49’21” quando correva l’anno 2006. Diego Ras (Atl. Pinerolo – 54’14”), reduce dal recente successo alla Ca’ Bianca di Cafasse paga dazio sul terreno più tecnico e tenta il recupero sul tratto corribile finale ma il gradino del podio (tamagnun) rimane il secondo sia pure a soli 22 secondi dal vincitore. Paolo Nota (Pomeretto ’80 – 54’32”) si conferma atleta dalle grandi potenzialità e non perde di tanto il contatto con i primi.

L’astro nascente (nella Corsa in Montagna) della Vigonechecorre Silvia Camusso si conferma padrona assoluta delle prove del Trofeo delle Valli e dopo i successi di Bricherasio (Manfre) e Prarostino (Liberazione) sale sul gradino più alto del podio (tamagnun) anche al Maurino con il tempo di 1.05’15”. Copione rispettato anche per la seconda posizione mantenuta autorevolmente da Giulia Oliaro (Atl. Valpellice – 1.06’34”). Terza classificata in assoluto nella gara femminile (e prima nella meno nobile “categoria”) è Marina Plavan (Atletica Valpellice – 1.14’04).


Classifica Memorial Maurino 2022

lunedì 14 marzo 2022

“Scusate il ritardo…finalmente dopo 2 anni la 1^ Edizione della Marcia delle Valli Valdesi”


APERTURA ISCRIZIONI lunedì 14 marzo ore 12,00

Si potrebbe partire da una battuta del poliedrico Presidente della Proloco di Prarostino Omar Riccardi: “Scusate il ritardo…” per spiegare la storia di una manifestazione sportiva, culturale, enogastronomica e culturale nata prima del Covid e che vede finalmente la luce dopo 2 anni che hanno segnato non solo il nostro paese, ma il mondo intero e la nostra esistenza.

Dietro a questo progetto nato nel 2018 per concretizzarsi nella primavera del 2019 vi è probabilmente tutta la caparbietà di una piccola Proloco di un piccolo paese all’inizio della Val Chisone che può contare su 1263 abitanti ma quasi 100 piccole borgate.

Si chiama “Marcia delle Valli Valdesi” e sarà un appuntamento non solo sportivo promosso dalla Proloco di Prarostino a cui hanno aderito fino ad ora altre 7 associazioni:

Asd Li Viol Ousitan, L’Untin, Balestrieri di Roccapiatta, Asd Sportiva Mente, Aib Prarostino, Escuriosando Trekking, AVFVS.

L’appuntamento è già fissato per domenica 5 giugno, con partenza e arrivo a Prarostino. Il percorso di 20 km con un dislivello positivo di 890 metri si svilupperà per l’80% su sentieri, prati o strade bianche transitando per il Colle della Vaccera un vero e proprio punto panoramico a 360° sulla pianura pinerolese e torinese e su gran parte dell’arco alpino.

“Tutto è nato dalla volontà di promuovere i sentieri manutenuti dalle associazioni del territorio, fare conoscere la cultura valdese che in queste valli è davvero di casa associando questi due aspetti a quello enogastronomico.”


“ Ci siamo ispirati ad altre iniziative promosse in Italia e in Piemonte che fanno riferimento alla European Francigena Marathon, riproducendo in versione più ridotta una marcia che avesse anch’essa valenza storica e culturale nella speranza che diventi un appuntamento fisso nell’agenda dei camminatori piemontesi e italiani e chissà forse un giorno anche internazionali.” 

Prarostino domenica 2 giugno sarà il centro organizzativo della manifestazione che attraverserà anche i Comuni di Angrogna, e San Germano.

Dopo il ritiro pettorali che avverrà a partire dalle ore 7 e la colazione offerta a tutti i partecipanti con caffè e brioche vi sarà la partenza alle ore 8,30.

Sono previsti ben 4 ristori lungo il percorso di 20 km alla portata davvero di tutti.

In questi ristori verranno serviti solo prodotti enogastronomici locali a km quasi 0 proprio per evidenziare l’aspetto territoriale che questa manifestazione vogliamo abbia fin dal suo esordio.

All’arrivo inoltre sarà offerto un pastaparty a tutti i partecipanti.

La camminata ovviamente essendo etichettata come manifestazione sportiva ludico motoria non avrà classifica, del resto si cammina e si camminerà per il puro piacere di conoscere un angolo della Val Chisone e della Val Pellice.

Verranno però premiati il Gruppo più numeroso e saranno estratti alcuni cesti di prodotti locali destinati ai più fortunati.

Nel 2019 all’apertura delle iscrizioni nelle prime settimane ricevemmo oltre 30 adesioni dalla provincia di Torino e dal resto del Piemonte, questa volta contiamo di raggiungere magari anche qualche camminatore oltre i confini regionali.

Le iscrizioni apriranno lunedì 14 marzo alle ore 12 sul sito www.wedosport.net e a partire da mercoledì 16 marzo anche presso i 15 punti vendita convenzionati con l’organizzazione della Marcia sparsi un po’ in tutta la zona del pinerolese e in Torino città.

La quota è di 20 euro per gli adulti e di 15 euro per i ragazzi fino a 15 anni, le iscrizioni termineranno il 2 giugno 2022 alle ore 24.oo oppure al raggiungimento di 500 iscritti.

L’iscrizione darà diritto a: Maglietta della manifestazione con logo, pettorale, assicurazione, colazione al mattino, 4 ristori con prodotti enogastronomici del luogo ( miele, formaggio, pane, frutta) un assaggio di vino  tipico del territorio, pastaparty all’arrivo. Utilizzo gratuito della navetta in caso di bisogno lungo il percorso.

La manifestazione sarà a impatto zero per l’ambiente con materiali ecosostenibili.

Il pettorale e il paccogara si potranno ritirare domenica 5 giugno a partire dalle ore 7,00 presso il Salone della Proloco a Prarostino.

Per informazioni: marciadellevallivaldesi@gmail.com

Cellulare 338/2396943

Facebook: Https://www.facebook.com/marciadellevallivaldesi

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venerdì 4 febbraio 2022

C’è una Rocca … a Cavour

 Una visita al Piccolo Monte tra Storia e Cultura.


In un piccolo paesino posto ai piedi di Sua Maestà il Monviso la natura aveva collocato una strana creatura. Ne collina e non ancora monte: semplicemente Rocca. Chissà come la chiamavano nei millenni andati… Da quando è sorto il paese sottostante è, però, divenuta: Rocca di Cavour.

Né un masso erratico e neppure il frutto di fantasiose leggende: semplicemente l’emergere della “vetta” di un monte dalla pianura alluvionale, forse…

Su quella stranezza geologica, alta circa 162 metri, è transitata la storia e la specie umana da quando è esistita soprattutto per l’importanza strategica delle alture nei tempi passati.

Secoli, o meglio millenni di storia hanno consegnato, ai contemporanei, un territorio sostanzialmente integro appena segnato dalla mano dell’uomo. Segno, quest’ultimo, del rispetto (e anche un po’ di orgoglio) che Cavour ha sempre avuto per la sua “stranezza naturale”.

La Rocca, per i Cavouresi, non è mai stata solo flora e fauna ma la sua esistenza si è intrecciata fortemente con la cultura, tradizione e storia locale.

È doveroso partire dai dati e fatti storicamente riconosciuti per una illustrazione completa della Rocca: per questo mi sono avvalso delle “schede” predisposte dal Dott. Dario Poggio, giornalista, scrittore e storico cavourese che ringrazio per la disponibilità.

La Fontana romana ai piedi della Rocca

Costruita nel 1829 dove esistevano in epoca romana dei bagni termali e forse un tempio dedicato alla dea Drusilla testimoniati dal ritrovamento in loco nel 1552 di una lapide della sacerdotessa Attia sorella di Caligola.

(conservata al museo di Archeologia di Torino ed una copia al museo Caburrum presso l'Abbazia di S. Maria).

L'acqua che sgorga dalla sorgente che alimenta la fontana avrebbe origini antichissime tanto da dare il primordiale nome Kab-UR (altura e sorgente) al paese in epoca celto-ligure.

Nel periodo Romano Cavour si chiamava Forum Vibii Caburrum ed assunse importanza essendo eletta a Municipium con la presenza di templi, bagni termali, mercato (Forum), luoghi funerari e strade lastricate.

Moltissimi reperti a testimonianza dell'epoca sono stati rinvenuti prevalentemente a sud della Rocca (sia in epoche passate che di recenti) sono custoditi nel museo Caburrum.

Pera d'la Pansa posta sul lato sud della Rocca

Primitivo e curioso manufatto collocabile all' età celtica (dal 1800 a.C. al 600 a.C.) ma potrebbe anche essere di un periodo molto anteriore.

Presumibile punto sacrale per antichi riti magici e propiziatori.

Simbologia della Dea della Fecondità in quanto ricorda una pancia tondeggiante con l'ombelico in evidenza.

Coppelle

Scoperte in diversi punti e versanti della Rocca.

Testimonianze dell'uomo preistorico rappresentate da fori circolari di pochi centimetri scavati nella roccia (generalmente in piano) in luoghi dominanti o panoramici catalogati dagli studiosi in diverse tipologie (per usi strumentali come ancoraggio di manufatti lignei o litici, contenitori di resina per la creazione di punti luminosi di riferimento geografici o sacrali e di preghiera...).

La datazione di questi manufatti è incerta le più antiche rinvenute in Italia vengono collocate nel periodo neolitico ma le più comuni si fanno risalire all'età del bronzo.

Balma d'la Grangia (ora la Grangia) collocata sul versante sud della Rocca.

Antica vasca (sec.XVII), servita da una tubazione interrata utilizzata per usi domestici della famiglia della vicina " Grangia" e per gli eventuali ospiti di passaggio cavouresi e forestieri a cui veniva offerto il vino della vicina vigna con pane e acciughe (primordiale agriturismo. In loco vi sono poi altre due vasche situate a monte della casa colonica che portavano l'acqua (sempre con tubazione interrata) ad un abbeveratoio in pietra per gli animali.

La vasca e stata intonacata e provvista di un troppo pieno con tubazione in elementi di argilla incastrati l'uno nell'altro. Nel restauro si sono evidenziate le caratteristiche originali del manufatto per conservarne memoria storica.

Il Castello della vetta della Rocca

Il paese di Cavour nel medioevo era circondato da alte mura e torri e sovrastato da un possente Castello sulla cima della Rocca di cui possiamo ancora ammirare i pochi resti.

Il castello fu eretto dai conti di Piossasco nel 1034, che stabilitisi in loco presero poi il nome di signori di Cavour. Dopo molte vicissitudini il castello passò agli Acaja, successivamente ai cugini Savoia ed in epoca più recente ai Benso.

Le guerre per il possesso del maniero segnarono profondamente la storia di Cavour.

Numerosi gli assedi in epoca medioevale ma i più tragici furono quelli dei secoli XVI e XVII.

Nel 1592 il generale francese Lesdiguieres assediò Cavour ed il castello prendendolo dopo un durissimo assedio e consentendo ai suoi soldati libertà di saccheggio e distruzione. Appena tre anni dopo il castello e Cavour vennero però riconquistate dal duca Carlo Emanuele di Savoia.

La croce posta sulla cima della Rocca ricorda ai posteri il glorioso avvenimento.

Nel 1638 un fulmine cadde sulla polveriera arrecando gravi danni strutturali ed uccidendo 150 persone.

L'evento più terribile avvenne nel 1690 quando i soldati francesi del generale Catinat assediarono Cavour, presero il castello e incendiarono il paese.

Moltissimi furono i cavouresi massacrati dalla soldataglia scatenata.

Degli oltre 600 difensori del castello si salvarono solo un capitano, 3 ufficiali e 24 soldati.

Alcuni resti ossei dei caduti riposano sotto il pilone / ossario dedicato alla Madonna sulla cima della Rocca.

Il Pilone Votivo sulla vetta

Sulla vetta della rocca vi è il grande pilone Votivo.

Al centro del pilone vi è la statua della Madonna Immacolata. Statua che i cavouresi il 18 settembre del 1955 vollero ivi collocare consacrando la Vergine loro Regina e protettrice.

Sotto la statua custodito da una grata in ferro vi è l'ossario dei caduti dell'assedio del Catinat del 1690.

La Torre di Bramafam

Eretta sulla seconda punta della Rocca a guardia e difesa del castello della Rocca di Cavour.

Nel 1592, dopo che fu conquistata dai soldati francesi ed ugonotti del Lesdiguieres nello spiazzo antistante furono sistemati dei pesanti cannoni (sollevati in loco con delle rudimentali gru di legno, per cui la punta prese poi il nome di " Roca Gruè “).

I francesi bersagliarono il castello con oltre 500 palle di cannone (sono ancora visibili alcuni dei loro dirompenti effetti sui ruderi del castello).

La Rocca di Cavour è molto di più del suo sia pure ricco patrimonio storico e culturale. È parte della vita dei cavouresi che sul Piccolo Grande Monte hanno vissuto. Oggi il territorio è Riserva Naturale e ben due Associazioni cavouresi si prendono cura di Lei. La tradizionale Pro Cavour e la recente associazione Vivi la Rocca vi attendono per farvi conoscere storie e leggende popolari legate a questa stranezza della quale i Cavouresi vanno molto orgogliosi.

Carlo Degiovanni

martedì 18 gennaio 2022

LA LUNGA RINCORSA DEGLI INVINCIBILI

A PIAN MUNE’ L’AVVIO DELLA STAGIONE DELLE “INUTILI FATICHE”


Il 18 settembre è la data da sottolineare nel calendario degli impegni sportivi di questo 2022. Domenica 18 settembre è la data individuata, dall’algebrico incrocio dei calendari dedicati, per lo svolgimento del Trail degli Invincibili giunto alla sua 7° edizione. Per arrivare all’appuntamento, però, il percorso sarà lungo e faticoso e passerà attraverso gli stretti sentieri di un calendario che, in barba alle difficoltà contingenti, è denso di conferme e novità.

RUNNING SUNSET SNOW A PIAN MUNE’ DI PAESANA:
tutto avrà inizio a quota 1500 sabato 5 febbraio. La neve, al momento, latita nella parte bassa grazie ad una Santa Bibiana esageratamente coerente. Appena più in su, però, il manto bianco farà da tappeto ai 130 atleti attesi ad affrontare gli 8 km comprensivi di 400 metri di dislivello al calare del sole. Le iscrizioni sono aperte sul portale www.wedosport.net.

PINERUN:
Dalla Uisp pinerolese arriva la più grande novità per il 2022: un Circuito che mette a fattore comune circa 40 gare nel territorio. Sarà un vero e proprio campionato locale che si dispiegherà durante tutto l’anno coinvolgendo Corse in Montagna, Trail, Corse su Strada e Non Competitive.

DYNAFIT VERTICAL SUNSETS:
L’originale circuito Uisp targato O. R., come d’altra parte il Pinerun, prenderà il via sul Monte San Giorgio di Piossasco il mercoledì 11 maggio per dispiegarsi, come tradizione, tutti i mercoledì sera fino all’atto finale sulla cavourese Rocca il 6 luglio. Nove le serate di brevi ma intense fatiche con la novità del Vertical della Panchina di Pinasca.

IL TROFEO DELLE VALLI:
Due anni di sospensione per cause facili da immaginare e l’avventura targata LazaRun riparte con l’obiettivo di riproporre le “Corse di una volta”: percorsi più contenuti e dislivelli adeguati per provare a guarire della imperversante Trailite dei tempi moderni. Anche qui una novità di rilievo che aprirà le danze il 3 aprile: il Sentiero del Manfre a Bricherasio.

TRE RIFUGI DA RECORD?
L’obiettivo è dichiarato e lautamente premiato, se raggiunto. Migliorare il record individuale maschile alla Tre Rifugi (2.02’14” – Claudio Galeazzi – 1991) e stabilire il miglior tempo femminile, sullo stesso tracciato, inferiore a 2.20’00”.  Sarà domenica 16 luglio con la location di partenza individuata al Rifugio Jervis. Record o non record sarà comunque una festa in onore della manifestazione sportiva da cui tutto ebbe origine.

LA 100 MIGLIA SE NE VA IN FRANCIA:
Terres Monviso è il marchio di origine che coordina le imprese sportive in terra saluzzese e dintorni. Saluzzo ambisce a diventare, nel 2024, Capitale Italiana della Cultura e lo sport non è solo fatica ma anche una componente importante della conoscenza de territorio. Dopo i dinieghi del 2021, nel 2022 (19 agosto) il lavoro diplomatico con i vicini Francesi ha dato i suoi frutti e la 100 Miglia (partenza ed arrivo a Saluzzo) transiterà attraverso il Buco di Viso per fare visita alla Reserve Naturelle di Ristolas. Il menù completo del Weekend saluzzese propone anche il Monviso Trail a Crissolo ed il Km verticale a Pontechianale. Appena un po’ più in là altri appuntamenti all’attenzione dei faticatori di lunga lena: la notturna Counis Aouta di Caraglio (9 – 10 luglio), il ritorno del Valle Varaita Trail (2 ottobre) e la novità, a tappe, dell’Occitan Trail in Valle Maira (6 – 9 ottobre).

Carlo Degio