Trail Degli Invincibili

Un bellissimo Trail attraverso luoghi spettacolari, insoliti, racchiusi da una cerchia di monti dove tra tutti emerge il Cornour, da questa parte quasi inaccessibile!

Il nuovo percorso

Un nuovo Trail in Val Pellice con partenza ed arrivo dal Laghetto Nais di Bobbio Pellice!

Un occasione per conoscere la nostra Valle

Il nostro "Trail degli Invincibili", oltre ad essere un importante momento di sport vuole essere un occasione per conoscere il territorio della Val Pellice, non solo per le sue bellezze paesaggistica ma soprattutto per la sua ricca storia e cultura.

mercoledì 11 gennaio 2017

Galleria degli Invincibili tra storia e sport: RENATO JALLA'

Lo “Scarpone Alpino” di Fenestrelle rappresentava, negli anni ’70, uno dei più prestigiosi Trofei a disposizione degli appassionati di Marcia Alpina.
Si trattava di una Staffetta organizzata dalla Associazione Nazionale Alpini ovviamente in versione locale. Il Forte di Fenestrelle, allora in totale abbandono e soggetto a ripetute depredazioni di reperti più o meno storici, assisteva in qualità di spettatore “non pagante” alla singolare tenzone che si sviluppava al suo decaduto cospetto.
Il primo frazionista prendeva il via dalle casermette, in allora militari, collocate in uscita da Fenestrelle direzione Sestriere. Salita oltremodo impegnativa di marcia come volevano le caratteristiche tecniche dei tempi. Circa tre km per raggiungere la strada dell’Assietta dove avveniva il cambio per la seconda frazione sostanzialmente pianeggiante che portava lo staffettista a diretto contatto con il vertice alto del Forte. Ultima frazione lungo un ripido sentiero che ritornava alle citate casermette.
Non esistevano Campionati in allora in una specialità sostanzialmente anarchica prima dell’avvento della Fidal ma la Corsa (non era ancora in auge l’appellativo di “manifestazione sportiva”) era ambita e frequentata dai migliori specialisti. 
Lo “Scarpone Alpino” ha rappresentato per Jallà Renato (in arte Renè) la celebrazione del Campione un po’ “naif” ma dalle grandi (ed in parte inespresse) potenzialità atletiche. Lui, scalatore eccelso, in compagnia del fratello Roby, di contro grande discesista, e di un terzo staffettista più adatto ai ritmi sulla strada il Trofeo fenestrellese lo ha conquistato più volte anche se non sono certo che faccia bella mostra di se nel “salotto buono” di casa.
Infatti, la riservatezza di questo atleta di Torre Pellice ha sovrastato addirittura i suoi successi nelle “leggende popolari” che celebrano i miti sportivi.
La scoperta dell’atleta “naif” avviene proprio negli anni ’70 quando il fratello maggiore gli spiega che a pochi passi da casa c’è una gara strana: si parte dal borgo di Santa Margherita di Torre Pellice e si sale al Castelluzzo per ridiscendere, via Sea, al punto di partenza. Una corsa vicino a casa che vede la presenza di atleti da tutta Italia: Mostachetti, Balicco ed altri “mostri sacri” professionisti nella specialità. Se arrivano da così lontano un motivo ci sarà ed allora perché non ci provi tu che sei di casa a Torre?
Renè non ha ne esperienza ne allenamento. Il lavoro contadino lo ha sempre assorbito totalmente. Ma a Santa Margherita c’è una Associazione che organizza anche quella manifestazione sportiva. Si chiama G.A. S.M. acronimo di Gruppo Amici di Santa Margherita ed è presieduta da Franco Ricca, grande appassionato di sport ed in special modo di Sci di fondo.
La sua prima partecipazione è frutto di grandi sofferenze soprattutto in discesa ma conclude in 4° posizione!!!
Il risultato lo spronò ad una personalissima tabella di allenamento: uno alla settimana con esclusione della stagione invernale dedicata al “riposo passivo”….potrà apparire incredibile ma la tabella produce i suoi effetti: rimangono le grandi prestazioni in salita (talento naturale) ma impara anche a gestire la discesa. Diventa, inconsapevolmente e suo malgrado, l’idolo sportivo del Gasm e del Borgo di Santa Margherita: la sua ritrosia a guidare viene superata con l’aiuto dei fratelli e degli amici che lo “trasportano” nelle gare fuori casa, mai troppo lontano, dove coglie prestigiosi successi.
Al casalingo Castelluzzo, dopo molti onorevoli piazzamenti, il successo arriva nella edizione del 1991 quando scese sotto il limite dell’ora nella classicissima dell’epopea della Marcia Alpina.
Non poteva mancare, Renè, al rito annuale della Tre Rifugi anche se ciò gli costava una variante alla sua “tabella” in quanto doveva incrementare un po’ la distanza percorsa. In coppia con il fratello Roby ha presidiato per anni la parte alta della classifica ma il meglio di se lo ha dato nella formula “singola”.
Nel 1991 conquistò la terza posizione assoluta (2.12’45”) dietro al recordman Claudio Galeazzi (2.02’14) ed al fortissimo Dario Viale (2.04’24”) e nel 1992 l’exploit: il tempo di 2.10.43 gli vale la vittoria e la consegna definitiva alla “Galleria degli Invincibili”.
Data la esplicita dimostrazione delle sue qualità sportive Renè è tornato al suo antico lavoro contadino ed alla sua vita un po’ “naif”. Il film “La Taglia” girato in valle in occasione delle 40 edizioni della Rifugi non poteva escluderlo dal ruolo di “qualificato opinionista” nel merito della celebrata manifestazione sportiva con una corposa intervista alla quale, fedele al suo stile riservato, ha laconicamente e semplicemente risposto: “Bene…..Molto bene”. 
Carlo Degiovanni

domenica 8 gennaio 2017

Galleria del futuri (?) "Invincibili" nello sport e non solo: FEDERICA COLLINO

A cosa saranno mai servite quelle fortificazioni a difesa di un podere agricolo è cosa che ancora sfugge ma così è. La Cascina Roncaglia di Bricherasio, situata agli albori della Val Pellice, è dotata di austeri torrioni a testimoniare che la vita agricola nei secoli passati non era certo esente da conflitti.
Edificato nel 1500 il “Podere fortificato” della Roncaglia ha conosciuto anche momenti di abbandono per tornare a nuova vita nel 1960 quando l’intero “maniero” venne acquistato dalla famiglia Bianciotto. Il rilancio dell’attività ha prodotto la nascita di due aziende specializzate nel campo della produzione agricola con annesso Bed & Breakfast: Serabial e Agrialpi. La collina bricherasiese è stata ridisegnata dalla sapienza contadina ripopolando le alture con ordinate file di piantagioni di kivi e ulivi (spettacolari!) che accompagnano i meli che disegnano la pianura sottostante. I frutti poi finiscono in sapienti lavorazioni a disposizione di tutti coloro che ambiscono a nutrirsi in modo sano.
La famiglia Bianciotto coltivava, insieme ai terreni agricoli, la passione per l’antica Marcia Alpina: Mario e Aldo Bianciotto ricorrono spesso nelle classifiche di specialità degli anni ’70 / ’90 con risultati di rilievo; era Carlo però a primeggiare tra i tre: era il più dotato in materia ma la sua vita è stata interrotta troppo presto.
L’antica passione sportiva della famiglia Bianciotto unita a quella attuale per la frutticultura, quella pulita del mondo “bio”, hanno prodotto, con la collaborazione dell’Atletica Val Pellice, lo scenario ideale per  la realizzazione, su quei terreni, di una spettacolare manifestazione sportiva che richiama centinaia di giovani da tutto il Piemonte: il Campionato Regionale di Corsa in Montagna per categorie giovanili. A sorvegliare su tutto la maestosità di Ulisse, uno stupendo (ed enorme) cane lupo che accoglie ogni anno i giovani ospiti di questo particolare “impianto sportivo”.
Il tripudio di colori che solo la primavera agreste sa regalare l’Atletica Valpellice l’ha sapientemente utilizzato come vetrina per mettere in mostra il “suo” settore giovanile; senza dubbio il più qualificato a livello regionale nella specialità della Corsa in Montagna.
Federica Collino rappresenta una delle migliori e più promettenti promesse della “Scuola Catalin”. Nata nel 1993 in una famiglia di sportivi ha seguito da subito la passione paterna (il papà, Mauro, stradista, montanaro e finanche maratoneta con personale di 2.57’) scaldando i motori nelle gare per categorie giovanili che fanno da contorno agli appuntamenti delle categorie Assolute. Le prime esperienze con il G.S. Agnelli e poi l’approdo nell’Atletica Val Pellice nel 2003, anno di esordio della Società nella attività giovanile organizzata.
Buone esperienze anche in altre discipline sportive, sopratutto in relazione alla attività scolastica, quali pallamano, pallavolo e nuoto ma le campestri e le discipline atletiche hanno prevalso nel momento delle scelte di indirizzo.
Nelle categorie giovanili Federica consolida la sua predisposizione per l’Atletica e consegue 15 titoli regionali nelle varie specialità: 5.000 e 10.000 su pista e strada ma è sui sentieri montani che fa prevalere le sue qualità agonistiche; Titoli regionali in staffetta, chilometro verticale, salita e discesa, trail corto e lunghe distanze rappresentano il certificato dell’avvenuta maturazione atletica ed il lasciapassare per l’esordio nelle categorie “Assolute”.
La sua attività si indirizza decisamente sui sentieri delle Corse in Montagna anche se non disdegna le discipline atletiche più “ortodosse”: Campionessa regionale 2015 sui 10.000 su pista ad Alessandria, 4° posto assoluto nella mezza maratona internazionale di Finale Ligure (1.27’00” il suo best).
Nella categoria Juniores conquista il 2° posto ai Campionati Italiani a Staffetta ad Arco di Trento poi passa nella categoria “Promesse” dimostrando di essere già qualcosa in più di quanto definirebbe la denominazione della categoria: a Colere, nella bergamasca Presolana, si afferma nella prova per il titolo italiano nella specialità chilometro verticale (2014) e l’anno successivo si ripete a Malonno. Sempre nella località camuna fa suo anche il titolo italiano sulle “Lunghe distanze” ovviamente sempre di Corsa in Montagna.
Anche al di fuori delle prove di Campionato conferma le sue grandi qualità: 4° posto al Lagoni Trail di Arona e 3° al Vertical Crazy Week del Sestriere ed anche a questo livello arrivano le prime affermazioni.  
A Baudensaca conquista la vittoria al Trail del Chisone nel 2014 e 2015, vince sulle asperità del Castelluzzo in versione Sentieri dei Camosci, la Corsa di primavera di Trana, il Trofeo città di Trino ed il Giro delle borgate di Mattie.
Con il 2016 arriva anche l’approdo alla categoria Seniores ed il passaggio, in prestito, alla prestigiosa società sportiva Vittorio Alfieri di Asti. La stagione si apre, purtroppo, con un grave infortunio nella pianeggiante “Mezza” di Saluzzo.
L’età è quella degli studi finalizzati a costruire un futuro anche nella vita extrasportiva: lei studia Medicina e gli impegni studenteschi determinano la necessità di una attività atletica ridotta. Ci sarà tempo per riprendere sapendo che le qualità ci sono per l’ingresso, a pieno titolo, nella Galleria degli Invincibili.
D’altra parte le sue ambizioni sono sempre state più “umane”: vivere lo sport in modo totalizzante con l’intera famiglia: papà, mamma, la promettente sorella Elisabetta ed i cuginetti sono tutti molto attivi e non solo come spettatori delle sue performance riuscendo a trasformare le faticose corse in occasioni di splendide scampagnate sportive.
Carlo Degiovanni

sabato 7 gennaio 2017

Trail dei Massi Erratici: correre tra le ere geologiche a due passi da Torino!

Il teatro della gara sarà infatti la collina morenica di Rivoli-Avigliana, formatasi in seguito al ritiro del ghiacciaio valsusino che ha lasciato i suoi depositi in un periodo compreso tra i 750mila  ed i 13 mila anni fa.
Tra questo materiale, trascinato anche per decine chilometri, i massi erratici costituiscono le “sentinelle di pietra” (titolo di bellissima mostra tenutasi nel 2010 al prestigioso Museo di Scienze Naturali di Torino) che saranno le testimoni degli sforzi degli atleti.
Da borgata Corbiglia di Villarbasse, dove siamo ospiti del bellissimo centro sportivo gestito dagli amici dell'Associazione Corbiglia Insieme si sale per pochi metri su asfalto e poi su strada e sentiero per raggiungere la Cresta Grande della collina, fino ad arrivare allo stagno Pessina.
Pochi metri su strada poderale, e poi di nuovo su sentiero. Siamo prossimi ad incrociare il primo masso, La Pera Grosa. Poi ancora boschi e sentiero e sulla sinistra, in mezzo ad un campo possiamo notare la sagoma della Pera Sgaroira su cui è possibile tornare bambini e farsi scivolare sul suo lato più dolce. Ma non abbiamo tempo per giocare, cuore, gambe e polmoni sono impegnati ad avanzare verso il territorio di Reano. Arriviamo dopo circa 6,5 Km ad incrociare la provinciale ed imbocchiamo il sentiero che ci permette di incrociare prima il Roc Bufi, poi su verso la Pera Luvera ed arrivare al Pian delle Masche. Ci aspetta l'ultimo strappo fino in cima al Moncuni 641 m. la “cima Coppi” della gara che sarà presidiato dagli amici degli AIB di Reano. Nel frattempo abbiamo passato il Roc dei Picapera e la Roca Parpaiola.
Scendiamo in fretta dal versante sud est della collina fino ad arrivare alla fontana del Moncuni per poi andare a prendere il sentiero a monte dell'abitato che ci porterà, con un ultima risalita su sentiero, poco sopra la Cappella della Madonna della Pietà dove sarà allestito un ristoro. Siamo ormai a due terzi della nostra fatica. Riattraversiamo la provinciale, costeggiamo le mura del Castello di Reano ed andiamo ad incrociare le ultime strade e sentieri della collina che digradano verso Villarbasse, toccando ancora un masso, il Roc dla Spina, generalmente ricoperto di vegetazione ma ben visibile in febbraio, stagione della nostra gara. Ancora qualche strada e sentiero dicese e risalite e siamo pronti per imboccare l'ultimo chilometro e scendere verso la frazione di Corbiglia dove ci aspetta il traguardo ed un meritato thè caldo.
David Piovano (Orcobee)

Il sito
Il tracciato

martedì 3 gennaio 2017

Galleria degli Invincibili tra storia e sport: EVA DEPETRIS

Scorrendo l’Albo d’Oro della Tre Rifugi si evince che la “svolta” avvenne nel 1980: in quell’anno fu ammessa, per la prima volta, a correre la massacrante Marcia Alpina della Val Pellice la categoria femminile.
Erano anni di lotta per l’emancipazione delle donne in tutti i campi, da quelli rilevanti della politica, dei diritti e della libertà fino allo sport ed anche l’Atletica fece i conti con la intraprendenza delle avanguardie femminili tradotte in femministe.
La nostra “piccola storia” ci racconta di Rita Marchisio (Roata Chiusani) che ebbe il coraggio (1982) di correre e addirittura vincere una maratona in quel di Osaka nonostante la freddezza della Federazione di Atletica Leggera rispetto alle potenzialità atletiche delle donne sulle lunghe distanze!
Ma l’ostacolo non stava solo nelle rigidità federali: anche la cosidetta Società Civile era culturalmente sulle stesse posizioni. Sarà stato un malposto spirito protettivo o la paura del confronto ma lo stesso Cai Uget Val Pellice vietava la partecipazione alla sua Tre Rifugi alle donne.
La “svolta” del 1980 fece segnare nella classifica ufficiale i nomi di Gozzano e Bianchetti della società sportiva Amici del Mombarone quale prima coppia femminile a vincere l’antica Marcia Alpina ma la realtà dei fatti fu diversa …molto diversa!!!
Fu il “coraggio della incoscienza” o, forse meglio, l’innato “spirito di contraddizione” a guidare il gesto sportivo e rivoluzionario di Eva Depetris che, in coppia con Ivana Giordan decise di “tramare contro il sistema” partecipando alla edizione 1979 ed aprendo, di fatto, le porte alla schiera di trailers femminili che oggi frequentano i sentieri di montagna sulle lunghe e lunghissime distanze con risultati di eccellenza.
Delle loro “gesta” non c’è traccia nei documenti sportivi sia perché la loro fu una partecipazione “contro le sacre regole” sia perché rifiutarono i riconoscimenti postumi dell’organizzazione che, vista la performance, si era tardivamente ricreduta sui sommi divieti.
Eva è donna di pianura ma dal suo “paese natio” (Campiglione) lo sguardo impatta giornalmente con le vicinissime montagne che inevitabilmente diventano attrattive.
L’arrampicata e le alte vette diventano pane quotidiano, o meglio, settimanale lavoro permettendo. Sulle montagne costruisce il suo futuro di vita e di passioni e tra queste non può mancare il richiamo per la Marcia Alpina: quello strano modo di andare per sentieri con il cronometro.
Per prepararsi inizia con la noiosissima strada salendo da Pinerolo a Prarostino e li conosce la fatica delle gare senza allenamento ma anche Alfiere Danna che la conduce alla corte di Carlo Bianciotto al Borgo Losano, società sportiva di nicchia della periferia pinerolese.
Qualche prova sui 1500, sui 3000 e nelle campestri: un po’ perché attratta dai possibili trionfi nella speciale classifica dei “bancari” ma soprattutto perché era pur sempre una occasione per qualche gita di piacere.
Come detto, però, la passione sta sui monti e l’Atletica più “nobile” rappresenta solo una piccola parentesi.
Sui sentieri di montagna la presenza femminile nelle competizioni è esigua: pochissime atlete sfidano i limiti culturali del tempo. Lei appartiene a questa sparuta ed agguerrita pattuglia e, dopo l’exploit del 1979 partecipa ufficialmente a 18 edizioni della Tre Rifugi. Ovviamente non c’è solo la Val Pellice nel suo curriculum sportivo ma il suo “successo” sta lì diviso, nel merito, con Ivana Giordan. 
Gli “Invincibili” in versione femminile hanno le radici anche in quel gesto!
Il sogno sportivo sarebbe stato correre la Tre Rifugi con la figlia Elisa ma lo “spirito di contraddizione” è tradizione famigliare e la “pargola” non manifesta lo stesso interesse e poi… qualche piccolo impedimento fisico la limita nelle sue passioni sportive ed allora rimane in campo negli importanti compiti di supporto organizzativo nelle funzioni di dirigente della Atletica Val Pellice che l’ha accolta fin dal 2002. E’ facile vederla sulla linea del traguardo delle manifestazioni allestite dalla sua società sportiva dove registra gli arrivi dei nuovi “competitor” con un applauso contenuto per i migliori ma anche un grande apprezzamento per “gli ultimi che servono a far si che esistano i primi ai quali vengono riconosciuti onori e premi”.
Carlo Degiovanni

Galleria degli Invincibili tra storia e sport: CARLO CHIARA

Si sostiene che attraverso massimo sei passaggi sia possibile mettere in relazione persone e/o cose.  Per avvicinare Carluccio Chiara (classe 1951) agli “Invincibili” vale a dire agli atleti di alto profilo che hanno onorato la Valpellice percorrendone i sentieri fin dall’antica Marcia Alpina e, conseguentemente, entrare a fare parte della specifica “galleria” è sufficiente leggere la classifica del Trofeo Mario Mantelli di Torre Pellice, gara nazionale e Campionato Regionale Piemontese.
L’anno preciso sfugge non essendo presente sulla classifica ufficiale ma il “timbro” dice ancora: Seggiovie Vandalino S.p.A. sinonimo degli anni ’80 del secolo scorso. In quella classifica appare al secondo posto la staffetta del New Team Varallo per merito di Michele Incampo, Innocente Bruno e, appunto, Carlo Chiara.
Ma c’è un altro fattore che collega Carluccio agli Invincibili: all’inizio degli anni ’80 la Fidal fece il suo ingresso nella Marcia Alpina e non dappertutto lo fece “in punta dei piedi”. Nella valle degli Invincibili furono lo sport Club Angrogna e la Tre Rifugi a pagarne le conseguenze finendo marginalizzati dai nuovi rigidi regolamenti. In Val Sesia Carlo Chiara fondò, all’interno del G.S Alpini Valsesia, lo Skyrunning Valsesia aderendo alla FSA proprio per mantenere in vita la vecchia e amata specialità!!!
Eccolo, dunque, il forte atleta valsesiano nella presentazione di Luisa Lana, addetta stampa del GSA Valsesia, che ne traccia (molto bene) il profilo:
La sua prima gara risale al 1973. Si fa prestare le scarpe da atletica, e si iscrive alla Varallo-Alagna. Una competizione, in Valsesia, e anche oltre, a quell'epoca e per gli anni in cui si disputò, molto molto sentita: più di mille i pettorali a formare quel colorato e vivace serpentone che, partito dalla varallese piazza Vittorio, transitando lungo tutti i paesi e avvicinandosi man mano sempre di più alle montagne, dopo 36 km e 600 arrivava ad Alagna. 
L'edizione del 1973 è, per Carluccio Chiara (con i colori de “Il Bersagliere” di Agnona, la sua prima squadra) l'esordio nella corsa. 
Non che la voglia di correre gli fosse venuta solo allora: nato a Borgosesia il 18 febbraio del 1951 ma di origine altovalsesiana (Val Gronda di Rassa), fin da piccolo non riesce a tenere i piedi fermi. Gioca a calcio ma si fa male parecchie volte: conoscendolo, c'è da credere che già a quei tempi non si risparmiasse e cercasse affondi, dribbling, smarcature e che quindi scivolate, ruzzoloni, planate al suolo fossero all'ordine del giorno. 
Consigliato dai genitori, cambia sport, comincia a praticare il judo. E lo fa per parecchi anni, fino al termine del servizio militare. Poi però la corsa chiama, sempre di più, a voce sempre più alta, reclama attenzione, e come si fa a ignorarla? 
Appunto l'esordio di cui si diceva all'inizio; poi il passaggio al GS Lanerie Agnona, nel 1979, e poi ancora il tesseramento per il New Team Varallo. 
Anni Ottanta, anni di gare regionali, di gare importanti: un esempio su tutti, la Scarpa d'Oro Vigevano alla quale, tanto per intenderci, partecipavano campioni come Sebastian Coe, il mezzofondista britannico due volte oro olimpico nei 1.500 metri. Quindi la convocazione a una gara internazionale, a Leffe, nel Bergamasco, a rappresentare il Piemonte: che bellezza!
Le prime vittorie, che poi vengono confermate dalle altre, sempre uniche, conquistate con orgoglio ma anche grande umiltà. Il nome di Carluccio Chiara è il primo che si legge su tanti ordini d'arrivo: dalle classiche biellesi − la Biella-Graglia, che conclude in 42'52'', la Biella-Piedicavallo, chiusa con un altro tempo eccezionale, 1h07'26'', la Biella-Oropa, in 44'02'', e ancora la faticosissima Graglia-Mombarone: ci mette 1h03'53'' − alla storica Varallo-Res, dove fa registrare 48'28'', un tempo record che rimarrà imbattuto per anni. 
Partecipa ai campionati italiani di corsa in montagna, la sua passione, quella che poi lo vedrà impegnato, più avanti e ancora oggi, come allenatore e “formatore” delle giovani leve: che, correndoci sopra, amino la montagna e sappiano esprimerle questo amore; che la rispettino, che l'ammirino e la conservino intatta. 
Tra una salita e l'altra, si concede però anche qualche “sgasata” in pista: memorabile, e senza neanche averlo preparato, quel cinquemila in 15 netti (in realtà sarebbero stati 14'59'', poi omologati dal giudice di gara come 15'... che rabbia!). 
Nel 1983 una lettera che un po' è sorpresa, un po' gioia, e che un po' lo fa riflettere. 
Sergio Pennacchioni, allenatore di Gelindo Bordin (campione olimpico a Seul 1988 nella maratona, il primo italiano a vincere questa specialità olimpica), lo invita a far parte della sua società, la GAAC Verona (più tardi PAF Verona). 
Sorpresa e gioia, logico, ma anche, in parte, esitazione: accettare vorrebbe dire allontanarsi spesso dalla Valsesia, non correre più con gli amici di sempre. Però, certo, la proposta lo affascina, potrebbe diventare un'esperienza importante. E Chiara accetta, vola a Verona, dove esercita la sua passione insieme a nuovi e forti atleti, che diventeranno nuovi e poi vecchi amici, indimenticabili. Partecipa a gare in tutt'Italia, conosce moltissime persone, si fa apprezzare; anni da non scordarsi mai, che gli regalano legami indissolubili: quella che pensava potesse risolversi in un'esperienza importante lo è, lo è davvero, dal punto di vista sportivo, atletico, umano, di crescita e arricchimento personali. 
Intanto a casa sua, la New Team chiude e fa convergere molti dei suoi iscritti nel nuovo GSA (Gruppo Sportivo Alpini) Valsesia. 
Carluccio Chiara torna: il richiamo delle montagne della sua valle si fa struggente, va ascoltato e soddisfatto. 
Il GSA Valsesia esiste ancora oggi (attualmente conta più di 90 tesserati, con una buonissima percentuale di donne). E ancora oggi Carluccio ne è l'anima. Vero, è giusto ricordare le sue gare, le sue vittorie, momenti straordinari che solo la corsa sa far provare: i Giri d'Italia dei Parchi, le decine di kilometri verticali, dalla Val d'Isere a Cervinia al Monte Viso, Canazei, Predazzo, le skyrace Zermat-Plateau Rosa-Cervinia, Canazei-Piz Boè e ritorno (12 km in salita e 11 in discesa). 
La sua passione per la corsa in montagna lo convince a creare, nel 2000 e all'interno del GSA, lo Skyrunning Valsesia, per quegli atleti che amano la versione un po' “estrema” di questa disciplina. 
Si diceva, giusto ricordare le sue gare e le sue vittorie. Ma anche, certamente meno visibile e che non si legge su classifiche e graduatorie però sinonimo del campione vero, umile, generoso, l'impegno di Carluccio Chiara nel trasmettere la passione per la corsa. Obiettivo che persegue organizzando competizioni (la prima, nel luglio del 1977, nell'amata Val Gronda) di cui cura tutti i particolari: dalla logistica al percorso ai servizi offerti agli atleti al monte premi. E crescendo le giovani promesse, alle quali insegna che correre è bello e che si vince qualche volta ma che qualche volta anche e forse di più si perde, che sono fondamentali il rispetto e la lealtà, e che correndo insieme chi più chi meno si farà anche fatica ma l'amicizia che prima nasce e poi si consolida ripaga del fiatone speso. 
Forse, probabilmente, anzi: di sicuro, Carluccio Chiara avrebbe potuto fare ancora di più, vincere di più, salire più in alto. E' sceso a patti con il suo cuore di atleta: quel che ho fatto per me, mi basta; voglio che altri sappiano cosa significa correre e quanto la corsa sia meravigliosa. 
Luisa Lana