mercoledì 22 aprile 2020

CORSE DELL’ALTRO SECOLO – COAZZE - PICCHI DEL PAGLIAIO

Bisognava risalire la Valle Sangone deviando su strade secondarie per raggiungere la piccola frazione Cervelli di Coazze che per un giorno diveniva la meta obbligatoria dei Campioni della Marcia Alpina.

Da quel pugno di case, dotate di locale ed efficiente trattoria, prendeva il via e vi faceva ritorno una delle più importanti, impegnative e frequentate gare della specialità. Dodici i km ed un dislivello che si aggirava sui canonici 1000 metri. Non erano misure tecniche eccelse ma l’asperità del tracciato l’ha assegnata alla categoria delle gare “monumento” al pari della Tre Rifugi, dello Chaberton o della più recente Tre Funivie. 

Ottanta metri taccagni di asfalto prima di incunearsi nello stretto sentiero, oggi si direbbe “single track”, che prima attraverso boschi, poi i prati degli alpeggi del Ciargiur ed infine le creste raggiungeva la base delle rocce finali dei Picchi del Pagliaio. Un timbro sul braccio a testimonianza del passaggio e via per la discesa che, dopo un breve anello, riprendeva in senso inverso lo stesso percorso. Terreno buono per atleti dai garretti buoni in salita e funamboli in discesa, meno per i cosiddetti “stradisti”.

Gara dall’antica tradizione con ben 21 edizioni con le radici nel 1970 quando la società sportiva Cuatto di Giaveno, costituita da appena due anni, decise di onorare e ricordare Alberto Cuatto e Pierluigi Terzago che sui Picchi del Pagliaio persero la vita il 14 luglio 1963. 

Sul palcoscenico dei Picchi sono saliti i campioni delle Valle Sangone ad iniziare dai fratelli Ruffino che alle meire del Ciargiur trascorrevano le stagioni dell’alpeggio. Attori protagonisti sono stati altri storici campioni delle società di valle quali Carlo Dalmasso, Mario Viretto, Sergio Guglielmino e Aldo Vercellino. A eccellere con la maglia dell’U.S. Coazze fu, però, uno “straniero”: Giuseppe Genotti. L’atleta canavesano è da considerarsi uno dei massimi esponenti della specialità, una forza della natura derivante (anche) dal suo mestiere di montanaro.

E poi c’erano gli atleti, diciamo di seconda fascia che, pur senza vantare ambizioni di vittoria, non volevano mancare all’appuntamento con la prestigiosa gara. La competizione tra di loro non era meno feroce di quella riservata ai “podisti”, intesi con questo termine coloro che ambivano a salire sul podio. Il dopo gara, trascorso rigorosamente a consumare il pasto vuoi sui prati o vuoi in trattoria in attesa di classifiche e premiazioni, era frequentato dalla narrazione di mille episodi talvolta ammantati di una aureola di leggenda. Tra questi uno è divenuto piuttosto famoso e riguardava gli atleti della Atletica Cavour:

PICCHI DEL PAGLIAIO – 18° EDIZIONE – CRONACA DI UN (MIS)FATTO 

L’Atletica Cavour sale in Val Sangone nell’estate del 1988. Fanno parte della compagine Benech Ivano, Claudio Sobrero, Guido Turaglio, Claudio Jordan, Goitre Luciano, Mosso Elio i fratelli (2) Degiovanni ma, soprattutto loro: Gianfranco Petitti, l’”anziano” del gruppo e Salvatore Gallo, medico in Cavour ed appassionato di “Imprese sportive”.

Ma veniamo al (mis)fatto: i nostri si avventurano in Valle destinazione la Borgata Cervelli da dove dovrebbe prendere il via la gara dei Picchi del Pagliaio. Una classica della Corsa in Montagna, una gara “dura”, una vera e propria perla per la collezione del Dottor Gallo.
Il meteo è decisamente avverso e dapprima Luciano Goitre, in funzione di navigatore e poco propenso a prendere parte alla gara, tenta intenzionalmente di condurre la comitiva verso l’Aquila di Giaveno poi desiste ed il Gruppo giunge finalmente a Borgata Cervelli ed è lì che succede qualche cosa che ha fatto molto arrabbiare in particolare Petitti il “Vecchio” e Gallo il “Dottore” al punto che decisero di rinunciare alla gara menomata delle sue esaltanti e sfidanti caratteristiche tecniche.

Il “fatto” è stato messo in musica prendendo a prestito le armonie della Gucciniana “Un vecchio e un bambino” ed adattandone il testo alla bisogna:



Un Vecchio e un Dottore un dì non lontano
Andarono insieme in Valle Sangone
La gara era dura, il tempo villano
Ma loro avevano una grande passione

Ai Picchi Pagliaio dovevano andare
E niente al mondo li poteva fermare
Neppure la strana sensazione di errore
Quand’erano in viaggio da due e più ore

E Gimmi rideva guardando lontano
“stamane li porto un po’ fuori mano”
Ma il vecchio esclamo con le mani nei capelli
Di qui non si va a Borgata Cervelli!!!

E giunsero infine nel luogo predetto 
Il cielo era nero, di un nero maledetto
Cadeva la pioggia, il tempo villano
Salire al Picchi era una gesto insano

Il Giudice Fidal sentenzia che adesso
Ai Picchi non si va ma si corre lo stesso
C’è un altro sentiero che è già collaudato
Si sale nel bosco e si scende nel prato


Il Dottore ristette, lo sguardo era triste 
i suoi occhi vedevano cose mai viste!
Il Vecchio adirato non sapeva che fare
“Clapier, i nostri soldi fatti ridare!”

I due passeggiavano e l’acqua cadeva
Il Dottore parlava e il Vecchio piangeva
“Ricordi lo Chaberton e la Tre Rifugi
Quelle si eran gare da fare senza indugi”

“Se avessi potuto, se mi avesser lasciato,
i Picchi Pagliaio li avrei fatti in un fiato
non c’era pietà per i tre Degiovanni
e Bocco o Sobrero non mi davano affanni”

Il Vecchio ascoltava con gran comprensione
Lo sfogo di chi si sentiva un Campione
Poi disse al Dottore, con voce tremante
“Mi piaccion le fiabe…raccontane altre…”

Carlo Degiovanni