Trail Degli Invincibili

Un bellissimo Trail attraverso luoghi spettacolari, insoliti, racchiusi da una cerchia di monti dove tra tutti emerge il Cornour, da questa parte quasi inaccessibile!

Il nuovo percorso

Un nuovo Trail in Val Pellice con partenza ed arrivo dal Laghetto Nais di Bobbio Pellice!

Un occasione per conoscere la nostra Valle

Il nostro "Trail degli Invincibili", oltre ad essere un importante momento di sport vuole essere un occasione per conoscere il territorio della Val Pellice, non solo per le sue bellezze paesaggistica ma soprattutto per la sua ricca storia e cultura.

mercoledì 22 aprile 2020

CORSE DELL’ALTRO SECOLO – COAZZE - PICCHI DEL PAGLIAIO

Bisognava risalire la Valle Sangone deviando su strade secondarie per raggiungere la piccola frazione Cervelli di Coazze che per un giorno diveniva la meta obbligatoria dei Campioni della Marcia Alpina.

Da quel pugno di case, dotate di locale ed efficiente trattoria, prendeva il via e vi faceva ritorno una delle più importanti, impegnative e frequentate gare della specialità. Dodici i km ed un dislivello che si aggirava sui canonici 1000 metri. Non erano misure tecniche eccelse ma l’asperità del tracciato l’ha assegnata alla categoria delle gare “monumento” al pari della Tre Rifugi, dello Chaberton o della più recente Tre Funivie. 

Ottanta metri taccagni di asfalto prima di incunearsi nello stretto sentiero, oggi si direbbe “single track”, che prima attraverso boschi, poi i prati degli alpeggi del Ciargiur ed infine le creste raggiungeva la base delle rocce finali dei Picchi del Pagliaio. Un timbro sul braccio a testimonianza del passaggio e via per la discesa che, dopo un breve anello, riprendeva in senso inverso lo stesso percorso. Terreno buono per atleti dai garretti buoni in salita e funamboli in discesa, meno per i cosiddetti “stradisti”.

Gara dall’antica tradizione con ben 21 edizioni con le radici nel 1970 quando la società sportiva Cuatto di Giaveno, costituita da appena due anni, decise di onorare e ricordare Alberto Cuatto e Pierluigi Terzago che sui Picchi del Pagliaio persero la vita il 14 luglio 1963. 

Sul palcoscenico dei Picchi sono saliti i campioni delle Valle Sangone ad iniziare dai fratelli Ruffino che alle meire del Ciargiur trascorrevano le stagioni dell’alpeggio. Attori protagonisti sono stati altri storici campioni delle società di valle quali Carlo Dalmasso, Mario Viretto, Sergio Guglielmino e Aldo Vercellino. A eccellere con la maglia dell’U.S. Coazze fu, però, uno “straniero”: Giuseppe Genotti. L’atleta canavesano è da considerarsi uno dei massimi esponenti della specialità, una forza della natura derivante (anche) dal suo mestiere di montanaro.

E poi c’erano gli atleti, diciamo di seconda fascia che, pur senza vantare ambizioni di vittoria, non volevano mancare all’appuntamento con la prestigiosa gara. La competizione tra di loro non era meno feroce di quella riservata ai “podisti”, intesi con questo termine coloro che ambivano a salire sul podio. Il dopo gara, trascorso rigorosamente a consumare il pasto vuoi sui prati o vuoi in trattoria in attesa di classifiche e premiazioni, era frequentato dalla narrazione di mille episodi talvolta ammantati di una aureola di leggenda. Tra questi uno è divenuto piuttosto famoso e riguardava gli atleti della Atletica Cavour:

PICCHI DEL PAGLIAIO – 18° EDIZIONE – CRONACA DI UN (MIS)FATTO 

L’Atletica Cavour sale in Val Sangone nell’estate del 1988. Fanno parte della compagine Benech Ivano, Claudio Sobrero, Guido Turaglio, Claudio Jordan, Goitre Luciano, Mosso Elio i fratelli (2) Degiovanni ma, soprattutto loro: Gianfranco Petitti, l’”anziano” del gruppo e Salvatore Gallo, medico in Cavour ed appassionato di “Imprese sportive”.

Ma veniamo al (mis)fatto: i nostri si avventurano in Valle destinazione la Borgata Cervelli da dove dovrebbe prendere il via la gara dei Picchi del Pagliaio. Una classica della Corsa in Montagna, una gara “dura”, una vera e propria perla per la collezione del Dottor Gallo.
Il meteo è decisamente avverso e dapprima Luciano Goitre, in funzione di navigatore e poco propenso a prendere parte alla gara, tenta intenzionalmente di condurre la comitiva verso l’Aquila di Giaveno poi desiste ed il Gruppo giunge finalmente a Borgata Cervelli ed è lì che succede qualche cosa che ha fatto molto arrabbiare in particolare Petitti il “Vecchio” e Gallo il “Dottore” al punto che decisero di rinunciare alla gara menomata delle sue esaltanti e sfidanti caratteristiche tecniche.

Il “fatto” è stato messo in musica prendendo a prestito le armonie della Gucciniana “Un vecchio e un bambino” ed adattandone il testo alla bisogna:



Un Vecchio e un Dottore un dì non lontano
Andarono insieme in Valle Sangone
La gara era dura, il tempo villano
Ma loro avevano una grande passione

Ai Picchi Pagliaio dovevano andare
E niente al mondo li poteva fermare
Neppure la strana sensazione di errore
Quand’erano in viaggio da due e più ore

E Gimmi rideva guardando lontano
“stamane li porto un po’ fuori mano”
Ma il vecchio esclamo con le mani nei capelli
Di qui non si va a Borgata Cervelli!!!

E giunsero infine nel luogo predetto 
Il cielo era nero, di un nero maledetto
Cadeva la pioggia, il tempo villano
Salire al Picchi era una gesto insano

Il Giudice Fidal sentenzia che adesso
Ai Picchi non si va ma si corre lo stesso
C’è un altro sentiero che è già collaudato
Si sale nel bosco e si scende nel prato


Il Dottore ristette, lo sguardo era triste 
i suoi occhi vedevano cose mai viste!
Il Vecchio adirato non sapeva che fare
“Clapier, i nostri soldi fatti ridare!”

I due passeggiavano e l’acqua cadeva
Il Dottore parlava e il Vecchio piangeva
“Ricordi lo Chaberton e la Tre Rifugi
Quelle si eran gare da fare senza indugi”

“Se avessi potuto, se mi avesser lasciato,
i Picchi Pagliaio li avrei fatti in un fiato
non c’era pietà per i tre Degiovanni
e Bocco o Sobrero non mi davano affanni”

Il Vecchio ascoltava con gran comprensione
Lo sfogo di chi si sentiva un Campione
Poi disse al Dottore, con voce tremante
“Mi piaccion le fiabe…raccontane altre…”

Carlo Degiovanni


sabato 18 aprile 2020

CORSE DELL’ALTRO SECOLO: LA CUMIANA – TRE DENTI


IL CAI, L’ATLETICA CUMIANA E L’ENFANT DU PAYS (in illo tempore) ALDO TURINETTO



L’avvistamento della caserma dei Carabinieri rappresentava la visione tanto attesa dopo un’ora e spiccioli di scivolosi equilibrismi. Non tanto per la sicurezza che trasmetteva la vista dell’insegna dell’Arma quanto per l’annuncio visivo che, sommato alla voce amplificata di Giorgio Mago, preannunciava la fine dell’attività di giornata ma anche, dell’intera stagione agonistica di quello sport che anticamente si chiamava “Marcia Alpina”.

Sotto l’accogliente e protettiva ala comunale si concludeva una singolare manifestazione sportiva: la TRE DENTI di Cumiana. La Tre Denti stava alla Marcia Alpina come il Trofeo Baracchi al ciclismo in epoche nelle quali le brume settembrine ricordavano agli agonisti che era giunto il tempo del recupero fisico con l’approssimarsi dell’autunno.

Appuntamento immancabile, quindi. La festa finale con un bicchiere di tè e l’attesa della premiazione sapientemente ingannata dallo speaker che distribuiva a mani basse, conditi da spassose ma riverenti battute, premi a sorteggio di varia foggia.

L’attesa sarebbe venuta a meno nelle ultime edizioni stante l’irruzione pionieristica dell’informatica, sia pure quella primogenita delle schede perforate, introdotta da Giorgio Mago, ma si stava così bene insieme a scambiarsi promesse di spettacolari rivincite da realizzare sicuramente…nella prossima edizione!

Singolare manifestazione per la formula tecnica poco praticata, ovvero a cronometro individuale, che consentiva di ingannare la fatica facendo continui calcoli su vantaggi e svantaggi basati sul numero di pettorale dei compagni di avventura incrociati sul terreno di battaglia. Anche il tracciato aveva un qualcosa di singolare: 15 km suddivisi in modo uguale tra salita e discesa faticando sulla stessa traccia che andava e tornava circa 1000 metri più in su. Quarantadue minuti circa a salire e una ventina a scendere per l’olimpo.
Il percorso aveva un che di ingannevole: i primi due chilometri e spiccioli, scorrevano via veloci su una lingua d’asfalto che rappresentava una bestemmia per i puristi della specialità. Su quel terreno i “velocisti della piana” celebravano, ahimè anzitempo, la loro apoteosi divorando decine di avversari agognanti la fine del calvario bituminoso. L’inizio del sentiero, poi, rendeva giustizia a questi ultimi costringendo i primi ad un gesto atletico poco consono (l’Albatro di Baudelaire può rendere l’idea) ad affrontare le asperità sempre maggiori del sentiero.

Lo spettacolo, però, era rimandato sul tratto finale che dal colle portava alla vetta Tre Denti. Terreno più di arrampicata che di marcia reso ancora più complicato dal via vai di atleti impegnati chi in salita e chi in discesa a confrontarsi con l’impietoso cronometro. Nonostante la presenza di una piccola cappella sulla vetta, cui si giungeva con l’aiuto di una corda e dell’assistenza della locale sezione del Cai, la leggenda narra di impietosi ed irripetibili epiteti rivolti a tutti i santi del cielo, talvolta ammantato dal plumbeo settembrino, da parte degli atleti alla loro prima incolpevole ed inconsapevole partecipazione!
La discesa, sovente confortata dalla pioggia autunnale in quel tempo ancora di moda, rappresentava il festival dell’equilibrismo con gli atleti impegnati a scivolare ora di piedi ed ora di terga cercando di limitare i danni abbracciando, qua e là, qualche pietoso ramo di castagno proteso nell’aiuto estremo. A volte si finiva direttamente sul tronco e ciò metteva fine alle ostilità!

La lingua finale di asfalto non influiva sull’esito finale della battaglia avendo esaurito tutti, corridori e marciatori, eventuali pretese specialistiche da fare valere. Si attendeva solo la “visione” dell’insegna della caserma dell’Arma e la voce tonante di Giorgio per ritrovare la pace con se stessi e la soddisfazione di avere concluso integri l’impresa sportiva.La TRE DENTI, opera prima del CAI Cumiana, ha vissuto dal 1970 fino a fine secolo. Il debutto era stata una semplice e goliarda sfida di amici indigeni per misurare il proprio grado di pazzia creativa e per sfuggire ai richiami di Flavio Motta, di professione parroco, che li attendeva per la messa domenicale.
La nascita di una società locale, l’Atletica Cumiana, sostenuta prima da Guido Canalis al debutto e poi dal Mobilificio Toscano, dalla Stilcar e infine da Franco Freni, trasformò la goliardia in uno dei più prestigiosi appuntamenti agonistici piemontesi e l’albo d’oro sta lì a dimostrarlo: atleti del calibro di Marco Treves, Felice Oria, Erminio Nicco, Edo ed Elio Ruffino, Carlo Dalmasso, Guido Turaglio, Gabriele Barra, Franco Naitza ed il recordman Mauro Brizio. Occorre dare anche il giusto riconoscimento alla qualificatissima schiera di protagoniste femminili quali Tiziana Semeraro, Mariangela Grosso, Lorella Frasson e poi ancora Claudia Priotti, Isabella Gatti, Maria Long e Ivana Giordan.
Appena dietro c’era l’enfant du pays, Aldo Turinetto, ottimo atleta di un tempo ed al momento attuale mio compagno di moderate sudate in barcollanti avventure di agonismo attempato. Nella edizione del 1975 fece il suo esordio su quei sentieri nell’incoscienza dei 15 anni. Però, se la cavò bene, nell’esordio: 37° a soli 15 minuti dall’esperto ed affermato Felice Oria! Chissà se un giorno riuscirà a trovare a chi indicare la strada per riproporre l’avventura…
Carlo Degiovanni

mercoledì 8 aprile 2020

ALLENARE LA CORSA IN MONTAGNA. L’EREDITA’ TECNICA DI RAIMONDO BALICCO


A NOVEMBRE SI POTRA’ RICOMINCIARE…SERIAMENTE.


Spero di fare cosa gradita, in questo momento di sospensione dell’attività agonistica, socializzare con voi uno “schema di allenamento” da utilizzare per la stagione agonistica 2021. Schema di allenamento non significa “tabella” che semmai potrà essere individualmente costruita utilizzando questo riferimento generale ed inserendo i vostri lavori specifici che non possono che essere individuali perché non siamo (siete) tutti uguali ed il carico di uno può non essere utile, o essere addirittura dannoso, per altri.

E’ frutto della esperienza indiscutibile di Raimondo Balicco che lo illustrò nel 1987 a Cavour nel corso del Convegno “Correre la Montagna” al quale partecipava con il ruolo di relatore tecnico. Un insegnamento che conservo prezioso regalatoci da una Persona cui la Corsa in Montagna deve molto, come atleta, allenatore e dirigente. Raimondo ci ha lasciati in questo maledetto mese di marzo. Attualmente era Sindaco di Mezzoldo, comune montano in Provincia di Bergamo.

Altre raccomandazioni in premessa:

  •       Mantenete sempre una componente ludica (divertimento) per essere in condizione di affrontare anche la parte più impegnativa. Se non c’è la componente del divertimento è meglio fare altro!
  •       Nelle varie fasi proposte ad esclusione della prima, ossia la preparazione invernale, realizzate dei cicli di 5 settimane delle quali 4 di “lavoro” ed una di “recupero” sia pure attivo. Tenete conto che l’allenamento più difficile da far fare ad un atleta che abbia mire agonistiche è il riposo e, conseguente, il recupero: è indispensabile quanto i carichi di lavoro! 
  •      Ascoltate il vostro fisico: valutate sempre, in corso d’opera, la sua risposta agli allenamenti. Con la maturità che dovrebbe essere propria di un atleta adulto procedete ad aumentare o ridurre i carichi di lavoro.
  •      Alternate sempre sedute di carico con sedute di scarico / recupero. Se interviene una malattia o un infortunio (brevi) non abbiate fretta di recuperare il tempo perduto. Ripartite da dove vi siete fermati con gradualità.
  •        Ancorché abbiate scelto di correre sui sentieri montani non trascurate la velocità di base che non deve mai mancare almeno una volta alla settimana!
  •         Questo schema è tarato per la pratica della “Corsa in Montagna” sulle distanze e dislivelli che caratterizzavano la specialità negli anni ‘70/’90 (dislivelli dai 300 agli 800 metri e tempi di gara attorno ai 60 minuti). Sappiamo tutti quanto sia cambiata e diversificata la specialità in questi ultimi decenni. Conseguentemente occorrono gli adattamenti utili alla specialità che avete scelto (Trail di lunghe distanze, Sky Race o Sky Marathon con percorsi particolarmente tecnici ecc…)
  •      Lo schema era pensato per dei “professionisti” ovvero gli atleti della Forestale Roma. Ovviamente va tarato, nella quantità dei giorni, alle vostre esigenze lavorative e famigliari. Un programma di allenamento, però, non può scendere sotto i tre appuntamenti settimanali (minimo sindacale).

Un programma di allenamento deve essere finalizzato ad un obiettivo. La distribuzione temporale (mesi di riferimento) del programma è finalizzata a raggiungere la “forma” nei mesi di Giugno / Settembre. Una volta si diceva che il massimo della forma può essere mantenuto per 2 / 3 mesi. Questo vuol dire che negli altri periodi occorrerà fare i conti con prestazioni “precarie”. Se pensate di volere andare forte da Gennaio a Dicembre lasciate perdere l’allenamento ed andate semplicemente a correre.

Se lavorate bene raggiungerete il massimo dei risultati che il vostro fisico vi permetterà. Non abbiamo tutti, per natura, gli stessi cavalli nel motore. Allenarsi bene per qualcuno vuole dire potere vincere e per altri…migliorarsi. E’ un limite che, volenti o nolenti, dobbiamo sapere accettare!

 IL PROGRAMMA

Nella Corsa in Montagna la preparazione annuale viene suddivisa in tre periodi principali: Invernale, Pre agonistico e agonistico.

PERIODO INVERNALE

NOVEMBRE – DICEMBRE:
-        Costruzione organica, esercizi di forza, elasticità, mobilità articolare, potenziamento degli arti inferiori, addominali, dorsali e glutei.
-        Resistenza aerobica partendo da 40 minuti fino a raggiungere 70/80 minuti per allenamento. Tecnica di corsa.
-        In questo periodo la resistenza aerobica viene eseguita su terreno pianeggiante, strada asfaltata e terreno da cross.

GENNAIO – FEBBRAIO:
-        Esercizi di richiamo di forza, elasticità e mobilità articolare. Potenziamento naturale all’aperto.
-        Prove ripetute (potenziamento) in salita massimo 70 metri.
-        Resistenza aerobica su percorso ondulato e/o pianeggiante fino a 80/90 minuti.
-        Potenza aerobica ripetizioni lunghe serie 8 x 1000 o 4/5 x 2000 con recupero di 2/4 minuti

PERIODO PREAGONISTICO

MARZO – APRILE:
-        Esercizi di richiamo di forza, elasticità ecc…
-        Resistenza aerobica e lattacida. Serie di 400 mt in piano
-        Esercizi di agilità e destrezza fra ostacoli, slalom fra piante o altro per abituarsi alla discesa.
-        Adattamento alle salite ed ale discese percorrendo percorsi di montagna una volta la settimana a dislivello crescente.
-        Gare di Cross

PERIODO AGONISTICO

MAGGIO:
-        Brevi esercizi di richiamo forza, elasticità ecc…
-        Resistenza aerobica 70/80 minuti.
-        Potenza aerobica serie ripetute 1000 – 2000 mt.
-        Prove adattamento corsa in salita e discesa con incremento dislivelli
-        Gare preparatorie di adattamento

GIUGNO – LUGLIO – AGOSTO – SETTEMBRE – OTTOBRE:
Mantenimento della forma con esercizi di richiamo sia della resistenza che della potenza aerobica
Schema di allenamento nel periodo agonistico:
Lunedì – Fondo lento su terreno morbido per assorbire la fatica della gara (60/90 minuti)
Martedì – Fondo medio 30 minuti, ripetute 8 x 1000 o 4 x 2000 con recupero di 2/4 minuti. Defaticamento.
Mercoledì – Allenamento su percorso di montagna.
Giovedì – Fondo lungo 70/80 minuti con cambi di ritmo e brevi allunghi finali.
Venerdì – Corsa leggera in progressione per 30 minuti con allunghi finali.
Sabato – Corsa leggera su terreno soffice per 30 / 40 minuti in scioltezza
Domenica – Competizione.

Spero, con questo, di avervi dato un’idea di carattere generale per l’impostazione della preparazione agonistica finalizzata alla stagione 2021.

Per quest’anno spero, ma al momento è solo una speranza, si possa arrivare a praticare anche la sola corsa sui sentieri: provate a percorrere, a passo lento, i tracciati delle vostre gare e osservate quanto di bello vi ha fatto perdere l’ossessione del cronometro! Se così sarà l’anno non sarà sprecato!

Carlo Degiovanni


 





lunedì 6 aprile 2020

SCUSATE, MI SI E’ SPENTA LA VOCE!

ANNO 2020: ADDIO ALLE GARE MA NON ALLE CORSE E ALLE CAMMINATE: PESSIMISMO O REALISMO?
                                                      LIBERE RIFLESSIONI SUL TEMA
Un chiarimento è d’obbligo, in premessa. Le gare sono appuntamenti sportivi che prevedono una struttura organizzativa e la presenza di un numero di atleti che gli organizzatori auspicano il più alto possibile.

La corsa è un gesto biodinamico che prevede un attimo di sospensione contemporanea di entrambi i piedi da terra e la camminata non prevede neppure questo obbligo. Sia la corsa che la camminata possono (anche) essere fatte in solitudine o in limitata compagnia.

Chiarito il quadro di riferimento qual è il senso di questo scritto? Provare a discutere liberamente sulle reali prospettive di ripresa dell’attività agonistica. Personalmente mi sto convincendo che per il 2020 il discorso “Gare” sia sostanzialmente chiuso. Molte le manifestazioni già annullate e molte ancora legate al filo della speranza, quasi del miracolo che faccia in modo nel breve che… “E’ stato solo un brutto sogno”! Ed in questo caso la precarietà è democratica perché interessa sia le gare di Paese che le grandi manifestazioni internazionali.

Se ciò dovesse verificarsi credo che Federazione ed Enti debbano anche fare una seria riflessione su costi di riaffiliazione e tessere per il 2021 ma non è ancora il momento di affrontare questo tema.
Veniamo al dunque: provo ad esporre in termini sintetici le mie perplessità alle quali potrete aggiungere le vostre o sottrarne alcune delle mie:

1 – Non so, e non è solo un mio limite, quando sarà passata l’emergenza ma so, e di questo penso siate tutti convinti, che la ripresa dello sport, specie dilettantistico sia pure “no stadia”, non sarà tra le priorità della ripresa della vita “normale”.

2 – Quando potremo, in quanto atleti, circolare “liberamente” tra Regione e Regione e tra Stato e Stato?

3 – Dove si potranno trovare le risorse economiche per allestire le gare. Le grandi aziende stanno ritirando le proprie disponibilità ed ai piccoli commercianti e/o partite iva sarà opportuno non chiedere nulla avendo ben altri problemi da affrontare. Si toccherà con mano che le quote di iscrizione richieste, da taluni giudicate eccessive, non permettono da sole l’allestimento di mezza gara.

4 – Quanti sono gli atleti che, con questi chiari di luna, sono disposti a preiscrizioni a manifestazioni precarie?

5– Quale sarà lo staff medico e infermieristico (obbligatorio) disponibile a supportare la sicurezza sanitaria in gara? Penso che se e quando sarà “passata la nottata” altre saranno le priorità.

6 – Siamo sicuri che il volontariato organizzato (Soccorso Alpino, Protezione Civile ecc.) e quello non strutturato non ci richiedano una pausa per potersi dedicare a emergenze più importanti o al giusto riposo dopo questo infinito periodo di stress operativo?

7 – Cosa ci risponderà il servizio 118 quando gli chiederemo (obbligatorio) la disponibilità al preallarme per eventuali esigenze derivanti da infortuni in gara?

8 – Quale sarà il Sindaco che concederà le necessarie autorizzazioni e quale piano di sicurezza richiederà, anche in presenza di gare a cronometro che qualcuno (secondo me, sbagliando) giudicherebbe più gestibili?

9 – Immagino che la semplice certificazione medico – agonistica non sarà ritenuta sufficiente, almeno nel corso dell’anno. Dovremo fare tutti i tamponi pre-gara?

10 -  ed ultimo punto di questo limitato rosario: gli Organizzatori sanno bene che allestire una manifestazione presuppone tempi che variano dai 2 mesi all’anno per tutte le incombenze da espletare, burocratiche e pratiche. Per le manifestazioni di settembre – ottobre siamo già fuori tempo massimo.

Come detto l’elenco potrebbe non essere esaustivo ma, come tutti i comuni mortali, potrei sbagliarmi. Se così sarà il 2020 sarà un anno senza gare sperando che possa almeno lasciarci la consolazione di praticare la corsa o la camminata, queste ultime indispensabili per mantenere viva la nostra passione.
Una considerazione Post Scriptum: ho avuto modo di sentire parecchi colleghi “Organizzatori” o meglio “Pluri organizzatori”; c’è rammarico ma anche la presa d’atto che, forse, un anno di pausa fa bene anche a noi (loro). Un anno a scoprire altre passioni sempre accantonate per mantenere in piedi la “baracca”.
Carlo Degiovanni

domenica 5 aprile 2020

Kilian Jornet, Path to Everest


A causa dell’attuale emergenza sanitaria le principali piattaforme televisive hanno deciso di offrire anche agli appassionati di montagna molti film e documentari interessanti. Per questo anche noi abbiamo pensato di fornire qualche consiglio a tutti gli amici che, anche se chiusi in casa, non vogliono smettere di sognare ...
Da piccolo Kilian Jornet, il più grande corridore di montagna di sempre, scrisse una lista di tutte le gare che voleva vincere e montagne che sognava di scalare. Nel 2017 ha cancellato l'ultima cima di quella lista, completando una storica doppia salita dell'Everest, in solitaria, senza ossigeno. È stato il culmine del suo progetto "Summits of My Life", che durante cinque anni lo ha portato in tutto il mondo. Un ritratto che rivela le sue paure e contraddizioni, e celebra il desiderio di affrontare nuove sfide.