venerdì 13 gennaio 2017

Galleria degli Invincibili tra storia e sport: PAOLO CODA

Elisa Goss, di professione maestrina, giunse dalla lontana Val Pellice in compagnia della madre in un borgo alpino del biellese in fondo alla Valle Cervo. Era l’anno 1888 ed il paesino, allora abitato da 1200 persone si chiamava, e si chiama, ancorché ridotto nel numero di abitanti, Piedicavallo.
Perché mai una maestrina, peraltro valdese, proveniente dalla “Valle degli Invincibili” è finita colà?
Diciamo che i montanari, costretti all’emigrazione oltreconfine, ebbero modo di conoscere e studiare culture diverse in Svizzera, Francia, Germania ed altre realtà dove era maggioritaria la Chiesa riformata e protestante.
Inoltre la realtà locale sentiva forte la spinta laicista e la necessità di aprire una scuola laica laddove era presente solo quella cattolica confessionale gestita dalle suore. Le elezioni comunali, d’altra parte, avevano visto il prevalere del Partito Rosso (inteso come Mazziniano più che Marxista) sul Partito Nero clericale. La scuola laica vide la sua nascita nel 1888.
Dopo un periodo nel quale furono necessarie due maestre la scuola laica sopravvisse, però, solo fino al 1911 complice lo spopolamento della valle. 
La presenza nel comune di Andorno di una comunità valdese guidata dal Pastore Revel fu l’elemento propulsivo, invece, per la costruzione di un Tempio valdese (1895) tutt’ora luogo di ritrovo della comunità valdese locale e centro di numerose iniziative culturali.(Anna Piovesan – Biellaclub – Il Tempio valdese di Piedicavallo). 
Piedicavallo e la Valle d’Andorno sono vicini a Pollone, la Patria di Paolo Coda, oriundo/indigeno (in un voluto ossimoro) a seconda di come lo si vuole vedere. E si perché Paolo ha molti legami con la Val Pellice: dalle passeggiate al Prà ed alla Vaccera seguendo idealmente i racconti di nonno Ermanno, tenente colonnello dell’artiglieria alpina e di nonna Teresina, entrambi di Torre Pellice, alla raccolta, o perlomeno ricerca, dei funghi in Val d’Angrogna.
Sono state proprio le passeggiate in Val Pellice insieme alle “corse” per guadagnare il posto migliore per la pesca nei laghetti alpini a costituire i primi inconsapevoli allenamenti per la corsa in montagna!
La passione sportiva prende corpo a 16 anni quando viene a conoscenza che in Valle Elvo è in programma una corsa piuttosto strana: si sale da Donato al Rifugio Pian Bres. Quattrocento metri di dislivello in quattro km. Per la testa ha solo il calcio (la Biellese era in auge in quei tempi) considerato più un’opportunità di costruire amicizie che ricerca di risultati….
La strana corsa gli fa conoscere il mondo dello sport della montagna e lo saluta terzo al traguardo.
L’U.S. Sordevolese diventa la sua casa e con quella maglia disputa alcune gare minori.
Nella vicina Gaglianico Alberto Capio costruisce una squadra per competere ai Campionati Italiani di specialità e Paolo diventa l’investimento più importante: è ancora Juniores ed in quella categoria conquista la seconda posizione sia al Campionato Italiano che al Trofeo Valli d’Italia di Zogno.
Nella categoria Assoluta Paolo passa al GSA Valsesia ed in compagnia di Carlo Chiara e Oscar Walser ottiene la vittoria al Campionato Regionale di Staffetta.
Due anni di esperienza nella valdostana Challand e poi nell’Amatori Sport di Serravalle. Con i colori della società valsesiana conquista (1991) il titolo regionale individuale assoluto e di   Gran Fondo.
A casa sua, poi, nasce il G.S.A. Pollone ed il ritorno è d’obbligo: il suo contributo alla conquista del titolo regionale a squadre è determinante.
Più del giovanile “calcio” la corsa in montagna si rivela importante dal punto di vista agonistico ma soprattutto come “supporto di vita” utile a superare, in simbiosi con la natura, momenti di difficoltà non solo sportivi.
D’altra parte il “popolo degli Invincibili” è popolo vero, capace di creare rapporti umani profondi e sani che vanno al di là del confronto agonistico.
Paolo ci tiene molto a questo aspetto ed elenca alcuni dei suoi “maestri”: Dario Viale, Carlo Chiara, Dino Fontana, Marco Morello, Carlo Dalmasso, Bruno Brunod, Ettore Champetravy, Marco Olmo, Bruno Innocente insieme alla schiera di atleti incontrati ed apprezzati sui sentieri alpini. Poi un pensiero particolare va a Mauro Fogu, Leo Follis, Mattia Raiteri ed a Guido Turaglio, il suo personalissimo “Pantheon” sportivo.
A fronte di quanto sopra il freddo elenco dei successi, o meglio dei principali successi, appare quasi secondario ma assolutamente di prestigio:
vince 10 (dieci) edizioni della Graglia – Mombarone realizzando nel 1993 il record tutt’ora imbattuto di 1.03’03”, per ben 7 volte si presenta a braccia alzate nella Oropa – Monte Camino, 3 nella Varallo – Res ( con record strappato a Giorgio Chiampo che durerà per una decina d’anni , poi battuto da Dematteis), 4 alla Piedicavallo – Rifugio Rivetti (con record in 47’52”), 1 alla Ivrea – Mombarone come alla  Saint Vincent – Colle di Joux e con la maglia della rappresentativa piemontese vince nel 1992 il Trofeo delle Regioni a Lauria in provincia di Potenza e la gara individuale Senior. .
Dal “palmares” di uno scalatore non poteva mancare l’ascesa ai Piani di Tavagnasco incidendo il suo nome in un Albo che definirlo d’Oro risulta essere inaccettabile diminutivo.
Il secondo posto al Km verticale di Cervinia nel ’98 ed il 10° alla pari specialità di Cervinia negli Sky Games del 2000 confermano il suo altissimo livello soprattutto nei percorsi di salita.
Non c’è solo Italia nel già fornito elenco trionfale di Paolo Coda: 
Nel 1990 si cimenta su strada nella Corrida di San Sebastian Ibiza e giunge 2°, la svizzera Zermatt gli consegna la 4° posizione assoluta nella Matterhornlauf nel 1995. Ai piedi del Monte Bianco in versione francese conquista la 4° posizione a La Montèe du Nid D’Aigle ed è ancora in terra svizzera il suo 2° posto a Fully nella salita a Sorniot.
Negli anni 2000 prendono piede anche le corse su neve e a Serre Chevallier nel 2003 coglie il successo nella “Guisanette”. Nel più lungo (27 Km.)  Trail di Serre Chevalier ottiene la 5° posizione.
Nella Valle degli Invincibili il nome di Paolo Coda appare nella classifica della 8° edizione del “Lu vir d’la Cumba d’la Liussa” anno 1986. La gara di Daniele Catalin in quella edizione è gara nazionale e partecipa il Gotha della Corsa in Montagna. Vince Alfonso Valicella campione del mondo di specialità e Paolo chiude in 11° posizione.
Nella vicina Cavour, in una gara davvero singolare denominata “Trittico della Rocca” evidenzia le sue qualità di stradista – scalatore giungendo 2° alle spalle di Maurizio Gemetto dopo tre giorni di “inseguimento” con l’inusuale “metodo Gundersen”.
Un grande rammarico per lui: non aver mai partecipato alla Tre Rifugi.
L’edizione 2017 (17 luglio) o la partecipazione al Trail degli Invincibili di domenica 1 ottobre potrebbe dargli l’occasione per rimediare percorrendo in senso inverso la strada tracciata dalla maestrina valdese Elisa Goss nell’oramai lontano 1888 e di mamma Rosemma trasferitasi a Biella per frequentare la scuola di Infermiera professionale nel 1949.
In alternativa rimane solo la ricerca dei funghi che popolano (talvolta) i dirupi dell’eretico vallone Bobbiese.
Carlo Degiovanni